2014: fuga dai Paesi emergenti. Verso una nuova crisi globale?

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La palla di neve sembra avere cominciato la sua corsa per diventare presto una valanga: dopo lo scioccante aumento dei tassi in Turchia, anche il Sudafrica ha deciso di seguire la stessa linea, sia pure in maniera maggiormente moderata, alzando il tasso di riferimento di 50 punti base al 5,5 per cento. Entrambe le decisioni non hanno però impedito un ulteriore deprezzamento delle valute, che si è riverberato anche sugli altri emergenti.

  

Il Rand sudafricano è sceso ben oltre 11 unità per dollaro, mentre la lira turca è salita sull'ottovolante, assestandosì così in chiusura dei mercati sui livelli precedenti l'annuncio del taglio dei tassi da parte della banca centrale turca. Fra le peggiori valute della giornata va ricordato anche il rublo, salito sopra i 35 contro il dollaro, anch'esso a minimi record.

La questione riassunta ai minimi termini è relativamente semplice: gli anni di liquidità facile causati dal quantitative easing della Federal Reserve statunitense (non sola tra le altre banche centrali che hanno messo a punto simili piani) hanno depresso i rendimenti dei Paesi avanzati e quindi spinto di investitori a cercare rendimenti positivi altrove in particolar modo fra i Paesi emergenti (senza disdegnare altre mete più esotiche come il Ruanda).

Nel maggio 2013 però il presidente uscente della Fed Ben Bernanke ha annunciato la fine di questa era e a dicembre il Comitato per la politica monetaria ha deciso di cominciare il tapering: il piano di acquisti è passato da 85 a 75 miliardi di dollari al mese e un nuovo taglio potrebbe arrivare mercoledì sera.

Questo ha spinto gli investitori a tagliare l'esposizione sui Paesi più deboli, a cominciare per l'appunto da quelli emergenti: in particolare questi test hanno interessato i Paesi più a rischio sia a livello economico che politico. Il caso più interessante, anche perchè più vicino all'Europa, è probabilmente quello turco, in tensione in entrambi i campi. Non solo il premier Erdogan è in conclamata difficoltà per via dello scandalo corruzione e per lotte intestine agli islamisti, ma il tasso di crescita appare insufficiente per assorbire le necessità del sistema turco, cominciando dal deficit delle partite correnti e arrivando ai nuovi turchi che si affacciano sul mondo del lavoro e che richiedono posti in cui essere impiegati (e quindi crescita economica).

L'inflazione però avanza e la banca centrale ha deciso di intervenire per frenare aspettative in continuo rialzo (e nonostante l'opposizione di Erdogan, convinto, bislaccamente, che un aumento dei tassi provochi inflazione, buttando nell'Egeo ogni testo di macroeconomia); d'altro canto il deficit delle partite correnti richiede una frenata delle importazioni, ovvero un deprezzamento del cambio; l'economia turca nonché il governo intanto richiedono crescita economica, soprattutto in vista delle elezioni di marzo. In mezzo vi sono riserve valutarie già piuttosto ristrette e che potrebbero involarsi da un momento all'altro, visto che, come per altri Paesi emergenti, non sono state immobilizzate per il lungo periodo.

L'altro caso interessante è quello del Sudafrica e gli occhi degli investitori nella giornata di mercoledì erano tutti puntati sulla banca centrale locale: la moneta sudafricana, il Rand, è ai minimi da 5 anni e gli analisti si attendevano un intervento restrittivo, come poi effettivamente avvenuto. Anche qui però l'economia non versa in uno Stato florido e certamente non avrà un grande beneficio dal restringimento monetario, tuttavia la fermezza della banca centrale sarà fondamentale per evitare di far saltare aziende e altri enti sudafricani che hanno preso pesantemente a prestito in valuta estera, e per i quali è necessario tenere quanto più è possibile a galla la valuta, pena default a catena.

Il peso dei Paesi emergenti rischia comunque di causare un effetto contagio: la fine dell'era della liquidità facile che ha sostenuto i Paesi che non hanno approfittato dello tsunami di liquidità per mitigare i propri squilibri come Turchia, Sudafrica ma anche l'India (e che invece hanno usato quel denaro per non vedere le crepe nelle loro costruzioni economiche, e anzi aggravandole attraverso sussidi), o che si sono affidati soprattutto all'esportazione di commodity, i cui prezzi si stanno raffreddando sempre a causa del tapering, come Brasile e Russia, insieme al caos politico in via di sviluppo in Paesi come Turchia, Ucraina ma anche più lontani come la Thailandia, rischiano di abbattere la crescita mondiale, causando perdite nei portafogli mondiali per diverse migliaia di miliardi di dollari.

L'effetto contagio poi potrebbe arrivare a toccare i Paesi che non sono emergenti ma quasi (si potrebbero definire Paesi in via di emergenza) e qui sarebbe l'Eurozona ad essere la prima interessata, cominciando dalla Grecia, che già sta subendo pressioni per via delle difficoltà del vicino turco, arrivando a paesi sempre più in bilico come Spagna e Italia. D'altro canto dal tapering non c'è scampo: se la Fed dovesse recedere dalle sue intenzioni solo per via di tensioni sulle valute emergenti (visto che il mercato del lavoro USA nonché la crescita economica sembrano essere sui binari giusti) perderebbe credibilità, aggravando le tensioni sui mercati e sulle economie forse anche più che procedendo sulla propria strada.

Il percorso è dunque tracciato, e chi non avrà fatto la cosa giusta finirà per essere dolorosamente punito.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/61954/20140129/fuga-paesi-emergenti-turchia-sudafrica-lira-rand-india-tapering.htm

 

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