Europa, 'le banche deboli falliranno': l'SSM non farà sconti. Trema l'Italia mentre Visco rilancia l'idea Bad Bank

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Tra le importanti quote rosa della finanza mondiale, in aggiunta alla veterana Lagarde del Fmi e alla Yellen ora a capo della Fed, in Europa sentiremo sempre più spesso un nuovo nome: Danièle Nouy. Francese, una lunga carriera che l'ha portata nel Comitato di Basilea nonché all'interno della Banca di Francia, e che ora - per cinque anni a partire dal 2014 - sarà a capo del Consiglio di vigilanza del "meccanismo di vigilanza unico" della Bce. Nella sua prima intervista da quando è entrata in carica, la Nouy parte subito forte: 'è opportuno ridimensionare il legame tra bond governativi e bilanci delle banche', 'anche le banche minori, qualora necessario, verranno personalmente seguite dalla Bce' e 'il consolidamento del settore bancario europeo non porterà a salvataggi forzati delle banche più deboli, il fallimento è un'opzione percorribile'. Discorsi chiari, in linea con quelli espressi dal numero due della Bce Vítor Constâncio, che lanciano un chiaro segnale a quei Paesi dal sistema bancario 'traballante'. Come l'Italia, ad esempio, che sembrerebbe indecisa sul da farsi per la questione "Bad Bank" - con il numero uno di Bankitalia Visco che, sorprendendo la platea, si è recentemente espresso in suo favore.

  

Procediamo con ordine, la forza dei concetti espressi da Nouy è notevole, non c'è che dire. In una sorta di riproposizione del gioco del 'poliziotto buono - poliziotto cattivo', la Nouy e Draghi rappresentano le due facce della nuova Banca centrale europea. Materna e rassicurante, ove necessario, per non alimentare paure inutili e nervosismi di mercato, diretta e minacciosa quando parla del suo nuovo compito di supervisore unico di un sistema europeo caratterizzato (ancora) da molti anelli deboli.

Si parte con i bond sovrani, una volta investimento 'safe haven' - assimilabile ad uno privo di rischi, dei quali le banche hanno 'imparato' a fare incetta. "Una delle più grandi lezioni della crisi corrente - spiega la Nouy - è che non esiste un asset risk-free [e] quindi i bond sovrani non sono risk-free assets. E' stato dimostrato e quindi ora dobbiamo reagire". Il riferimento è chiaro: se prima era concesso fare il pieno di obbligazioni statali senza coprire il tutto - a discrezione del regolatore nazionale - con un aumento del buffer di capitale, ora le cose sono decisamente diverse.

Ora controlla la Bce, la musica è cambiata: chi riuscirà ad adeguarsi ai nuovi standard sarà ben accetto come ingranaggio 'ripulito' del nuovo sistema bancario dell'Eurozona. L'Asset Quality Review e gli stress test serviranno proprio a palesare le mancanze 'da colmare' in ciascuna banca. E chi non riesce nell'intento? "Dobbiamo accettare il fatto che alcune banche non hanno futuro (...) dobbiamo lasciare che alcune di queste scompaiano in maniera ordinata e non necessariamente cercando la fusione con altri istituti". Brividi, le parole della Nouy fanno letteralmente rabbrividire molte delle parti interessate: come spiegava Constâncio precedentemente, la Bce non metterà a rischio la sua reputazione per 'salvare' il recalcitrante di turno alla pulizie di bilancio e all'adeguamento dei capitali.

"Non credo - spiega la Nouy - che le lezioni imparate durino per sempre. Quindi dobbiamo essere supervisori cauti e vigili perché, dopo un certo periodo, le lezioni vengono dimenticate. Questo è sicuro". E allora via libera a quell'esercito di controllori (circa 800 membri a comporre lo staff) che controlleranno ogni singola virgola dei bilanci delle 130 grandi banche sotto esame. Neanche le piccole e medie banche locali, idealmente fuori dalla supervisione diretta unica, potranno sentirsi 'al sicuro': l'SSM "non sarà timido", spiega la Nouy, e la Bce, che quindi potrà idealmente supervisionare qualunque banca, lo farà "tanto spesso quando necessario".

