La Fed tiene sotto scacco il mondo: dal Tapering alla proposta Kocherlakota, sarà ancora la protagonista indiscussa del 2014

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Ormai ci siamo. La platea degli analisti sembra aver raggiunto un consenso quasi plebiscitario: la Federal Reserve, la Banca centrale statunitense, si appresta a fare il decisivo passo nell'ambito del così detto "Tapering". La nemesi dei piani di Quantitative Easing, insomma, sarebbe all'alba del suo giorno più importante: la riduzione da $85 a $75 miliardi di dollari al mese vista nel recente passato era - a conti fatti - solamente un assaggio, un campanello d'allarme preventivo.

  

Una semplice anticipazione che, però, ha notevolmente concorso alla formazione (o meglio, all'amplificazione) di quel caos registrato sui Paesi emergenti: valute locali in crisi, emorragie di capitali e Banche centrali 'costrette' (in un modo o nell'altro) a prendere pesanti decisioni (si veda la Turchia o l'India, così come l'Argentina e - prossimamente, con buona probabilità - il Sudafrica).

Tutto il mondo pende dalle labbra della Fed: l'istituto centrale, nel pieno del passaggio delle consegne tra Bernanke e la Yellen, farà luce su quel dilemma shakespeariano che affligge tutti gli attori del mercato globale. La Banca centrale, molto tempo addietro, era stata chiara: la riduzione dei piani di stimoli all'economia potrà partire (concretamente) solo quando la macchina economica statunitense darà chiari segni di robusta ripresa (e crescita). Con il Pil in crescita dell'1,9% nel 2012 e, in prospettiva, del 2,8 e del 3,0% nel biennio successivo (Fmi), la frenesia di iniziare seriamente il Tapering cominciava a prendere il sopravvento su chiunque. Il Pil da solo, tuttavia, non basta: ecco allora che il secondo parametro, e ben più importante agli occhi della Fed, da osservare diventa il tasso di disoccupazione. Diminuire (più o meno velocemente) gli aiuti all'economia con un elevato numero di disoccupati è fuori questione.

La Fed così compra tempo e continua sulla strada tracciata da Ben 'helicopter' Bernanke. Con il passare dei mesi, tuttavia, anche il tasso di disoccupazione comincia a convergere verso quel 6,5% indicato dalla Fed nel dicembre 2012: dal 7,9% (dicembre '12) al 7,5% (giugno '13) per poi sfiorare il 7,2% ad ottobre e chiudere il mese di dicembre al 6,7%. Un trend sostanzioso: guardando il grafico, la fiammata dal 2008 al 2010 è stata in buona parte riassorbita tra il 2012 ed il 2013. Un segnale importante, una sostanziale vicinanza a quel target dato: la Fed non poteva più tirarsi indietro e allora ecco come ha inizio il 'viaggio' del Tapering. Sebbene ci siano alcune ombre in questo riassorbimento della disoccupazione, (molti, infatti, sono gli americani rientrati nel mondo del lavoro in 'mansioni' decisamente diverse da quelle del pre-crisi), il sostanziale miglioramento dell'economia ha dato il via alle danze.

Quello di questi giorni, in fondo, è un copione molto simile: le prospettive sono buone, l'economia avanza 'sicura' e tutti si aspettano la nuova puntata della riduzione del piano di stimoli all'economia a stelle e strisce. Fine dei giochi? Si sta ritornando velocemente alla situazione pre-crisi, con il peso della Fed ridotto al minimo indispensabile? Non proprio. Alcuni fattori di incertezza permangono nel quadro statunitense della 'forte ripresa'. Tralasciando il semi-occulto problema del ricollocamento nel mondo del lavoro di cui sopra, c'è ancora una 'sparuta minoranza' che non si dice del tutto convinta di questa crescita. Non ne nega l'esistenza, ovviamente, ma teme che un ripristino troppo veloce della situazione ex-ante possa rovinare la festa a tutti quanti e far cadere nuovamente nell'oblio la nazione, vanificando quanto fatto fino ad ora. Si va così a caccia di indizi che possano sostenere questa tesi. Si cercano dati che possano tornare utili come quello recentemente pubblicato sugli ordini di beni durevoli: i "Durable Goods Orders" mensili, previsti al +1,8%, hanno mostrato un vero e proprio 'cratere' con un pesante scivolone fino al -4,3% (dal precedente +3,5% di dicembre, rivisto al +2,6%). Il tutto è ovviamente funzionale a risolvere, in una direzione o nell'altra, l'eterna lotta intestina della Federal Reserve.

