Ritenuta bonifici esteri: anche l'UE vuole vederci chiaro sulla nuova mostruosità fiscale

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Il rumore scatenato su queste pagine a proposito della ritenuta del 20 per cento sui bonifici esteri alla fine è servito a qualcosa: dopo la nostra denuncia del 10 febbraio scorso (la prima sulla stampa non specializzata) finalmente si sono accorti dell'ennesima mostruosità fiscale approvata dal morente governo di Enrico Letta anche media mainstream come il Sole 24 Ore (con un articolo in burocratese esoterico il 13 febbraio) e il Fatto Quotidiano del 16 febbraio, che riporta anche la volontà delle associazioni di consumatori di mettersi sul piede di guerra. E finalmente l'eco di questo provvedimento è arrivato a Bruxelles.

  

La Commissione Europea ha infatti deciso di verificare la compatibilità con le norme UE della nuova tassazione all'ingresso in Italia di tutti i bonifici destinati a persone fisiche società semplici e enti non commerciali, che ha in sostanza trasformato tutti gli italiani in evasori fiscali e riciclatori di denaro salvo prova contraria. In pratica, per il fisco, tutti i bonifici in entrata dall'estero derivano da attività finanziarie non denunciate all'Agenzia delle Entrate e sta al contribuente attivarsi per inviare fax, fare telefonate e andare agli sportelli per dichiarare che tali somme non sono soggette a ritenuta.

Finalmente, però, si accende un faro su una norma approvata ormai da tre mesi. Il commissario al fisco Algirdas Semeta, per bocca del suo portavoce Emer Traynor, ha confermato di essere a conoscenza della norma entrata in vigore il 1º febbraio scorso nel silenzio dei media e nell'ignoranza delle stesse banche, che hanno confermato ad International Business Times non solo di non essere esse stesse pronte ad applicare la ritenuta decisa dal governo, ma addirittura di non averne la più pallida conoscenza.

Secondo la nuova norma tutti i flussi di denaro in ingresso in Italia dovranno essere soggetti a un prelievo del 20 per cento, a meno che il contribuente non informi la banca che tale l'uso non deriva da un reddito finanziario non dichiarato. Il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera però risulta essere malamente scritto, e presta il fianco ad interpretazioni discordanti che hanno lasciato nel buio gli stessi istituti di credito che non hanno ben chiaro cosa fare.

Il primo problema che riguarda anche l'Europa è la stessa definizione di bonifico dall'estero: secondo le banche i bonifici in area SEPA non dovrebbero essere considerati bonifici dall'estero, creando così un clamoroso vulnus alla norma, poiché basterebbe triangolare i flussi finanziari presso una banca di uno degli altri 33 paesi dell'area SEPA (compresa la Svizzera), prima di farli transitare in Italia. Proprio per questo motivo altri osservatori hanno ritenuto che la norma dovrà essere applicata anche ai bonifici europei e ciò potrebbe comportare una limitazione del principio di libera circolazione dei capitali nell'area.

A questo si aggiunge il fatto che i contribuenti non sono ancora pienamente informati della novità poiché le stesse banche non sanno esattamente come e cosa comunicare ai propri clienti: il contribuente dovrà produrre un autocertificazione e tutti i documenti necessari per dimostrare di non essere un evasore per avere a disposizione la totalità del proprio denaro in entrata. Un mostruoso caso di rovesciamento dell'onere della prova.

Fra i dubbi che le banche hanno a riguardo ce ne sono alcuni non di poco conto: per esempio l'autocertificazione è valida da una volta per tutte oppure sarà necessario produrla per ogni periodo d'imposta? Nel caso in cui il contribuente riceva più bonifici nel corso dello stesso periodo d'imposta sarà necessario produrre documentazione per ognuno di tali flussi? E che succede se di reddito finanziario si tratta, ma è stato già tassato in un Paese con i quali l'Italia ha già in essere un trattato contro la doppia imposizione?

Ma soprattutto il tempo sprecato a riempire le banche di carte inutili (visto che il Fisco ha già molte delle informazioni che verranno richieste) in che modo verrà ripagato al contribuente? E le aziende straniere che volessero assumere italiani in che modo dovrebbero essere agevolate da una simile, stupida norma?

La nuova legge, insomma, provocherà nei prossimi mesi più danni che benefici, e renderà costantemente più oneroso per i cittadini italiani ricevere il proprio denaro derivante da operazioni perfettamente lecite, senza però intaccare l'evasione fiscale, poiché chi ha accumulato tesoretti illegali oltre frontiera avrà più di una modalità per aggirare questa norma, ammesso che voglia riportare di frutti dei propri illeciti in un paese sempre più diretto verso uno stato di polizia fiscale che colpisce i pesci piccoli e lascia sfuggire quelli grossi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62720/20140217/ritenuta-bonifici-esteri-ue-compatibile-trattati-europa-sepa.htm

 

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