Le banche dovranno andare oltre un semplice 'lifting', in questa occasione sarà decisamente più difficile superare indenni l'ostacolo (senza sistemare le carenze interne). Una vera e propria sfida, con un giudice severo a controllare, che riguarderà da vicino anche il sistema bancario italiano. I nodi da sciogliere non mancano al Bel Paese e i recenti sviluppi altro non fanno che sottolinearlo. Avevamo già osservato le mosse tattiche vagliate daUnicredit con il fondo Mariner e di Intesa Sanpaolo alle quali si è aggiunta, sempre nel campo dell'ipotesi, la joint-venture con il fondo statunitense KKR. L'idea di fondo delle due italiane è sempre la stessa: in assenza di una mossa da parte dello Stato, la creazione di una "Bad Bank" (funzionale alla 'pulizia' ed alla trasparenza chiesta dalla Bce) dovrà essere raggiunta per vie traverse, autonome. Sotto questa luce vanno quindi soppesate le strategie di cui sopra dato che una completa assenza di un piano simile (statale o non) farebbe puntare (maggiormente) i fari della Bce sul sistema italiano.

Ma è davvero da escludere una Bad Bank italiana? Le indiscrezioni a tal proposito sono recentemente aumentate. Si parla, in primis, di una forte avversione delle alte sfere del governo nei confronti di questa soluzione. Il timore è che la creazione di una BBank possa ritorcersi contro l'Italia ed innescare nuove ondate di sfiducia nei suoi confronti, sfociando - e qui i rumors si fanno decisamente 'pessimistici' - in ulteriori downgrade da parte delle agenzie di rating. Il discorso fatto, tutto sommato, potrebbe anche sembrare lecito. Giocare a carte scoperte, specie se non si ha una 'buona mano', potrebbe rovinare del tutto la partita. Eppure si sta così commettendo un grave errore, si sta tralasciando il fatto che le regole - 'rinfrescate' dalla Bce - parlano di un giro finale fatto da tutti a carte scoperte. Tanto vale, pensano quindi in molti, prepararsi al meglio sin da subito: questa volta non sarà possibile nascondere (ulteriormente) la polvere sotto il tappeto.

Ed è proprio con questa chiave di lettura che vanno lette le ultime, sorprendenti, parole del Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. I crediti in sofferenza del sistema bancario non sono una voce di scarsa rilevanza: i circa 300 miliardi di euro loro ascrivibili (giugno 2013) la dicono lunga sulla centralità della questione. Con le sofferenze lorde che a novembre lambivano i €150 miliardi (dei quali 100 verso le imprese) e le nette che erano a quota €75,6 miliardi, la differenza dai due anni precedenti è allarmante (le cifre erano, all'epoca, rispettivamente a 100 e 50 miliardi di euro). Visco ha quindi apprezzato le iniziative prese dalle due principali banche italiane. Senza entrare nello specifico di Intesa e Unicredit, il governatore si è lasciato andare un commento positivo: "vanno nella giusta direzione (...) [perché portano a] razionalizzare la gestione dei crediti deteriorati con la creazione di strutture dedicate in grado di aumentare l'efficienza delle procedure e la trasparenza di questi attivi". 

E solo a questo punto, allora, arrivano quelle poche, sintetiche, parole che danno una decisa scossa al sistema italiano, attualmente in un profondo stato di torpore. E' necessario andare oltre, guardare avanti e puntare su ipotesi "più ambiziose [e] cioè su una Bad Bank di sistema". Sistemare questo particolare problema del sistema bancario non sarà importante solo per dare un aspetto più solido al sistema in vista della 'foto' della Bce, tornerà utile anche per sbloccare (o quanto meno cercare di farlo attivamente) quel meccanismo di finanziamento all'economia ora pressoché fermo. Uscire dall'impasse riuscendo - in contemporanea - a ridare sostegno al credito dell'economia reale: la prospettiva, messa così, non è affatto male. Non sarà un processo indolore, ovviamente, ma la sensazione è che rimanere statici, senza apportare alcuna correzione, verrà a costarci molto di più.

La Bce, con Constâncio prima e la Nouy poi, è stata chiara: nessuno sconto, nessun trattamento di favore. Chi non avrà le carte in regola andrà - da solo - incontro al proprio destino. Visco, da parte sua, ha lanciato un chiaro messaggio a chi 'dovrà decidere': è il momento di agire, fino ad ora si è parlato molto (troppo). Il governo e le banche sono stati avvisati: il 2014, in un modo o nell'altro, cambierà radicalmente il sistema bancario (europeo ed italiano). Ora la palla sta a loro, vedremo come agiranno.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62416/20140210/ssm-nouy-europa-bce-visco-italia-sistema-bancario-bad-bank-intesa-unicredit.htm

 

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