Giappone, Abe mette K.O. la deflazione. E anche i salari

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A dispetto delle fanfare nazionali ed internazionali la missione del premier giapponese Shinzo Abe non è per nulla conclusa. È certamente vero quanto incontestabile che i prezzi al consumo giapponesi sembrano avere ormai abbandonato "definitivamente" la zona deflazione, ma ancora parte di questo rialzo è da collegarsi, come già detto numerose volte, a importazioni più costose per via del deprezzamento dello yen, piuttosto che a una economia in ripresa.

  

Ma non è per questo che la battaglia di Abe non è ancora finita: il problema principale adesso è che i salari giapponesi non riesco ancora a seguire l'andamento dell'inflazione, sicché l'uscita del paese dalla sua decennale deflazione rischia di comportare un impoverimento reale della popolazione. Lo si può notare intanto dall'andamento dei consumi, che continuano a deludere: quelli delle famiglie sono cresciuti su base annua dello 0,7 per cento, in crescita rispetto al precedente +0,2 per cento, ma comunque inferiori alle attese poste a 1,2 per cento.

Si tratta di un ulteriore indizio che il rialzo dell'indice dei prezzi non sia dovuto ad un'economia che sta riprendendo a riscaldarsi. Si tratta di un meccanismo complicato a riaccendere se si considera che. secondo i dati rilasciati il 31 gennaio. il reddito mensile medio per una famiglia è aumentato appena dello 0,3 per cento in termini nominali, ovvero, considerando l'inflazione, in caduta in termini reali dell'1,7 per cento rispetto all'anno precedente. Il ritorno dell'inflazione, insomma, non essendo accompagnato dalla crescita dei salari, ha creato una situazione di impoverimento reale. Si tratta di una situazione che va avanti da molto tempo: dal 2000 i salari giapponesi sono caduti dello 0,8 per cento l'anno in media, e non sembra che la situazione sia destinata ad invertirsi presto, visto che ci si aspetta che i prezzi crescano ad un ritmo circa cinque volte superiore rispetto agli stipendi.

I problemi per le famiglie giapponesi, inoltre, sembrano essere destinati a peggiorare nei prossimi mesi se si considera che a partire da aprile sarà implementata l'aumento della tassa sulle vendite, che passerà dal 5 all'8 per cento, comprimendo ancora di più gli spazi di una crescita effettiva degli stipendi e proseguendo così quell'operazione che sta spingendo sempre più giapponesi della classe media verso gli strati più bassi della popolazione. Questa non è una buona notizia né per la crescita giapponese, né tanto meno per la volontà governativa di far uscire l'economia in modo duraturo dal suo circolo deflattivo.

Abe deve ancora scoccare la freccia delle riforme strutturali, croce di tutti i governi in difficoltà, ma sembra che le resistenze giapponesi al cambiamento stiano avendo la meglio, senza dimenticare che la chiusura della popolazione e la sua tendenza all'invecchiamento già mettono sufficientemente a rischio il futuro dell'Impero.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62060/20140201/giappone-abe-deflazione-salari.htm

 

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