BCE, Draghi prende tempo: tassi fermi, ma qualcosa potrebbe muoversi a marzo

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Nulla di fatto a Francoforte, con la Banca centrale europea che lascia invariati i tassi di interesse, fra cui quello principale allo 0,25, ovvero al minimo storico. Nel corso della conferenza stampa che segue il meeting di politica monetaria il presidente Mario Draghi ha intanto replicato quando già affermato a seguito della meeting di gennaio, sottolineando che i dati di interesse resteranno bassi per un prolungato periodo di tempo, che la ripresa resta debole e che potrebbe indebolirsi in futuro, e infine che la banca centrale continua a tenere in considerazione ogni strumento possibile, senza per ora utilizzarne alcuno.

  

Draghi non lo ha lasciato intendere esplicitamente, ma si ritiene ritengono che una nuova mossa da parte dell'Eurotower sia a questo punto probabile nel mese di marzo, quando verranno rilasciate ulteriori informazioni riguardo la principale minaccia alla stabilità dei prezzi ovvero la bassa inflazione, attualmente allo 0,7 per cento e in persistente discesa. Draghi ha infatti detto che il Consiglio Direttivo ha deciso di attendere novità prima di agire e queste novità dovrebbero arrivare appunto all'inizio del prossimo mese. Il nuovo outlook dell'inflazione dovrebbe interessare gli anni fino al 2016, ma secondo Draghi nel medio periodo le previsioni restano ancorate agli obiettivi della BCE, ovvero poco sotto il 2 per cento.

Oltre a un nuovo taglio dei tassi, che potrebbero essere portati allo 0,10-0,15 per cento, è tornata la voce riguardante ad un quantitative easing "light", ovvero lo stop alla sterilizzazione del Securities Market Programme: Francoforte, in sostanza, smetterebbe di controbilanciare i propri acquisti di titoli di Stato, di fatto iniettando liquidità nel sistema. Quantificando si tratterebbe di ulteriori 175 miliardi di euro inseriti nel sistema finanziario dell'area euro, ma si tratta solo di una delle opzioni che i comitati della banca centrale stanno esaminando. Questa opzione, insieme al più esplicito Quantitative Easing, potrebbero però essere lasciate a tempi futuri in cui le tensioni potrebbero farsi più acute.

Intanto Draghi e colleghi andranno avanti concentrandosi sul mercato degli asset-backed securities (che tuttavia è marginale nel cuore del problema, ovvero la periferia europea), poiché l'obiettivo della Banca centrale europea resta la riattivazione del flusso di credito bancario: a tal riguardo Draghi ha rassicurato circa il fatto che la frammentazione delle condizioni finanziarie per i paesi dell'area euro si sta riducendo, pur ribadendo che la BCE riesce ad essere efficace solo in alcuni paesi e non in altri, dove la trasmissione della politica monetaria resta debole per motivi probabilmente fuori dal mandato della BCE. Si tratta evidentemente di una stoccata a quei governi che non vogliono o non riescono a mettere in atto le necessarie riforme strutturali che devono accompagnare l'azione di politica monetaria della Banca centrale europea che, va ricordato, è una toppa, non la soluzione ai problemi.

Ci si augura comunque che la Banca centrale europea decida finalmente di prendere il toro (la disinflazione) per le corna ed agire poiché più si aspetta e più le armi a disposizione per combattere l'eventuale caduta in deflazione diventano spuntate: Draghi ha sottolineato che una bassa inflazione per un protratto periodo di tempo rappresenta un rischio per la ripresa ed il peso dei debiti in termini reali. Per il presidente, inoltre, le cause di questa inflazione sono da rinvenirsi principalmente nel basso costo di cibo ed energia, ovvero le componenti più volatili del paniere, e in secondo luogo dalla bassa domanda e dalla disoccupazione che continua ad essere alta (al 12 per cento nella loro zona).

Prevedibilmente l'euro si rafforza sul mercato valutario e, dopo aver nuovamente testato i minimi dallo scorso novembre su cui ha stazionato nell'ultima settimana, è ritornato sopra quota 1,36 dollari.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62301/20140206/bce-draghi-tassi-inflazione-deflazione-smp-abs.htm

 

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