Renzi, la nuova Italia e quel pericoloso fascino del deficit/Pil sopra il 3%

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L'avventura di Matteo Renzi alla guida del Bel Paese non è ancora, ufficialmente, iniziata. Il capitano deve ancora salire sulla nave Italia ma, ciò nonostante, dalle alte sfere europee cominciano ad arrivare alcuni 'avvertimenti'. Messaggi più o meno diretti, come quello lanciato da Olli Rehn, commissario agli affari economici. "L'Italia è un Paese profondamente europeista e confido che continuerà a rispettare i Trattati che comprendono anche quello di stabilità e crescita". Quanto sottolineato dal commissario, a conti fatti, è una indiretta risposta al nuovo, caldo, tema dell'economia italiana: vale la pena mettere, almeno momentaneamente, in discussione quella soglia del 3% del rapporto tra deficit e Pil?

  

Quello che prospetta il prossimo esecutivo, infatti, è un percorso decisamente ambizioso. Cento giorni entro i quali ridisegnare la legge elettorale, riformare il mercato del lavoro, dare nuova forma alla pubblica amministrazione e, per maggio, rivedere anche il sistema fiscale. Tanta 'carne al fuoco' che, tuttavia, potrebbe incontrare i medesimi ostacoli del precedente governo (l'agenzia di rating Fitch ha chiosato "E' probabile che Renzi avrà gli stessi problemi di Letta"). E' così che, tra i tanti paletti, quello europeo del rapporto deficit/Pil sembra particolarmente infastidire il futuro nuovo esecutivo che si sente come commissariato, con le mani legate, nel contesto di quel fondamentale ministero  che è quello dell'Economia e delle Finanze. Su questo background, quindi, nasce l'idea di infrangere momentaneamente le regole europee, di andare - alla luce del sole - per un breve periodo contro quel Patto di stabilità e crescita. Giocare fuori dagli schemi, insomma, per riuscire dove gli altri hanno fallito e tornare 'alla normalità', poi, con un'Italia profondamente rinnovata (e con un Pil in decisa crescita che aiuti a ripianare il tutto, ovviamente).

Dall'Europa, tuttavia, arriva un vento di moderato scetticismo. Sempre Rehn, negli scorsi giorni, aveva sottolineato come il nuovo governo "deve ridurre il debito molto alto (...) ho fiducia nel fatto che l'Italia (...) continuerà a rispettare i trattati europei e che coprirà il Patto di stabilità e crescita". Parole d'avvertimento mascherate da 'Benvenuto' per il nuovo esecutivo. Il punto focale del discorso del Commissario è sempre e soltanto l'altissimo debito pubblico italiano: "Accumulare nuovo debito su quello vecchio non sembra [possa] migliorare la competitività economica dell'Italia".

Il Paese deve quindi migliorarsi, riformarsi profondamente, ma rispettando le linee guida già segnate nel recente passato (il Fiscal Compact è un fantasma sempre presente). Il tutto con una maggioranza che deve ancora mostrare la sua reale solidità, sullo sfondo di una crescita economica che si fa ancora decisamente fatica a giudicare tale. La sfida di riformare il Paese, insomma, sembra più difficile che mai e ricorrere a "contractual arrangements" con la Commissione potrebbe essere una via lecita per guadagnare maggiore flessibilità (e spazi di manovra) per raggiungere gli obiettivi.

Antonio Tajani, vice presidente della Commissione europea, ha tuttavia aperto qualche spiraglio a proposito. "L'Italia può ottenere risultati importanti a Bruxelles (...) Ma servirà presentarsi con un progetto serio. Detto chiaramente: tagli alla spesa pubblica, riforme sostanziali per il mercato del lavoro (riduzione della stretta fiscale sul mercato del lavoro, un piano per rientrare dai debiti che la Pa vanta nei confronti delle stesse imprese), un piano di investimenti serio, infrastrutture che permettano all'economia di ripartire". C'è quindi una seconda voce, oltre quella dell'inflessibile Olli Rehn. Tajani ricorda come già nel 2003 venne concesso lo sforamento del tetto del 3% a Francia e Germania: se l'Italia sarà in grado di presentarsi "con certe riforme e azioni si devono applicare le stesse regole applicate alla Germania (...) quando aveva sforato e fatto le riforme". Quella del vice presidente sembra, però, quasi una presa di posizione: garantire questi diritti all'Italia del 2014 non è detto equivalga alle concessioni fatte ai tedeschi nel 2003.

Contesti economici differenti, Paesi diversi e problemi da affrontare decisamente non equiparabili sono elementi da non sottovalutare. Sforare 'allegramente' il tetto potrebbe facilmente portare ad ingigantire problemi già presenti più che aiutare ad uscirne. La Commissione può decidere di concedere più tempo per rispettare il limite deficit/Pil ma con "condizioni in termini di riforme supplementari" ha spiegato il presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem. Non il massimo, quindi, per un'Italia che deve ancora riuscire a riformare il necessario, figurarsi il 'superfluo'. Il tutto senza dimenticare, poi, il discorso fatto a tal proposito dall'uscente ministro Saccomanni: superare, senza compromessi, la soglia porterà l'Italia a "pagar[n]e le conseguenze". Come la visione che darà di sé ai tanto temibili mercati, sempre pronti a punire chi 'calpesta' la propria reputazione. O come quelle "procedure comunitarie e le sanzioni, che possono diventare anche pecuniarie", aggiunge Saccomanni.

Ancora troppe incognite aleggiano nell'attuale situazione italiana. La questione del tetto del deficit resta aperta: la prima risposta europea, tra l'intransigenza di Rehn - che vede la concessione come controproducente -  e l'apertura di Tajani, è stata incassata. Superare o non superare. Farlo in maniera bilaterale con l'accordo con l'Europa (in cambio di ulteriori ritocchi, come suggerito da Dijsselbloem) o andare avanti a spada tratta 'senza se e senza ma', forti del fatto che il successivo miglioramento risolverà ogni singolo aspetto della vicenda. Ogni ulteriore riflessione, tuttavia, dovrà necessariamente aspettare la formazione (della linea) del nuovo governo: a parlarne, troppo, ora si rischia unicamente di fare i "conti senza l'oste".

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/62830/20140219/deficit-pil-olli-rehn-tajani-saccomanni-europa-italia-renzi.htm

 

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