Italia contro S P's: per i rating non hanno considerato il patrimonio artistico, chiesti €234 miliardi di danni

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La notizia che rimbalza dall'estero ha i tratti della burla. Quando la si legge si pensa subito ad uno scherzo, sicuramente una boutade: la Corte dei Conti avrebbe citato in giudizio l'agenzia di rating Standard&Poor's (oltre a Fitch e Moody's) con la richiesta di ben 234 miliardi di euro. L'atto contestato è presto dato: si chiedono i danni di quei downgrade subiti dall'Italia nel corso del turbolento 2011 economico. Nei momenti di crisi, negli attimi in cui il rischio contagio ed il flight-to-quality la fanno da padroni, ricevere un declassamento da parte di un'agenzia di rating rappresenta il peggior colpo 'economico' plausibilmente immaginabile. Così è stato per il nostro Bel Paese con le agenzie di rating sempre pronte a rendere quel gioco della 'sopravvivenza economica' sempre più duro.

  

Il downgrade, di norma, è figlio di veri e propri report redatti dagli analisti. White paper, carichi di dettagli ed informazioni, che giungono alla conclusione che il merito creditizio del Paese vada necessariamente modificato (al ribasso). Gli elementi considerati - ovviamente - sono tantissimi: dai fondamentali dell'economia del Paese ai problemi che lo affliggono, dalle potenzialità dell'economia in questione alle riforme necessarie messe in atto (o meno): tutto ciò che può tornare 'utile' per arrivare a giudicare il futuro dell'economia, insomma, viene collocato in questo 'calderone'. Fatte tutte le dovute considerazioni, dunque, l'agenzia emette il verdetto sul rating.

Eppure potrebbe esser sfuggito qualche dato. Potrebbe, qui il nocciolo della vicenda, non esser stato considerato qualche elemento fondamentale dell'economia del Paese sotto esame che invece, se implementato, avrebbe condotto ad un giudizio finale diverso. S&P's, così come Fitch e Moody's, ha concluso, all'epoca dei fatti, che l'Italia era da declassare. Ora la Corte dei Conti passa al contrattacco: sostanziali omissioni sono state alla base di quel giudizio non veritiero che ha colpito l'Italia e l'ha costretta a seguire un percorso ancor più accidentato verso la 'ripresa'.

Ma cosa non è stato considerato dagli analisti di S&P's? Cosa è stato omesso che, invece, avrebbe sensibilmente influito (positivamente) sullo stato economico dell'Italia? Il parossismo è dietro l'angolo: "S&P non ha ma considerato nei suoi rating la storia, l'arte e il panorama italiano che, come riconosciuto a livello universale, sono le basi della forza economica del Paese". Il virgolettato è stato fedelmente riportato dal Financial Times. Bagaglio culturale innegabile, si fa tuttavia una discreta fatica ad inserirlo pienamente in questo contesto. S&P's, quindi, avrebbe agito 'illegalmente' non considerando le piene potenzialità del nostro Paese ed i danni provocati (circa 234 miliardi di euro) vanno ora rimborsati. Dall'Italia fonti accreditate confermano l'intera vicenda e spiegano che maggiori informazioni emergeranno il prossimo 19 febbraio.

L'agenzia americana stenta a crederci e bolla l'azione nei suoi confronti come "non seria e senza merito", nonché 'fuori' dal campo di azione della Corte dei Conti. "Priva di merito" è anche il commento che emerge tra le fila di Moody's mentre Fitch spiega che "Capiamo le preoccupazioni del tribunale ma crediamo di aver operato sempre in maniera corretta e nel pieno rispetto della legge". La querela da €234 miliardi getterebbe nell'ombra, con la sua portata, ogni precedente in materia.

L'Italia, insomma, ci tiene al suo patrimonio artistico e 'soffre' quando non viene apprezzato nella giusta maniera dagli 'stranieri'. Non è una sfumatura 'caratteriale' nuova per noi: a sentire quanto avrebbe detto la CdC, a veder sottolineata l'importanza dei beni culturali (in un contesto del tutto 'inopportuno'), torna a molti in mente quel simpatico siparietto tenuto nel 2003, al Parlamento europeo, tra il Signor Berlusconi e Martin Schulz (Youtube aiuta a rinfrescare la memoria, qualora servisse). L'Italia ci tiene al proprio sole, ai propri monumenti, alle opere dei grandi artisti del passato: guai a sottovalutarli, anche in campo economico.

 

Aggiornamento:

Raffaele de Dominicis, procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, smentisce parzialmente la notizia diffusa dal "Financial Times". A conti fatti la smentita riguarda unicamente l'atto formale della citazione in giudizio ma non tutta l'inchiesta che vi è dietro.De Dominicis smentisce che "ci sarebbe stata emissione di citazione in giudizio contro le agenzie di rating S&P, Moody's e Fitch" ma, al contempo, conferma invece "l'esistenza dell'inchiesta giudiziaria contabile contro le predette agenzie per il declassamento dell'Italia. Indagine che non é ancora approdata a una decisione conclusiva". Il progetto, insomma, c'è - quello che manca, per ora, è solamente l'ufficialità della faccenda. Come sopra riportato, sicuramente usciranno ulteriori news per la data del 19 febbario. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62227/20140205/corte-dei-conti-italia-standard-and-poor-s-fitch-moodys-downgrade-danni.htm

 

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