3 scenari per la BCE nell'ora della verità: Draghi passerà dalle parole ai fatti?

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La bassa inflazione continua a preoccupare in Europa e gli occhi degli investitori sono adesso puntati sulla Banca centrale europea che, come ogni primo giovedì del mese, si riunisce per decidere la politica monetaria dell'Eurozona. L'ultima lettura relativa all'indice di prezzi al consumo fa segnare un aumento dello 0,7 per cento sull'anno, dato molto lontano dal target del 2 per cento e molto vicino invece a quello 0 per cento che separa l'inflazione dalla pericolosa trappola della deflazione.

  

Gli analisti non si attendono per il 6 febbraio delle novità sul fronte della politica monetaria, preferendo pensare già al meeting di marzo, quando la BCE dovrebbe muovere qualche pedina. Tuttavia l'Istituto guidato da Mario Draghi ha già sorpreso in passato, basti pensare al taglio dei tassi attuato nel mese di novembre e che ha portato quello di riferimento allo 0,25 per cento, in anticipo di un mese rispetto a quando di osservatori si sarebbero aspettati.

Gli ultimi movimenti della moneta unica sul mercato valutario lasciano intendere che gli investitori stanno già scontando un ulteriore alleggerimento della politica monetaria entro le prossime settimane, ma gli scenari possibili per il meeting di febbraio sono molteplici.

Draghi e colleghi potrebbero semplicemente decidere di non fare nulla di nulla, ma attualmente questa ipotesi è quella meno probabile: nel caso in cui dovessero prevalere le resistenze tedesche, che come al solito vedono i timori inflazionistici ovunque, ha una probabilità scarsa l'ipotesi che Draghi esprima preoccupazioni riguardo la ripresa e soprattutto riguardo l'inflazione sottolineando che la banca centrale è tecnicamente pronta a intervenire. Insomma niente di nuovo.

Si tratterebbe di una delusione per chi ha scommesso sulla debolezza dell'euro, comportando quindi un rafforzamento della moneta unica che sarebbe controproducente, visto che, in teoria, l'euro forte dovrebbe contribuire alle pressioni ribassiste sull'inflazione europea. La situazione potrebbe sfuggire rapidamente di mano.

Altre due ipotesi riguardano invece la possibilità che la BCE intervenga attivamente in qualche modo: il primo è ovviamente il taglio dei tassi che potrebbe essere portato al nuovo minimo storico di 0,1-0,15 per cento; non è da escludere anche un taglio del tasso sui depositi a -0,1 per cento. Si tratterebbe ovviamente di un taglio simbolico, ma darebbe una scossa importante per la fiducia nell'Eurotower, sottolineando la propria prontezza non solo a parole ma soprattutto con i fatti: per quando l'effetto di una simile mossa non sia chiaro, visto che le banche potrebbero semplicemente far pagare questo tasso negativo ai propri clienti piuttosto che ritirare i propri fondi dai forzieri di Francoforte per immetterli nell'economia, servirebbe comunque a far capire che la banca centrale è pronta ad agire.

Un'altra possibilità è che la Banca centrale europea cessi di sterilizzare gli acquisti effettuati nell'ambito del Securities Markets Programme: negli anni scorsi la BCE ha acquistato circa 200 miliardi di euro di titoli di Stato, ma non ha iniettato denaro nel sistema, poiché ha provveduto a sterilizzare questi acquisti drenando liquidità dai mercati, per evitare che questa massa di denaro surriscaldasse l'inflazione. Il problema però è che questo e altri programmi come il LTRO non sono riusciti a riavviare il circuito del credito e l'offerta di moneta continua a restringersi. Un cambio di programma, anche se non dovesse avere effetti concreti, farebbe comunque capire al mercato che la Banca centrale europea è pronta a muoversi.

Lo scenario più probabile però resta quello del non fare nulla a febbraio e dare indizi di una mossa a marzo: ciò permetterebbe alla banca centrale di non utilizzare altre armi nella lotta alla disinflazione, visto che la faretra comincia a svuotarsi almeno degli strumenti convenzionali, permettendo comunque al mercato di prepararsi ad un nuovo cambio di strategia. Ciò permetterebbe inoltre a Francoforte di raccogliere ulteriori informazioni circa l'andamento dell'indice dei prezzi e muoversi eventualmente in marzo nel caso in cui i dati sull'inflazione dovessero essere ancora una volta deludenti.

Sul mercato l'attesa è alta, poiché i governatori dell'Eurozona non potranno rimanere fermi a lungo: parlare senza agire rende sempre più spuntate le armi in dotazione alla banca centrale, con il rischio che la situazione possa sfuggire di mano. Allo stato un indebolimento della valuta comune permetterebbe di dare un aiuto alle esportazioni dell'economia dell'area, nonché a intiepidire l'inflazione, poiché renderebbe i beni importati più cari. Un'azione sembra dunque d'obbligo, resta solo da capire se le resistenze dei paesi nordici, Germania in primis, riusciranno ad essere vinte: lasciare credere ai mercati che anche la Banca centrale europea è bloccata da veti incrociati e compromessi al ribasso come altri organismi dell'Unione sarebbe un pessimo segnale per il Vecchio Continente.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62222/20140205/bce-draghi-tassi-taglio-scenari-euro-smp-depositi-negativi.htm

 

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