Turchia, mossa shock della banca centrale: rialzo dei tassi di 425 punti base per difendere la lira turca

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La banca centrale turca stupisce tutti (forse anche il governo Erdogan) portando il tasso di riferimento dal 7,75 al 12 per cento nel tentativo di fermare il crollo della lira turca, che negli ultimi giorni aveva raggiunto il minimo record. La mossa della banca centrale è di quelle shock and awe, volte a paralizzare gli "avversari" per la sua potenza: il consensus circa l'esito del meeting di politica monetaria era per un rialzo dei tassi di "appena" 250 punti base.

  

L'intervento sembra avere avuto effetto: la lira turca ha avviato un rally che l'ha portata sotto i 2,20 contro il dollaro, sui minimi dal 15 gennaio scorso, dopo aver toccato il minimo record a 2,39 lo scorso 27 gennaio, dopo che, nel meeting di politica monetaria "ordinario", la banca centrale, probabilmente su pressione del governo, aveva rinunciato a difendere il cambio alzando i tassi di interesse. La marcia indietro fa rumore e provocherà indubbiamente tensioni, poiché fino all'ultimo il premier Recep Tayyip Erdogan aveva "suggerito" all'organismo guidato da Erdem Basci di non toccare i tassi, poiché sarebbe stato contrario al "volere del popolo turco".

La CBRT si riappropria dunque della sua missione principale, ovvero il controllo dell'inflazione, che sarebbe stata messa a dura prova dalla debolezza della lira, spinta al ribasso dagli effetti del tapering, ma soprattutto dalla debolezza del governo Erdogan, alle prese con una crisi politica innescata nel mese di dicembre dallo scandalo corruzione che ha colpito i livelli più alti della politica turca.

Basci aveva lasciato intendere una simile mossa quando, poche ore prima del meeting, aveva annunciato che le aspettative di inflazione sarebbero salite al 6,2 per cento, allontanandosi dal target del 5 per cento; nonostante ciò si ritiene relativamente più probabile un tasso di inflazione superiore al 7 per cento. Alcuni analisti non escludevano neppure l'introduzione di controlli sui capitali volti a frenare l'emorragia di valuta forte di cui la Turchia ha bisogno per sostenere l'economia: Ankara ha un deficit delle partite correnti di oltre 39 miliardi di euro (il 6,8 per cento del PIL), ed è destinato probabilmente a salire ancora.

Ma proprio l'economia diventerà adesso il cruccio di Erdogan: la Turchia è già alle prese con un rallentamento che gli osservatori dubitano possa essere governato da un esecutivo indebolito da una lotta intestina agli islamici moderati e messo sotto pressione dall'opposizione laica. Il rialzo dei tassi contribuirà a raffreddare l'economia turca proprio a ridosso delle elezioni di marzo: già ora le attese di crescita sono per un 3,6 per cento nel 2013 e 4 per cento nel 2014, molto lontani dal +8 per cento conseguito nel 2010 e nel 2011.

Probabilmente, però, la tranquillità non è destinata a durare molto a lungo: la fine della liquidità facile fornita dalla Federal Reserve USA è appena iniziata, e restano da "assottigliare" ancora acquisti per 75 miliardi di dollari al mese. Se un taglio di "appena" 10 miliardi ha provocato un rialzo di 450 punti base in un colpo solo per i Paesi emergenti (e quasi emergenti, come l'Italia) si preannuncia un periodo abbastanza agitato. E mercoledì la Fed potrebbe decidere un altro tagli al quantitative easing.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61908/20140129/banca-centrale-turchia-lira-turca-tassi.htm

 

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