La solitudine di Twitter: gli utenti non crescono abbastanza e il titolo affonda in borsa (-17,67%)

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Twitter rischia un pericoloso scivolone (in parte già iniziato). La piattaforma, infatti, ha pubblicato la sua prima trimestrale da quando è quotata, che copre il quarto trimestre 2013, incappando nella delusione degli analisti e in un after-hours da incubo: 11,72 dollari per azione persi per strada e -17,67% finale. La motivazione dietro questa débâcle, tuttavia, è meno 'banale' del solito: i risultati finanziari, infatti, questa volta non c'entrano nulla con la pessima performance.

  

Prendete un social network, 'privatelo' - anche solo parzialmente - di quella propulsiva forza rappresentata dagli utenti e dalla crescita del loro numero ed otterrete poco più di una scatola vuota. Ciò che ora sembra lapalissiano, tuttavia, rischia di trasformarsi in una dura lezione da apprendere per la creatura di Jack Dorsey e compagni. I timori che aleggiano sopra Twitter sono tutti pressoché riconducibili a questo particolare aspetto: a mettere i bastoni tra le ruote potrebbe essere proprio la scarsa crescita del numero di nuovi utenti. 

Pochissimo tempo addietro la piattaforma cinguettante faceva la sua trionfale entrata nel mondo della finanza che conta: era inizio novembre e Twitter sbarcava in borsa in un tripudio di festeggiamenti ed investitori innamorati. Tra tante luci e qualche piccola ombra, la piattaforma dell'uccellino viene consacrata sull'altare della finanza con le quotazioni che, dal prezzo di partenza di 26 dollari, schizzano subito oltre i cinquanta dollari.

Passa il tempo, la macchina di Dorsey continua a lavorare come suo solito e le azioni procedono per la loro strada: salgono, da novembre, fino al picco di fine dicembre sui quasi 75 dollari, poi limano leggermente e si placano attorno ai 65-70 dollari per azione. Arriviamo così alla giornata di ieri: seduta piatta, prima leggermente in positivo poi poco sotto la parità, chiude sui 66 dollari. Inizia l'after-hours ed ecco il tonfo: dopo pochi minuti caratterizzati da una fiammata verde (a quasi 71 dollari) ecco che tutto si tinge di rosso. Prima si scende sui 57 dollari, poi un parziale recupero verso i sessanta, quindi - di nuovo - giù inesorabile verso la chiusura sui 54 dollari per azione, al 17,67%.

Cosa è successo? La sua prima trimestrale, da quando è quotata, ha semplicemente deluso gli analisti. Se l'anno precedente i ricavi erano arrivati a 112,2 milioni di dollari, l'ultimo dato pubblicato a $242,7 milioni (+116%) difficilmente potrebbe essere portatore di sfiducia sul titolo. Meno che mai, poi, se si pensa che le attese per i ricavi si fermavano a 218 milioni di dollari. A trainare il tutto sono ancora gli introiti pubblicitari veicolati da smartphone e tablet (al 75% del totale dell'adv) che crescono a ritmo sostenuto. No, i ricavi non possono essere il problema. Anche nella visione complessiva del 2014, per la quale il mercato si aspettava circa 1,14 miliardi di ricavi, Twitter manda segnali rassicuranti: il 2014 viaggerà tra 1,15 ed 1,2 miliardi di dollari (con il primo trimestre tra i 230 ed i 240 milioni, sopra il consensus a 215 milioni di dollari).

Non preoccupa, non più di tanto, nemmeno la perdita da 511,5 milioni di dollari tra ottobre e dicembre 2013. Guardando agli utili per azione, il rosso scende da $1,41 a sette centesimi e, non considerando le voci straordinarie del caso, il conteggio torna in positivo di due centesimi (contro le aspettative a meno due centesimi). L'aumento dei costi era una cosa già trapelata e soppesata dal mercato: quella spesa che riguarda i compensi in azioni ($521 milioni) è calcolata nella forchetta 600-650 milioni di dollari per l'intero 2014 (includendo anche maggiori costi per futuri investimenti nel personale).

Quello che rischia di mandare k.o. l'Ad Dick Costolo, Dorsey & Company è lo stesso 'magico' fattore che li ha portati alla ribalta. La società Twitter è una macchina che, seppur non perfetta, sembra funzionare a dovere. Quello che preoccupa ora è invece la sua ragion d'essere, il suo 'cuore': la crescita dei suoi utenti attivi. A marzo 2013 il dato segnava un robusto +10%. A giugno +7%. A settembre +6%. Il rallentamento della crescita preoccupava, il trend non faceva affatto ben sperare.

Eppure tutti si aspettavano una inversione, un recupero, un nuovo tasso di crescita - magari un pochino sopra il 6% - che desse un chiaro segnale e respingesse le nubi che cominciavano ad addensarsi. Da ottobre a dicembre 2013 il numero di utenti di Twitter è cresciuto del 3,8%, un dato paurosamente basso. Questo è l'attuale 'male' di Twitter. Questo il motivo della fiammata di vendite del titolo. Questo il fattore di incertezza che forse ha 'troppo' potere di influenzare la quotazione del social dall'uccellino blu. I risultati finanziari buoni passano in secondo piano. Il modello di business, per quanto accattivante e ben avviato, è messo sotto scacco da questo semplice dato (con alcuni già abusano della parola 'bolla' ed altri che parlano dell'inizio della fine di una semplice 'moda'). Gli analisti lo sanno bene, gli investitori ci riflettono sopra e intanto vendono (magari, chissà, per poi ricomprare). Twitter, che ora si sente più sola, non può far altro che rimanere a guardare.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62269/20140206/twitter-trimestrale-ricavi-utenti-crescita-analisi-consensus-after-hours.htm

 

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