Il fisco strangolatore colpisce ancora: ritenuta preventiva del 20% su tutti i bonifici dall'estero

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Nuove mostruosità burocratiche vengono create da un legislatore sempre più disperato e affamato di quattrini. Dal primo febbraio sui bonifici esteri e flussi simili verrà applicata una ritenuta da parte dell'intermediario (ad esempio una banca) presso cui il titolo è trasmesso, poiché il fisco italiano presupporrà che tale flusso derivi da redditi da capitale o da altre attività estere di natura finanziaria, a meno che il contribuente non certifichi che il reddito non ha natura finanziaria.

  

Detto altrimenti la banca dovrà prelevare il 20 per cento di TUTTE le somme bonificate dall'estero, a meno che il cliente non dia avviso che tale reddito non è soggetto a tassazione alla fonte. Questo significa che il contribuente dovrà provvedere ad avvisare la banca che il bonifico ricevuto deriva ad esempio da rapporti di lavoro autonomo oppure ad operazioni che non sono soggette ad imposte, come quella sul capital gain sugli immobili venduti all'estero dopo un possesso di almeno 10 anni. Ed è subito caos.

Gli istituti finanziari non sembrano però preparati alla novità, che, pur essendo nota ormai da un paio di mesi, è passata sotto relativo silenzio al grande pubblico e, pare, anche agli operatori addetti alle relazione con il pubblico: uno dei maggiori istituti di credito interpellati da IBTimes ha affermato di avere in preparazione moduli appositi per l'autocertificazione, ma che non sono state ancora stabilite linee guida interne per trattare il caso in esame. Un altro istituto, invece, ha consigliato di inviare apposita documentazione, come ad esempio le fatture che giustificano la transazione, ogni volta che il caso dovesse ripresentarsi: ciò però contrasta con la disposizione dell'Agenzia delle Entrate che prevede per il contribuente la facoltà di trasmettere un'autocertificazione in via preventiva e per la generalità dei flussi che abbiano come destinazione lo stesso intermediario. Detto altrimenti, il contribuente potrebbe avvisare la banca una volta per tutte se non ha redditi soggetti a questa ritenuta e/o eventualmente specificare quali siano i flussi collegati ad attività finanziarie detenute all'estero.

Ma la disinformazione che serpeggia anche agli sportelli bancari potrebbe facilmente combinare qualche guaio, anche perché questa misura draconiana presenta molteplici punti oscuri che l'Agenzia delle Entrate, nella nota 2013/151663, non contribuisce a chiarire.

Il primo riguarda la definizione di bonifico proveniente dall'estero: un bonifico proveniente dall'area SEPA sarà soggetto a ritenuta? Secondo uno degli intermediari interpellati ciò non dovrebbe avvenire, in tal caso però il cliente-potenziale-evasore (se non ha denunciato le somme detenute all'estero nell'apposito quadro RW della dichiarazione dei redditi, con il quale si pagano le imposte di questa natura) potrebbe decidere di triangolare l'importo passando per una banca europea ed evitando così la ritenuta (ma è lecito chiedersi perché dovrebbe riportare i capitali entro i confini nazionali, fatte salve implicazioni di carattere medico). Una falla non da poco, se simile ritenuta non è applicata anche da tutti gli altri Paesi SEPA,che comprende non solo i 28, fiscalmente frammentati, Paesi dell'Unione Europea, ma pure altri sei, fra i quali Svizzera, San Marino e Principato di Monaco, che non hanno una storia di particolare ferocia nei confronti dei clienti delle proprie banche.

La seconda indicazione che contribuisce ad avvicinare l'Italia ad uno stato di polizia tributaria è relativa al fatto che le somme autocertificate dovranno comunque essere segnalate all'Amministrazione finanziaria (tralasciando il fatto che non vengono definiti tempi e modalità con i quali l'intermediario deve effettuare tale segnalazione). Si tratta comunque di una disposizione inutile, poiché già oggi i flussi alla frontiera su cui l'intermediario non applica alcuna ritenuta sono monitorati dal fisco.

Ancora, non è chiaro che succeda nel caso in cui la fonte del reddito sia all'estero, ma l'obbligazione venga regolata attraverso conti residenti in Italia (come il caso di un contribuente italiano che dà in locazione un immobile all'estero ad un connazionale). La norma nonché l'interpretazione fornita dalla Agenzia delle Entrate risultano essere inutili perché scritte male (come peraltro gran parte di molte disposizioni di legge e collegate che falliscono nel compito di chiarire i diritti e i doveri del contribuente, ma transeat).

Non è certo finita: la norma è passata silenziosamente solo su alcuni giornali specializzati e sono dunque ignoti probabilmente a gran parte dei contribuenti che nelle prossime settimane rischiano di ritrovarsi i propri bonifici decurtati di un quinto, anche perché le banche stesse non sembrano avere le idee chiare, e decidere di sparare nel mucchio. Inevitabilmente si scateneranno le richieste di rimborso di una ritenuta non dovuta, che dovrà essere inoltrata alla stessa banca o allo Stato, che come noto non è velocissimo nel rimborsare i suoi creditori. Intanto che l'iter burocratico faccia il suo corso, però, il contribuente si ritroverà con una parte del proprio reddito ingiustamente non disponibile, in attesa di un rimborso che arriverà chissà quando.

Infine non sembra che questa norma sarà un toccasana per gli investimenti esteri: si tratta di un nuovo e probabilmente inutile peso imposto da una burocrazia già estremamente asfissiante per chi desidera fare impresa in Italia, sia esso straniero o meno. Qualche impresa, insomma, potrebbe semplicemente ritenere l'ennesima follia di un fisco impazzito e disperato come un invito a tenere i propri capitali lontani dall'Italia.

Appare dunque evidente che la coperta di Saccomanni si sta facendo sempre più corta, e che dopo aver messo in atto strategie fiscali sempre più disperate, come gli acconti su imposte da pagare fra un paio di anni o il pasticcio relativo alla Banca d'Italia (solo per citarne alcuni), il Tesoro sia stato costretto a cercare quattrini anche fra le briciole. Per evitare la tirannia di un Paese che sembra ormai ben oltre la frutta, conviene tenere gli occhi bene aperti e contattare per tempo la propria banca per conoscere le modalità attraverso i quali le quali sottrarsi ad un prelievo preventivo ingiusto, nel caso in cui le somme in oggetto non siano interessate dalla ritenuta.

Fatto ciò, sperare che vada tutto bene: con la burocrazia italiana raramente si può stare tranquilli.

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Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62444/20140210/fisco-ritenuta-preventiva-20-bonifici-estero.htm

 

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