Unicredit-Intesa-Kkr: Bad Bank, ecco cosa ha in serbo il trio finanziario

E-mail Stampa PDF

Unicredit ed Intesa Sanpaolo stanno facendo sul serio. Quella che fino a poco tempo fa poteva sembrare una semplice ipotesi nel campo dell'esternalizzazione dei crediti 'non performing', ora sembra un progetto ben strutturato e non così lontano dalla sua definitiva realizzazione. Il partner, tanto per Intesa quanto per Unicredit, sarebbe il private equity americano Kohlberg Kravis Roberts & Co. (Kkr).

  

Nonostante le recenti aperture del governatore di Bankitalia Visco, l'ipotesi di una Bad Bank nazionale - dove far confluire tutte queste 'dubbie' attività - risulta decisamente lontana dalla realtà. Per questo motivo le banche, in odore di AQR e stress test europei, si sono mosse per conto proprio e le due 'big' della finanza italiana sembrano essere proprio quelle più vicine alla realizzazione di un progetto concreto. Una tavola rotonda con tutto il top management delle tre parti interessate, due valide (e non necessariamente alternative) ipotesi da vagliare ed un ricco dossier da analizzare: questo il quadro attuale delle situazione.

I tre, come accennato, sono Intesa Sanpaolo, Unicredit e il fondo Kkr. Il valore iniziale dei crediti ristrutturati che verranno conferiti dovrebbe aggirarsi attorno al miliardo di euro. Una cifra considerevole, ma che potrebbe tranquillamente lievitare con il tempo dato che, al 30 settembre 2012, Intesa Sanpaolo aveva in 'pancia' circa 2,5 miliardi di euro in crediti ristrutturati e Unicredit addirittura €8,13 miliardi.

Parlavamo di due ipotesi perché, nello specifico, il progetto prospetterebbe tanto la costituzione di una Newco dove far confluire i desiderati pacchetti di sofferenze, quanto la creazione di un veicolo nel quale far subentrare un partner specializzato in turnaround industriale. Due 'mezzi', uno scopo: le ipotesi tuttavia, dicono fonti interne, "potrebbero anche coesistere".

La prima via percorribile è la canonica creazione di un SPV. Uno Special Purpose Vehicle (società scatola-vuota) che riceverebbe, a prezzi scontati, i crediti delle banche (oltre ad una dose - si parla del 10% del patrimonio complessivo - di capitali freschi versati dalla Kkr) per poi dare il via alla vera e propria cartolarizzazione con l'emissione di obbligazioni. Obbligazioni potenzialmente rischiose ma dall'attraente rendimento: un mix che dovrebbe decisamente ingolosire tutti gli istituzionali a caccia di buoni yield. La seconda ipotesi, invece, porterebbe dritti verso la costituzione di una nuova società finanziaria o, al più, di una holding di partecipazioni. Vi confluiranno tutti i crediti interessati, anche qui previo sconto, che diventeranno poi 'azioni' da collocare sul mercato agli investitori interessati.

Le ipotesi, come detto prima, non sono necessariamente alternative. Intesa Sanpaolo ed Unicredit hanno deciso di percorrere un percorso comune, data la sostanziale coincidenza dei loro 'problemi' ed il fondo Kkr sembra aver prospettato loro un piano decisamente interessante. Se per l'ufficialità è ancora troppo presto, l'Ad di Unicredit Federico Ghizzoni ha fornito una sorta di deadline ben precisa: la decisione tanto attesa verrà presa "entro metà anno". Non manca poi così molto, allora.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62628/20140214/unicredit-intesa-sanpaolo-bad-bank-spv-turnaround-kkr-fondo-usa.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili