Cina, il commercio estero va così bene da sembrare gonfiato. E forse lo è

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La Cina ha rilasciato mercoledì dati sorprendenti relativi al proprio commercio estero, segnalando che i rallentamenti della seconda economia del mondo sono sostanzialmente un ricordo: secondo le cifre ufficiali le esportazioni cinesi sono cresciute del 10,6 per cento, mentre le importazioni sono cresciute poco più lentamente, ovvero del 10% rispetto a un anno prima.

  

Per gli analisti si è trattata di una sorpresa non da poco, poiché ci si aspettava una crescita zero, se non addirittura un declino, specialmente dopo che la manifattura a gennaio aveva segnato un deciso rallentamento, scendendo sotto la soglia dei 50 punti che separa l'espansione dalla contrazione economica. Si tratta di dati sorprendenti, anche perché il mese di gennaio 2013 fu di per sé particolarmente florido (+25 per cento) per cui sembrava impossibile fare di meglio. E infatti ci sono indizi che tale crescita (impossibile), nella pratica, non ci sia.

Una di queste tracce è sempre la discrepanza fra le esportazioni cinesi verso Hong Kong e le importazioni dalla Cina verso la medesima destinazione: i due dati dovrebbero in teoria coincidere (più o meno), eppure il rapporto fra export dichiarato dalla Cina e import registrato da Hong Kong risulta essere superiore di una volta e mezzo, ed è in continua ascesa ormai dal 2010. Si tratta di una "tradizione" che contribuisce a far "sparire" diverse decine di miliardi di dollari l'anno.

Fra i colpevoli sembrano esserci in primo luogo le sovrafatturazioni delle aziende cinesi, che il governo non riesce a stroncare: nella pratica le aziende cinesi fatturano esportazioni in quantità superiori rispetto a quanto effettivamente viene spedito a destinazione, in modo tale da poter importare nel paese, in cui sono in vigore controlli sui capitali, grandi quantità di denaro da investire poi in altri settori, come quello immobiliare.

Per quanto al governo cinese possa far piacere mostrare che il dragone è in ottima salute, questo flusso di denaro contribuisce ad alimentare delle bolle che potrebbero destabilizzare l'economia cinese in una fase particolarmente delicata della propria storia. Il governo sta infatti affrontando la transizione da una Cina trainata dalle esportazioni ad un'economia basata sulla domanda interna, e si tratta di un cambiamento di paradigma particolarmente delicato, e che comporterà importanti riforme soprattutto nel sistema finanziario e valutario, che il governo tenterà di tenere sotto sempre più stretto controllo. Eppure proprio questo controllo sta generando modi più sofisticati per aggirarlo.

Scommettere sull'apprezzamento della moneta locale, lo yuan, è praticamente una vittoria sicura, e anche approfittare del differenziale fra i tassi d'interesse contribuisce a generare profitti praticamente certi: le merci spedite all'estero vengono pagate con capitali esteri caratterizzati da un basso tasso di interesse e il denaro così ottenuto viene investito in Cina dove è possibile ottenere tassi superiori di oltre 500 punti base. In seguito le merci vengono restituite e così il capitale preso a prestito per avviare l'operazione.

Un vero peccato però che ciò rischi di surriscaldare settori particolarmente sensibili dell'economia e quindi di creare grattacapi ad un governo che non sembra essere in grado di correggere queste storture e evitare movimenti di capitali eccessivamente vorticosi.

Eppure sembra essere proprio l'intervento del governo nella lotta alle pratiche scorrette a rendere più facile la vita di chi vuole generare profitti da arbitraggio, evadere le tasse o accumulare fondi neri da usare per corrompere i funzionari statali: la pratica descritta poco sopra, denominata round-tripping e nata "in risposta" alla lotta alla sovrafatturazione, risulta essere infatti legale, e nuovi modi per applicarla vengono scoperti di continuo.

Non mancano comunque inviti alla cautela, a ricordare che non è detto che il governo stia per perdere il controllo della situazione: per quanto le cifre siano effettivamente gonfiate, bisogna tenere in considerazione che il nuovo anno cinese è stato festeggiato a partire dal 31 gennaio, mentre lo scorso anno la festività era iniziata il 9 febbraio. Gli esportatori potrebbero aver deciso di anticipare le spedizioni, facendo sì che una parte dell'ammontare di febbraio venisse "trasferita" a gennaio, e che per questo bisognerà leggere il dato relativo a gennaio insieme a quello che verrà rilasciato per il mese di febbraio, nel corso del quale dovrebbe registrarsi un rallentamento proprio per la ragione appena descritta.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62542/20140212/cina-commercio-estero-sovrafatturazione-round-tripping.htm

 

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