L'Unione Bancaria va avanti: in ritardo, limitata e sottocapitalizzata

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L'Unione bancaria è un progetto decisamente ambizioso per l'Europa. Un disegno complesso, decisamente articolato, che tira in ballo Paesi diversi e interessi talvolta contrapposti. Il primo pilastro dell'Unione, quella vigilanza unica affidata alla Banca centrale europea, è stato già creato. Manca però un secondo, decisivo, tassello: il suo nome è SRM ovvero Single Resolution Mechanism. Un meccanismo unico, europeo, che sancirà il destino di tutte quelle eventuali banche in crisi. Deciderà chi salvare, deciderà il come. Il funzionamento dell'SRM è ancora tutto da decidere e la discussione, partendo da bozze e mezzi accordi, è in corso. Ciò che però 'preoccupa', in aggiunta, è anche il suo braccio armato, il suo strumento concreto: il fondo salva-banche, anche conosciuto come Single Resolution Fund (SRF).

  

L'accordo del Consiglio UE sul SRM "può essere migliorato", ha tuonato il numero uno della Bce Mario Draghi a margine di una conferenza della Banca centrale del Belgio. Gli interessi in ballo della Banca centrale europea sono palesi: portare avanti il progetto di vigilanza unica sulle 130 maggiori banche europee è sì importante ma non sufficiente qualora venisse a mancare quel fondamentale tassello dell'SRM. Benoit Coeuré, membro del comitato esecutivo della Banca centrale, non ha fatto mistero delle preoccupazioni che aleggiano ai piani alti: "Sarebbe un rischio iniziare la vigilanza unica senza una prospettiva per il meccanismo di risoluzione. Sarebbe una situazione molto scomoda per la Bce come supervisore". Divisioni importanti permangono tra i Paesi e tra i rappresentanti dei governi ed il Parlamento europeo: il tempo stringe, con il Parlamento che si scioglie in primavera, e l'accordo ancora latita.

Ma c'è dell'altro, c'è - come accennato prima - l'SRF. Il fondo salva-banche appare, ancora, più come un progetto da definire che come uno strumento prossimo al suo utilizzo. Ritmi lenti caratterizzano la sua 'nascita': lunghe discussioni sul suo finanziamento e biblici tempi per la sua costituzione sono l'emblema della sua attuale inefficacia. Draghi ne è consapevole, non può far finta di nulla, ed è così che passa al contrattacco: "Il principale problema è l'incertezza sul finanziamento della risoluzione (...) Dieci anni sono un periodo eccessivamente lungo". Dieci anni, questo è il lasso di tempo che impiegherebbe il fondo, data la sua attuale configurazione, per racimolare i 'denari' ed arrivare a fornire quel supporto mutualistico a tutte le banche dei diversi Paesi. Circa 55 miliardi di euro da raccogliere (questa la sua portata) per alimentare il nuovo scudo europeo: troppo poco forse, in troppo tempo.

E' così che Draghi condivide, parzialmente, la linea tedesca: "Sarebbe positivo raddoppiare il passo della mutualizzazione, in modo da avere un vero fondo europeo entro 5 anni". Attenzione, perché le parole potrebbero facilmente ingannare. La soluzione proposta da Schäuble, ministro delle Finanze tedesco, parla - molto semplicemente - di dimezzare i tempi, raddoppiando i contributi che le banche dovranno versare. Una mossa di difficile attuazione che, appunto, è ben distante dalla soluzione prospettata da Draghi.

"Per essere chiari, raddoppiare la velocità non implica che le banche debbano pagare un prelievo più alto. Il fondo raggiungerebbe ancora il suo livello in dieci anni, ma diventerebbe davvero unico dopo cinque anni". Altrimenti detto: i contributi versati dalle banche andrebbero a beneficio di tutte le altre banche europee già dopo cinque anni e non dopo dieci come attualmente previsto. Il raggiungimento della capacità complessiva di 55 miliardi di euro, invece, resterebbe un target da raggiungere alla fine del secondo lustro.

Ma le risorse del fondo saranno sufficienti? In una crisi che ha 'consumato' risorse per circa 4500 miliardi di euro, basteranno €55 miliardi per salvare le banche in difficoltà? Per capirlo, innanzitutto, è necessario pensare a come agirà il fondo. A pagare per la banca in crisi, in primis, saranno gli investitori: fino all'8% degli attivi, infatti, sarà coperto con i fondi di azionisti, obbligazionisti e depositanti (sopra l'ombrello europeo dei 100mila euro). Solamente il successivo 5% delle perdite (rapportato sempre agli attivi) sarà coperto quindi dal Fondo. Ciò basterà a limitare gli importi da accollare al fondo entro il limite dei €55 miliardi (o ancor meno in caso di 'crisi' più vicine nel tempo)? Non è assolutamente detto ed è per questo che lo stesso Draghi prova a fare luce sulla questione: "Quello che rende credibili le autorità di risoluzione è la consapevolezza che, se le risorse private non sono sufficienti, allora possano utilizzare un finanziamento pubblico temporaneo".

Serve un "paracadute pubblico" allora. Ma questo non rischia solamente di alimentare quel circolo vizioso tra Stati e Banche, nemico giurato dell'SRM? No, spiega Draghi. La Bce, tra stress test e AQR, procederà rigorosa nei suoi controlli sulla salute delle banche e, qualora riscontrasse necessari 'ritocchi' da fare, renderà il tutto pubblico. Nessuna remora perché i backstop permetteranno di superare le mancanze del momento. Si tratterà di "prendere prestiti temporanei sul mercato con garanzie degli Stati" o, in alternativa, "avere accesso a linee di credito, potenzialmente dall'ESM (il fondo salva Stati, N.d.R.)". Tutti i prestiti 'aggiuntivi' che prenderebbero la strada delle banche, insomma, sarebbero poi ripagati con successivi prelievi aggiuntivi a neutralizzare il tutto.

L'anno zero delle banche europee è già iniziato con la messa in moto dell'Asset Quality Review e degli stress test della Bce. La Banca centrale, a tal proposito, ci ha letteralmente 'messo la faccia' per assicurare una pulizia dei bilanci assolutamente credibile. Un mettere ordine che, giocoforza, porterà alcune banche a necessari aumenti di capitale, non sempre ben visti dai mercati. In caso di (probabile) crisi, quindi, l'Europa dovrà esser pronta ad intervenire: che sia un fondo ancora sostanzialmente nazionale con un solido backstop europeo o una primissima forma del fondo comune, 'poco' importa. Il margine di tempo si assottiglia inesorabilmente: è arrivato il tempo di trovare una soluzione 'finale' tanto sul meccanismo di risoluzione quanto sul fondo alla sua base.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62568/20140213/bce-draghi-coeur-srm-srf-fondo-salva-banche-parlamento-europeo-bce.htm

 

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