Fisco, Renzi: "Finito il tempo dei furbi". Ma il governo si prepara a depenalizzare

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Il 2014 è prossimo ad andare in archivio, con il solito carico di promesse che vanno in un verso e fatti che procedono nella direzione opposta. Abbiamo digerito la frottola della "più grande riduzione di tasse nella storia della Repubblica" (la pressione fiscale aumenterà, lo ha confermato Padoan). Della faraonica spending review da 15-20 miliardi non c'è traccia: il governo ha operato una revisione di spesa sulla revisione di spesa, fermandosi a meno della metà di quanto annunciato. Le riforme che dovevano essere cosa fatta sei mesi fa, si sono impantanate. Renzi sapeva o doveva sapere che governando al posto di Letta con la stessa maggioranza di Letta sarebbe andato incontro alla palude. Sapeva o doveva sapere anche che in 20 anni nessun leader di centrosinistra che ha provato a fare le "riforme condivise" con Berlusconi ci è mai riuscito. Ma la campagna elettorale perenne condotta dal premier, così fruttuosa fino a poche settimane fa, un po' per il bisogno degli italiani di aggrapparsi alla speranza, un po' per la debolezza degli avversari, doveva prima o poi infilarlo in quel vicolo cieco che avevamo immaginato già a febbraio

  

In questo tourbillon di parole a cui il premier ci ha abituati mancava una presa di posizione, meglio dire uno slogan da dare in pasto all'opinione pubblica, sul fronte evasione fiscale.Renzi è solito serrare le labbra su argomenti scomodi. Le mafie? Per Renzi non esistono a giudicare dall'assenza di tweet e dichiarazioni ufficiali sul tema. In compenso ha lasciato via libera ai desideri del centrodestra per modificare il voto di scambio politico-mafioso, legge criticata anche da Nicola Gratteri che, teoricamente, Renzi voleva al Ministero della Giustizia. La trattativa? Cos'è? La corruzione? Il 'Daspo per i politici' annunciato prima delle Europee, mentre scoppiava il caso Expo oggi chiuso con i patteggiamenti, si è trasformato in presunzione di innocenza a vita. Tant'è che ancora oggi ogni mossa dipende anche, se non soprattutto, dagli umori di un pregiudicato per frode fiscale, finanziatore di Cosa nostra per vent'anni e attualmente affidato ai servizi sociali. Niente male.

Ma oggi Renzi, inaugurando l'anno accademico della Guardia di Finanza 'doveva' dire qualcosa. E l'ha detta, puntualmente ripresa come Top News dai principali quotidiani online. "È finito il tempo di pensare che chi si ritiene furbo possa avere la meglio, ma dobbiamo fare uno sforzo di semplicità, cosa che non è banale, ma è, un grande valore costitutivo della pubblica amministrazione. Qualsiasi riforma riusciremo a fare, e ce la stiamo mettendo tutta, può funzionare solo con l'adempimento con onore e disciplina di tutti, dal governo al cittadino, solo così riusciremo a cambiare il Paese".

Belle parole, così diverse da quelle pronunciate 10 anni fa dal suo alter ego, il premier degli scudi fiscali, dei condoni, il quale riuscì a parlare di "moralità dell'evasione fiscale", definendola "un diritto naturale". E cosa sta facendo il governo Renzi sul fronte fiscale, in un paese dove se tutti gli evasori votassero un solo partito questo avrebbe la maggioranza assoluta?

Una bella sanatoria chiamata voluntary disclosure: reati penali cancellati (omessa dichiarazione, dichiarazione fraudolenta o infedele), depenalizzazione di altri (frode fiscale), sanzioni ridotte. In compenso niente anonimato e le tasse dovranno essere pagate per intero, bontà loro. La legge fu spiegata un paio di mesi fa con questa definizione: "bastone e carota". Se la carota è evidente, sfugge quale sia il bastone. Ma il governo era atteso dalla riforma fiscale, terreno ideale per cambiare verso. Pugno duro sul fronte penale? L'annuncio a sorpresa di accordi bilaterali nei paesi dove i capitali vengono nascosti? Un rivoluzionario sistema per recuperare più soldi sul fronte evasione? Qualcosa che giustifichi l'ennesima sanatoria fatta per racimolare denaro (si stimano 6 miliardi)?.

Nelle pieghe delle bozze di decreto sull'abuso di diritto, a farla da padrone è il concetto di 'non punibilità'.  Mentre l'Europa è alle prese con il caso Juncker relativo alla furbata di centinaia di aziende che si rifugiavano in Lussemburgo, in Italia si depenalizza l'elusione fiscale, la pratica utilizzata per pagare meno tributi del dovuto, che dopo sentenza della Cassazione nel 2012 è stata considerata perseguibile a livello penale, ma su cui ancora persiste un buco normativo nel nostro ordinamento.

Frode mediante uso ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti: fin qui punite da un minimo di 18 mesi ad un massimo di sei anni. Con il decreto del governo non saranno 'punibili' penalmente le false fatture sotto i mille euro.  Dichiarazione infedele? Oggi sotto i 50mila euro non è reato penale. Il decreto alza l'asticella a 200mila euro. E la soglia raddoppia ulteriormente, fino a 400mila euro, se l'azienda partecipa al programma di adempimento collaborativo dell'Agenzia delle Entrate.

Meno di un mese fa (6 novembre), il Comandante Generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, durante un seminario tenuto alla Camera, chiedeva il contrario di quanto messo in atto dal governo: nessuna depenalizzazione o alleggerimento sul fronte elusione fiscale. 

Mettiamoci nei panni del furbo citato da Renzi: aderisco alla sanatoria, non rischio praticamente nulla sul fronte penale, pago quanto devo e usufruisco anche di sanzioni ridotte. Non sono i tempi d'oro dello scudo fiscale della ditta Tremonti-Berlusconi ma mi posso accontentare. Divorata la carota, se il bastone annunciato è quello della depenalizzazione e dell'innalzamento delle soglie di non punibilità, continuerò a fare il furbo perché mi conviene. Fra qualche anno arriverà un nuovo scudo o una nuova sanatoria per consentire al governo di turno di racimolare altri soldi. E se divento così fesso da farmi beccare, posso buttarmi in politica: come minimo divento padre costituente.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73079/20141127/fisco-riforma-governo-renzi-depenalizzazione.htm

 

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