Da sempre caratterizzato da fautori e detrattori del Q.E., il processo decisionale della Banca centrale scaturisce da votazioni (quasi) mai all'unanimità. Prima 'stimoli o non stimoli' poi 'tapering o non tapering' quindi 'riduzione veloce o graduale': i dibattiti interni al Fomc sono stati innumerevoli. Di base, chi si opponeva ai piani di acquisto e preme ora per una riduzione drastica, pensa che - per dirla con le parole di Prescott - "è un fatto scientificamente provato che le politiche monetarie non abbiano avuto virtualmente alcun effetto sull'output e sull'occupazione (...) [i piani di acquisti] sono efficienti nel portare prosperità tanto quanto lo sono le danze della pioggia nel portare la pioggia". Basta con la 'droga' monetaria al mercato, allora.

Ovviamente non tutti la pensano così e, tra i votanti della Fed, c'è il singolare caso di Narayana R. Kocherlakota. Presidente della Fed di Minneapolis, è stato per anni un aggressivo oppositore della linea di stimoli scelta da Bernanke. Cinquantenne dinamico, membro più giovane della policy-making committee della Fed, Kocherlakota ha vissuto un vero e proprio capovolgimento delle proprie idee: dopo anni da falco, è ora uno dei più importanti membri-colomba del gruppo. Un importantissimo cambio di scuola di pensiero innescato da molti studi pubblicati che spiegavano evidenti erroneità in alcuni suoi 'discorsi economici chiave': "Esistono molti modi in cui una persona può reagire a questo - ha recentemente affermato - io ho reagito nell'unico modo che una persona ragionevole può seguire: mi sono aggiornato".

Ecco allora che il 2014 porta in dono alla tenace colomba Yellen un prezioso alleato: "C'è la tentazione di pensare a questo problema [la disoccupazione, N.d.R.] come fuori da ciò che può controllare un monetary policy maker (...) non dobbiamo permettere che la persistenza del problema ci porti alla conclusione che non dobbiamo fare altro", spiega Kocherlakota. Da 'la Fed fa troppo' a 'la Fed fa troppo poco' il passo è stato veloce. La Fed, tuttavia, sembra ormai ben lanciata sul percorso della 'ritirata' e Kocherlakota non sembra affatto intenzionato a fare 'blocco' in maniera inflessibile.

Il Tapering, con ogni probabilità, verrà ora confermato ed accresciuto. Ciò a cui punta Kocherlakota è ben altro: nelle sue idee, ora, sarà importante mantenere bassi i tassi di interesse per ancora molto tempo. Confermare, in questo ambito, lo status quo delle cose per non gravare eccessivamente sull'economia e sul suo percorso di crescita. Si è oltre il piano di stimoli. Nelle sue idee la Fed dovrà mantenere prossimi allo zero i tassi di interesse e lo dovrà fare ancorando il tutto ad un target. Anzi, "il" target: torna così centrale quel dato sulla disoccupazione che Kocherlakota vorrebbe fissare addirittura al 5,5% prima di procedere ulteriormente con il ripristino di un mercato "senza Fed". Ambizioso e propositivo: "cerco solamente di essere utile" ha recentemente dichiarato. Questo è il membro votante della Fed N.R. Kocherlakota.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61917/20140129/fed-tapering-fomc-decisione-disoccupazione-usa-crescita-pil-ripresa-kocherlakota-prescott-yellen-ber.htm

 

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