Ritenuta bonifici esteri, le banche cadono dalle nuvole. Cosa fare per tutelarsi

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Qualcosa si muove sul fronte della ritenuta del 20 per cento sui bonifici dall'estero: dopo il nostro articolo di lunedì, che ha denunciato al pubblico non specializzato una norma del morente governo Letta passata "clamorosamente" di nascosto, la stampa cosiddetta mainstream (come ad esempio il Sole 24 Ore del 13 febbraio) ha finalmente cominciato a informare di una norma che, giusta o meno, non doveva passare nel silenzio. Le banche interpellate da IBTimes, però, sono ancora in alto mare, e in alcuni casi addirittura cascavano dalle nuvole, segno che c'è ancora del lavoro da fare.

  

Intanto riepiloghiamo i fatti: a partire dal primo febbraio gli istituti di credito sono tenuti a trattenere il 20 per cento su ogni bonifico o altro flusso finanziario proveniente dall'estero, poiché il fisco presume che tale somma sia un reddito di natura finanziaria, e come tale sottoposto alla consueta tassazione del 20 per cento che caratterizza tali redditi. Non serve alcun incarico di riscossione: la banca deve prelevare anche senza informare il cliente. Il problema, ovviamente, non è la ritenuta, bensì il fatto che prima si verrà tassati e poi, forse, ci verrà detto il perché. E se la banca non aveva ragione a "succhiare" quel 20 per cento? Si potrà chiedere il rimborso, che, conoscendo la velocità dello Stato, sarà corrisposto agli eredi degli eredi.

La parte più odiosa è che la misura riguarda i contribuenti più deboli: società semplici, enti non commerciali e, soprattutto, le persone fisiche. Queste categorie devono inoltrare al proprio istituto di credito un'autocertificazione e altra documentazione idonea a dimostrare che tale ritenuta non è dovuta, vuoi perché già assolta o perché il reddito non è di natura finanziaria. Il problema è che tale previsione è praticamente ignota non solo alla stragrande maggioranza degli interessati (che difficilmente leggono la scarsa stampa specializzata che se ne è occupata), ma pure agli stessi istituti di credito. La possibilità che qualcuno, nei prossimi mesi, si ritrovi con il conto decurtato retroattivamente a causa della scarsa informazione, è pertanto elevatissima.

IBTimes ha contattato nove operatori di sette istituti di credito di ogni dimensione, sia tradizionali che online, con riscontri decisamente deludenti. Tali istituti sono Banco di Brescia, Banco di Napoli (gruppo Intesa Sanpaolo), Emilbanca, ING, Monte dei Paschi di Siena, Unicredit e Webank.

In cinque casi l'addetto che ci ha risposto semplicemente cascava dalle nuvole, premurandosi di raccogliere informazioni e di richiamare; in uno di questi casi si paventava addirittura un collegamento con la voluntary disclosure (per gli amici: "scudo fiscale"), che però ha poco a che vedere con la norma in oggetto, come l'operatore ci ha confermato dopo avere contattato la sede centrale.

Un operatore, pur non essendo in grado di rispondere precisamente, ha comunque dato istruzioni per inviare l'autocertificazione, specificando i documenti necessari. Solo due impiegati erano a conoscenza della norma sin dalla prima telefonata: la prima, a differenza di un'altra filiale dello stesso gruppo che rientra nelle cinque che cadevano dalle nuvole, ha rassicurato affermando che nessun prelievo sarebbe stato effettuato senza comunicazione al cliente.

La seconda è stata invece più esplicita e chiara: l'addetto era «infastidito questa norma», suggerendo che essa «sia stata mediaticamente infognata». Non sono comunque mancate rassicurazioni anche in questo caso: secondo la nostra fonte, le banche hanno «tempo fino a giugno per capire cosa far fare al cliente» e che «non metteranno mano nel conto se prima non hanno comunicato come [bisogna] fare per fargli sapere che il prelievo non dovrebbe riguardar[e il cliente]». L'impiegato, comunque, non sapeva se fosse necessaria una sola dichiarazione per la generalità dei flussi (non è chiaro se sarà valido per sempre o solo per un solo periodo d'imposta, nel qual caso bisognerà ripetere l'operazione una volta l'anno) o se, per ogni flusso interessato, sarà necessario inviare nuovi documenti. In quest'ultimo caso ci sarà di che uscire matti: una dichiarazione per bonifico sarebbe un'assurdità (che per il fisco italiano è però la norma).

In seguito ad altre due telefonate, altri due istituti di credito hanno confermato quest'ultimo commento: nelle prossime settimane le banche predisporranno moduli ad hoc per effettuare questa autocertificazione. A giudicare dalla confusione che regna, comunque, finirà che le banche si riempiranno di carta inutile, anche perché chi evade ha almeno un milione di modi per evitare la resa dei conti con il fisco, in primo luogo evitando di riportare i capitali in patria.

La norma, inoltre, sembra essere decisamente facile da aggirare: tre istituti hanno ritenuto (con qualche dubbio) di escludere che i bonifici interni all'area SEPA saranno considerati "esteri". Ciò significa che per evitare la ritenuta basta avere un conto in uno degli altri Paesi dell'area SEPA (i ventotto appartenenti all'UE più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Principato di Monaco, Svizzera e San Marino). Insomma, qualche buco nella muraglia, specie per i capitalisti dell'ombrellone, sembra esserci.

Il problema colpirà soprattutto i comuni mortali, per natura meno informati e con scarsi rapporti con i commercialisti (ammesso che essi stessi ne sappiano qualcosa a loro volta). Qualche consiglio: fare un colpo di telefono in banca o andare in filiale e chiedere informazioni (citando il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate 2013/151663 [pdf]); inviare secondo le modalità prescritte dallo stesso istituto di credito (solitamente via fax) una breve dichiarazione con la quale si informa di non avere redditi soggetti a questa ritenuta o specificando quali sono i redditi su cui la banca deve applicare la ritenuta; sperare di non avere sorprese in futuro (fino a giugno, in teoria, le banche possono prelevare retroattivamente). Resta fondamentale "disturbare" la banca per rimanere aggiornati sulle novità e farsi spiegare bene la vicenda.

Per molti sarà una perdita di tempo, per le banche sarà altra carta da gestire, creando problemi e fastidi a molti, ma non ai professionisti dell'evasione. Si ringrazi il governo Letta per questo bel regalo di addio.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62620/20140214/ritenuta-bonifici-esteri-banche-che-fare.htm

 

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