Argentina, il governo affronta la realtà: inflazione ufficiale al 22%, l'era delle truffe è finita?

E-mail Stampa PDF

Più una bugia va avanti nel tempo, più è facile che cresca. La saggezza popolare, tuttavia, avverte: chi mente dovrà fare i conti, prima o poi, con la dura realtà. Buenos Aires sta capitolando sotto il peso delle sue bugie: l'ultima ad esser stata 'svelata' (o meglio, finalmente riconosciuta) è quella legata al tasso di inflazione.

  

Axel Kicillof, ministro dell'Economia argentino, ha palesato ciò che tutti gli analisti del globo andavano affermando ormai da anni: l'Argentina (governativa) aveva (e forniva) una visione decisamente distorta dell'andamento dei prezzi interno al Paese. Tra le tante, la minaccia del Fondo monetario internazionale (con l'espulsione dall'Istituto sempre più concreta) ha portato i suoi frutti. I prezzi, già solo nel mese di gennaio, sono cresciuti del 3,7% (ben distanti da quel fittizio 1% 'bloccato' da tempo). Un dato preoccupante che è decisamente non conciliabile con quel tasso di inflazione medio al 10,15% mostrato al mondo negli ultimi tre anni e che lascia spazio - ipso facto - alla nuova, annuale, crescita dei prezzi al 22% circa (che forse ancora sottostima l'ipotizzato tasso reale al 28,4%, ma che risulta ora decisamente più fedele).

Una stortura, quel dato così palesemente falsato (come ben documentato da IBTimes nei mesi scorsi), alla quale moltissimi avevano già da tempo smesso di credere. Una statistica, decisamente distante dalla realtà dell'economia quotidiana, che continuava a vivere sulle macerie del vecchio indice dei prezzi al consumo CPI-NU. L'Instituto Nacional de Estadística y Censos (Indec), l'equivalente del nostro Istat, computava infatti i soli prezzi di Buenos Aires e, addirittura, manteneva artificiosamente ferme al 2004 le abitudini di spesa delle famiglie argentine. L'IPC-100 NU, il nuovo indice, è stato quindi costruito su basi che, molto semplicemente, si sono dimostrate quanto meno tendenti alla realtà dei fatti: copertura della popolazione che ora arriva all'86,7% (rilevati tutti i centri abitati con almeno 5mila persone) e, finalmente, abitudini di spesa aggiornate al 2012-2013. Duecentotrentamila prezzi rilevati mensilmente e circa 13mila centri abitativi presi in esame: sebbene non sia la composizione del miglior indice statistico della storia, i miglioramenti dal precedente (di diritto sul podio dei peggiori) sono innegabili.

L'Argentina della Kirchner si ritrova così, di colpo, con l'inflazione (almeno) al 22% annuo. Eppure nessuno si strappa i capelli, non ci sono lunghe file di persone che comprano il pane: tutto, per gli attori dell'economia reale, sembra decisamente nella normalità. Perché?

Perché la bugia della Kirchner ha radici profonde. Gli escamotage statistici, infatti, sarebbero nati addirittura nel 2007, con l'allora presidente Néstor Kirchner che 'rinnovò' profondamente il personale dell'Indec e diede il via alle 'statistiche di comodo'. Dati falsati, incompleti, che ingannarono solamente per i primi tempi: la realtà dei fatti, presto, sbugiardò quel dato sull'inflazione. E' così che il popolo, dall'imprenditore all'impiegato, ha imparato a non fidarsi delle statistiche ufficiali e a badare, invece, ai numeri che uscivano ogni giorno dall'economia reale.

Prova ne sia quella crescita dell'indice dei salari da quasi 25 punti percentuali, nel 2013, contro l'indice dei prezzi al consumo fisso al 10,8%: una differenza non razionalmente spiegabile, a patto di non credere a 'regali' fatti dai datori di lavoro, che nasceva ovviamente dalla sottostima del CPI. Tutto il mondo, ben presto, ha imparato a diffidare di queste statistiche: numeri fittizi, vuoti e completamente privi di alcun valore informativo. Un puro 'esercizio di stile', ingannevole, che ha a più riprese infastidito in molti, Fondo monetario internazionale su tutti. I rapporti con Buenos Aires, già non idilliaci, hanno rischiato quindi una definitiva rottura su questo particolare caso: con l'espulsione dietro l'angolo, quindi, l'Argentina ha finalmente deciso di tornare 'paladina della realtà' con il nuovo indice.

"[Ora] è un indice credibile" ha chiosato Eduardo Levy Yeyati, l'ex direttore della Banca centrale argentina. Dopo aver negato la realtà dei fatti per anni - in conflitto con il resto del mondo, dopo aver letteralmente dato la caccia agli economisti argentini che proponevano indici più realistici (con la minaccia del carcere per alcuni) e dopo aver ignorato le sentite proteste degli impiegati dell'Indec, il governo sembra finalmente convinto nel voler porre fine a tutto questo teatrino economico.

Dalla 'costretta' svalutazione del peso, con la Banca centrale costretta ad alzare bandiera bianca, al caso con la spagnola Repsol, dal ketchup McDonald's scomparso alla yield curve degna di un film horror: i nodi dell'economia guidata dalla Signora Kirchner stanno venendo tutti al pettine e con una spaventosa puntualità. Ecco allora che cominciare a fare pulizia, come nel caso del CPI, potrebbe essere il primo importante segnale di un'Argentina che punta (o che è costretta) a ricucire i logori rapporti con il resto del mondo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62757/20140218/argentina-inflazione-dati-indec-cpi-kirchner-kicillof-peso.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili