Governabilità e volontà di governare. Anche garantendo la prima, rimane insoluto il vero problema

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Governabilità è la parola sulla bocca di tutti in questo inizio di 2014. Pur di garantir(sela) Renzi è disposto a sfornare una versione che più passano i giorni più somiglia al Porcellum.  Ok, governabilità. Aspetto fondamentale, ma dipinto come l'unica causa per cui gli ultimi decenni sono trascorsi lasciando sul corpo dell'Italia ferite aperte, potenzialmente mortali.

  

Ma come dimostrano soprattutto i vari governi Berlusconi (fondati su solide maggioranze, a parte la parentesi del 1994 e  lo strappo di Fini consumato nel dicembre 2010) la governabilità non serve a nulla se non poggia sulla 'volontà' di governare. E per volontà di governare intendiamo avere idee chiare su cosa si vuole 'fare', altro termine abusato in queste settimane.

Prendiamo la prima emergenza del Paese, il lavoro. Del Jobs Act di Renzi si sono perse le tracce. Già il 'bignamino' presentato dal segretario Pd aveva più difetti che pregi. Non erano chiare le coperture (taglio dell'Irap), il sistema di concessione per l'assegno universale a chi perde il lavoro (in conflitto con l'Aspi), non si conoscono i tempi certi di presentazione del piano industriale e del codice del lavoro (per quest'ultimo ha parlato addirittura di 8 mesi). In casa centrodestra il programma è semplice: l'elenco delle promesse non mantenute in oltre dieci anni di governo. Nel programma M5s presentato alle scorse Politiche la proposta forte era il 'reddito di cittadinanza', che nella bozza di legge presentata a novembre è più che altro un 'reddito minimo garantito', passato da 1000 a 600 euro. Coperture? Tagli alla Difesa, alle pensioni d'oro, si fa pagare la tassa sugli immobili alla Chiesa, si trovano altre risorse dal gioco d'azzardo. Pescare 20 e passa miliardi dal mare di sprechi italiani non è impresa titanica, ma senza dettagli tutto diventa inconsistente, in stile Seconda Repubblica. 

Intanto il tasso di disoccupazione ufficiale registrato dall'Istat sfiora il 13%, ma secondo l'agenzia Bloomberg il dato ufficioso sarebbe pari al doppio contando i 'rassegnati', quelli che il lavoro non lo cercherebbero più (4 milioni di persone). E se affronti il tema lavoro, non puoi farlo senza riformare le pensioni, andando a toccare i privilegi di chi nega una pensione futura ai giovani di oggi, quelle erogate con il retributivo.

Si dovrebbe iniziare a parlare seriamente di tagli al cuneo fiscale (altro che le mancette del governo Letta). Tema che si lega ai problemi delle imprese, che a loro volta faticano a racimolare credito dalle banche. Tutti argomenti che vanno inseriti nel grande pentolone della pressione fiscale, a sua volta collegato con l'enorme evasione accertata (oltre 500 miliardi di euro) dal 2000 al 2012 che Equitalia non riesce a riscuotere, a parte un misero 5%.Gettito che andrà ulteriormente a calare dopo che, per venire incontro alle proteste anti-Equitalia, sono stati ridotti i poteri della società di riscossione.

E qui vengono in mente gli sprechi legati al malaffare della nave Italia, che emergono ciclicamente ogni volta che viene fuori un nuovo scandalo, che sia nella Pubblica Amministrazione, in quel buco nero chiamato Sanità o nella gestione dei rifiuti che uccidono prima i terreni e poi la popolazione. Se aggredisci le questioni corruzione e mafia non fai il moralista, ma chiedi che vengano combattuti dei fenomeni che hanno provocato danni forse irreparabili all'economia italiana, 'imprese' che fatturano più di 100 miliardi l'anno (tenendoci bassi).

Se pretendi una soluzione al problema conflitto di interessi non vuoi punire Berlusconi ma, come dimostrano i casi Mps, Telecom o il più recente Mastrapasqua, punti a salvaguardare denaro pubblico o aziende strategiche. Poi ci si chiede perché il debito raggiunge nuovi record. E' solo lo scontrino, il conto finale che il delinquere impunemente di alcuni fa pagare alla massa.

Ma se torniamo al problema lavoro, devi automaticamente affrontare il dramma del digital divide, perché è imbarazzante ascoltare le testimonianze di imprenditori che coltivano il marchio del Made in Italy sui ritardi alla loro impresa causati da connessioni da 'quarto mondo'. Informatizzazione della Pubblica Amministrazione e della Giustizia significa anche un drastico taglio di tempi e costi (e ti ricolleghi alla spending review). Per non parlare dell'alfabetizzazione informatica nelle scuole, praticamente assente in gran parte dello Stivale, che limita la crescita delle future generazioni, costrette al 'fai-da-te'.

Ogni singolo problema di questo Paese rimanda ad almeno altri tre. Per questo è impossibile fidarsi dei nuovi 'illuminati' che arrivano con la soluzione pronta all'uso, qualche paginetta di buone intenzioni e nulla più. Se vuoi rivoluzionare o 'cambiare verso'  devi guardare l'insieme del problema che si chiama 'sistema Italia'. Prendere la questione più urgente e affrontare contestualmente i nodi ad essa collegati.

E' la politica, quella vera. La domanda è: in Italia esiste ancora?   

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61923/20140129/governo-italia-problemi-paese-lavoro-economia-sprechi-fisco-corruzione.htm

 

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