Il Venezuela contro la realtà, studenti in piazza in protesta: cosa sta succedendo a Caracas?

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Il Venezuela sta vivendo giorni drammatici da quando gli studenti hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro il governo del presidente Nicolas Maduro, che appare sempre più incapace di garantire il minimo necessario per dare un significato alla parola "governare".

  

Le proteste degli studenti sono più o meno una costante nella storia recente del Venezuela, ma la partecipazione ampia e diffusa agli ultimi rally indetti dai movimenti indicano che la protesta sta guadagnando momentum: il governo non sembra più in grado di riuscire a mantenere l'ordine, mentre la carenza di beni di prima necessità a cominciare dalla carta igienica, simbolo della protesta, ma anche di zucchero, olio e caffé, fra le altre cose, rischia di aumentare le fila di chi chiede il rovesciamento dello status quo, cosa che difficilmente verrà ottenuta in maniera totalmente pacifica. Per le strade infatti si contano già diversi morti.

Dalla morte di Hugo Chavez, ovvero da quando l'attuale presidente è salito al potere, la situazione venezuelana è costantemente peggiorata, come dimostrato, a mero titolo di esempio da un tasso di inflazione superiore al 50 per cento, o da riserve valutarie che sono velocemente consumate nel tentativo di evitare collassi ben peggiori di quelli attuali, il tutto nonostante Caracas galleggi su un mare di oro nero (300 miliardi di barili, superiori anche a quelli dell'Arabia Saudita).

Non che ci si potesse attendere qualcosa di molto diverso da una economia largamente nazionalizzata, basata sulle importazioni di beni anche di prima necessità e nel quale il governo svolge un ruolo largamente dominante per via di sempre più larghi sussidi, a cominciare da quelli sulla benzina che viene pagata a prezzi completamente fuori mercato. Un simile intervento non poteva che colpire al cuore l'industria venezuelana, costretta a produrre in perdita (quando produce), nonostante il governo parli di un complotto (decisamente improbabile, per l rasoio di Occam), e tutte queste storture si sono manifestate sotto forma di un'inflazione sempre più fuori controllo.

La situazione sociale non è al momento ancora disperata, poiché gli studenti ancora non riescono a portare dalla loro parte la classe lavoratrice venezuelana, che a causa dei sussidi è ancora largamente dalla parte del governo Chavista. Ciò ha comportato anche una relativa timidezza da parte delle opposizioni ufficiali, che non vogliono essere coinvolte in eventuali esagerazioni nel corso delle proteste, poiché il presidente ha ancora il potere di mettere fuorilegge i politici che, a suo dire, minacciano la pace nel paese. Le proteste non sono praticamente passate sui media e la stessa conferenza stampa delle opposizioni relativa alle manifestazioni è stata tenuta in semiclandestinità, alla presenza dei soli media stranieri.

La politica dei "politici fuorilegge" è stata riaffermata da Maduro lo scorso 11 febbraio in un discorso televisivo e lascia presagire ulteriori giri di vite per limitare l'opposizione politica. Il problema è che i margini di manovra per il governo sono definitivamente ristretti, e non basterà soffocare le opposizioni per far quadrare i conti: grazie a sussidi governativi per 9 miliardi di euro, il prezzo di un litro di benzina alla pompa è pari a circa un centesimo di euro al litro, rendendo il carburante molto più economico della stessa acqua. Maduro ha annunciato graduali aumenti fino all'equivalente di tre centesimi di euro, ma si rimane molto lontano dalle pressioni della realtà. Altri sussidi verso altri Paesi (a cominciare da Cuba) andranno necessariamente rivisti; la moneta locale, il bolivar, andrà svalutato, visto che il cambio ufficiale resta strafisso sotto i 7 per dollaro (con esclusione di alcune categorie, per i quali è possibile cambiare a 11), mentre al mercato nero si è arrivati ben oltre i 70 bolivar per dollaro.

Si tratta di una situazione non più sostenibile per le finanze pubbliche e che quindi dovrà finire, volenti o nolenti: il problema però è che quando il governo ha tentato di correggere questa stortura, esso ha dovuto affrontare forti proteste di piazza che hanno lasciato a terra centinaia (o forse migliaia) di morti: era il febbraio 1989, e da allora nessun governo si è mai azzardato ad eliminare i sussidi sulla benzina.

La rivoluzione bolivariana, insomma, potrebbe presto schiantarsi contro quel muro chiamato realtà.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62736/20140217/venezuela-studenti-protesta-caracas-economia-sussidi-benzina.htm

 

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