La Bce ci mette la faccia, parola d'ordine: 'Ripulire le banche' e, così, Intesa pensa alla Bad Bank

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Solidità e massima trasparenza dei bilanci degli istituti finanziari, la Banca centrale europea conferma di voler fare sul serio. Nome in codice del progetto: "Repulisti". Vítor Constâncio, vice presidente della Bce, non ha lasciato spazio per alcun dubbio: l'Asset Quality Review (AQR) delle 128 principali banche europee - primo pilastro del grande disegno che riguarderà il sistema bancario dell'Eurozona nel 2014 - verrà fatto in maniera rigorosa e decisamente severa. Linea dura, zero compromessi: le banche lo hanno capito e si preparano al meglio in vista dell'attenta analisi e degli stress test. Come Intesa Sanpaolo, ad esempio, che secondo una recente indiscrezione si starebbe muovendo su un progetto, già ben avviato, per la creazione di una vera e propria Bad Bank interna all'istituto.

  

Ca' de Sass starebbe preparando tutto il necessario per riuscire nell'intento. Bisogna creare una 'scatola', separata da quella di Intesa, dove far confluire una buona fetta di quel portafoglio di crediti lordi deteriorati che, a fine settembre, aveva raggiunto quota 55,5 miliardi di euro. I dettagli ancora scarseggiano (la banca ancora non commenta) ma, se il tutto andasse in porto, sarebbe lecito aspettarsi il trasferimento di almeno i €32,9 miliardi di sofferenze del portafoglio. I "non performing loans" che tanto potrebbero dar noie a margine degli stress test, insomma, verrebbero veicolati all'esterno. Una mossa ardita, con fautori e detrattori, che potrebbe confluire in quell'approvazione del piano d'impresa che l'Ad Messina proporrà il prossimo 27 marzo.

Un piano che stuzzica la curiosità degli analisti. Il 'fardello' italiano di sofferenze lorde pesa circa 150 miliardi di euro: a più riprese le istituzioni si sono mostrare poco propense alla creazione di una Bad Bank nazionale e questo, quindi, ha spinto le banche al vaglio di soluzioni alternative. L'idea della Bad Bank interna piace (anche agli analisti) per diversi motivi. Di fondo, ovviamente, c'è il discorso legato alla 'pulizia' dei bilanci e al raggiungimento di nuovi livelli di trasparenza. Ciò che intriga, tuttavia, è molto più 'concreto': scindere la gestione dei crediti dubbi da quella del resto della banca potrebbe essere un'idea vincente. Potrebbe portare ad una migliore valutazione da parte del mercato ma - soprattutto - potrebbe sancire un netto miglioramento nella gestione e nel recupero di questi crediti (oltre ad accelerarne decisamente l'eventuale processo di cessione).

Chiamarla Bad Bank ('alla spagnola' o meno) o in altri modi, poco importa. L'importante sono i risultati: come quelli di Unicredit che, con una soluzione parzialmente diversa ma concettualmente simile, sta raggiungendo 'dedicando' un nuovo ramo a queste posizioni. Una soluzione che "sta dando ottimi risultati", spiega l'Ad Ghizzoni, e che "permette una maggior focalizzazione sui clienti, con specialisti che si occupano dei crediti più difficili".

Le promesse (minacce) della Banca centrale e dell'Eba, insomma, sembrerebbero aver smosso qualche cosa nel mondo bancario. L'AQR, così come gli stress test, rischiava tuttavia di finire in un nulla di fatto. Rischiava di convincere i mercati che la Bce sarebbe stata in grado di 'abbaiare' certo, ma non di mordere. Le motivazioni sono banali, il concetto è semplice: può la Bce condurre 'esami' così duri da mettere in pericolo l'intero sistema bancario dell'Eurozona? La risposta, per molti, tendeva al negativo: ecco allora che il tutto si trasformava in un processo di 'pulizia' sommario, che non andava troppo nel profondo dei bilanci bancari, che si limitava a rendere palesi solamente i 'nodi' più evidenti - lasciando tutto il resto come stava.

E arriviamo, così, alle dichiarazioni di Vítor Constâncio. Il numero due della Bce dirada tutti i dubbi possibili: guai ad adagiarsi sui propri allori, le banche che prenderanno l'Asset Quality Review 'sotto gamba' finiranno male. Il procedimento, operato sulle 128 istituzioni di maggior rilievo dell'Eurozona, "troverà tutto quello che c'è da trovare nei bilanci delle banche" e, ancora, "[il] tutto sarà reso pubblico". Ecco allora che chi non si adegua rischia grosso, tanto sul piano patrimoniale quanto su quello dell'immagine che si fa il mercato della banca.

Constâncio ha lanciato un chiaro messaggio: la Bce non rischierà la propria reputazione per 'mascherare' (o meglio, 'non vedere') ciò che non funziona nelle banche sotto esame. Gli esami saranno rigorosi e, per chi si chiedeva se la Bce stesse bluffando, la risposta è nitida: la banca centrale sta facendo sul serio. Ecco allora che le eventuali banche che risulteranno essere 'non adeguate' dovranno fare ricorso a quei meccanismi di backstop già esistenti. Meccanismi, spiega il numero due della Bce, che sono assolutamente sufficienti per fare fronte ad eventuali "casi difficili". In un crescendo rossiniano legato alla portata della 'falla' da tappare, si seguirà il solito percorso: il mercato e gli investitori privati saranno il primo passo da fare in caso di necessità. Poi sarà la volta delle garanzie nazionali e quindi, qualora servisse, dell'European Stability Mechanism (ESM) - pronto a replicare quanto fatto con la Spagna e i suoi €41,3 miliardi di euro destinati alla ricapitalizzazione del sistema bancario nazionale. La cautela, insomma, non manca ma i backstop esistenti "sono sufficienti" e quindi "condurremo assolutamente un esercizio che sarà molto esigente nonché rigoroso", spiega Constâncio.

Raggiungeremo una "trasparenza totale" nei bilanci delle banche europee, i dettagli tecnici e le metodologie dell'AQR verranno decisi verso la metà di febbraio. Le banche si preparano (i 'total assets' delle banche europee sono scesi di €3 300 miliardi dall'aprile all'ottobre scorso) ma la Bce è conscia del fatto che qualche 'falla' è destinata a comparire. E allora tanto vale focalizzare l'attenzione su quelle banche con il maggior numero di asset 'difficili da valutare', quegli asset chiamati "Level 3". Ventinove banche (tra le quali Dutsche Bank, ING, Unicredit e BNP Paribas) saranno così sottoposte ad un AQR "fatto su misura": nulla sfuggirà (si spera) all'attento occhio della banca centrale. Le banche sono state avvisate: la Bce fa sul serio.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62185/20140204/europa-constancio-aqr-stress-test-banche-capitali-intesa-sanpaolo.htm

 

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