Paesi emergenti in tensione: crolla la lira turca, meeting di emergenza per la banca centrale

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Continua il difficile momento della valute dei paesi emergenti: dopo l'esplosione della crisi argentina di cui abbiamo parlato domenica (e che comunque non dovrebbe avere effetti importanti sull'economia globale a causa del cordone sanitario steso attorno a Buenos Aires, da tempo parìa sui mercati) a guidare i timori è un paese relativamente più importante, ovvero la Turchia.

  

La banca centrale di Ankara ha infatti reso noto che a mezzanotte terrà una riunione straordinaria che sicuramente interesserà la debacle della lira turca: la valuta è nell'occhio del ciclone non solo a causa dei tormenti tipici dei Paesi emergenti relativi al tapering, il piano di assottigliamento degli acquisti da parte della banca centrale statunitense, cui la Turchia appare uno dei Paesi più esposti, ma anche e forse soprattutto per via dell'instabilità politica creata allo scandalo corruzione scoppiato lo scorso dicembre e che ha messo in dubbio l'effettiva capacità del governo del premier Recep Tayyip Erdogan di governare la crisi economica turca.

Recentemente l'istituto che decide la politica monetaria della Turchia aveva deciso di non intervenire con un rialzo dei tassi di interesse per sostenere la lira, sorprendendo così gli analisti che si attendevano una manovra più ortodossa. La decisione era giunta probabilmente per via di pressioni da parte dell'esecutivo di Ankara che non vede di buon occhio un rialzo dei tassi che potrebbe deprimere ulteriormente la crescita turca ed essere dunque troppo impopolare a ridosso delle elezioni locali di marzo.

La banca centrale aveva invece deciso di intervenire direttamente nel mercato valutario per la prima volta dopo due anni nel tentativo di tenere a galla la lira. L'intervento non sembra essere troppo riuscito, visto che la lira ha toccato un minimo record a 2,32 per dollaro, nonostante munizioni da 3 miliardi di dollari. Peccato però che una simile mossa comporta l'utilizzo di riserve valutarie che per la Turchia sono storicamente molto preziose.

Il mancato movimento dell'asticella ha scatenato un deciso sell-off sui mercati poiché il rialzo dei tassi viene visto dalla maggioranza degli analisti come inevitabile ed anzi allo Stato sarà necessario un intervento ancora più aggressivo per placare le vendite. Non è detto però che la banca centrale decida di intervenire alzando i tassi, bensì intervenendo con controlli valutari nel tentativo di frenare la perdita di sangue prezioso (sotto forma soprattutto di biglietti verdi), seguendo così l'angosciante strada già seguita dall'Argentina con risultati tutt'altro che buoni.

Gli effetti, in questo caso, sono stati più diffusi sui mercati finanziari: la crisi turca ha avuto come conseguenza anche il rialzo deciso delle obbligazioni sovrane greche (il decennale ha raggiunto un rendimento dell'8,53 per cento prima di ripiegare), mentre la borsa di Atene ha toccato i minimi dell'anno. La Grecia registra dunque una performance peggiore sia della Turchia che dell'Ucraina, altro Paese in crisi politica che ha costretto la banca centrale a intervenire per difendere la moneta locale, la hryvnja.

Le tensioni sugli emergenti, secondo gli analisti, sono destinate a salire nella seconda parte dell'anno, man mano che gli effetti del tapering si faranno più evidenti. Altri possibili bersagli sono l'India e il Sudafrica, i cui deficit delle partite correnti nonché l'approssimarsi delle elezioni rendono maggiormente difficili le previsioni.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61845/20140127/paesi-emergenti-turchia-lira-banca-centrale.htm

 

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