Lavoro e crescita, il governo sbaglia (di nuovo) i conti

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Le calcolatrici di Palazzo Chigi non hanno funzionato in questo 2014. Come le previsioni. Pessimo affare per l'esecutivo della 'speranza', che ieri sera ha incassato l'ennesimo voto di fiducia alla Camera sulla Legge Stabilità, ma che più passa il tempo e più fa i conti con la palude.

  

Anche le ultime stime Istat sulla disoccupazione, che avevano consentito al governo di fare il solito gioco delle tre carte sui reali effetti delle sue politiche economiche (il dato dei 153mila occupati in più, spacciato da Renzi e da membri dell'esecutivo come frutto delle loro scelte, era 'truccato'), sono negative. La disoccupazione è schizzata sopra il 13%, e il numero degli occupati è calato ad ottobre di 55mila unità. 

Renzi reagisce alla solita maniera, mischiando le carte, raccontando nella stessa frase una verità e una bugia in puù. "I dati della disoccupazione ci preoccupano. Ma il dato degli occupati in realtà sta crescendo. In Italia ci sono più persone che lavorano rispetto a quando abbiamo iniziato l'esperienza di governo.Ci sono più di 100mila posti di lavoro in più". Non è vero. Gli occupati a febbraio erano 22milioni 323mila, a ottobre le stime Istat parlano di 22milioni 374mila. La metà di quanto spacciato da Renzi, che raddoppiò la cifra anche un mese fa. 

Il premier glissa sui disoccupati, nell'ultimo anno aumentati di 286mila unità, di cui 156mila durante l'era Renzi. "L'aumento del tasso di disoccupazione invece va messo in relazione alla crescita del numero di persone che cercano lavoro" ha sostenuto il responsabile economico del PD, Filippo Taddei. Una parte di inattivi ora è tornata fra i disoccupati, perché presi della 'speranza' ora cercano lavoro ma continuano a non trovarlo. Questa è la spiegazione che fa felice solo il governo.

I problemi del mercato del lavoro in Italia non sono certo addebitabili all'attuale governo. Il quale però tenta, senza nessuna prova, di intestarsi una presunta crescita dell'occupazione ("sostanzialmente stabile su base annua" scrive l'ISTAT).

CRESCITA

Il governo che immaginava un 2014 in netta crescita ("fino a due punti di PIL" diceva Renzi ad aprile) e si è ritrovato in recessione in estate, oggi esulta perchè il Prodotto Interno Lordo "ha smesso di cadere". In realtà l'ISTAT racconta altro.  "Per il 2014 il rallentamento dell'Economia è previsto pari a -0,3%, a sintesi di un contributo negativo della domanda interna,condizionata dalla brusca caduta degli investimenti, e di un modesto aumento del contributo della domanda estera. In questo scenario la crescita acquisita per il 2015 è pari a-0,1%". In pratica non si è arrestato un bel nulla.

Il 2015 dovrebbe essere l'anno della riscossa, come dovevano essere il 2014, il 2013... Crescita stimolata dalle riforme (impantanate o a rischio) che il governo ha programmato mesi fa. L'UPB (Ufficio Parlamentare di Bilancio), l'Authority sui conti pubblici che ha il compito di verificare l'impatto dei provvedimenti macroeconomici del governo mette in dubbio la reale consistenza dell'effetto delle riforme sul PIL.

Nel Rapporto sulla politica di bilancio 2015, pubblicato il 24 novembre, si legge: "I dati congiunturali più recenti indicano che la previsione ufficiale per il 2014 appare ottimistica, con la possibilità di effetti di trascinamento sul 2015... La considerazione degli effetti macroeconomici delle riforme strutturali nel quadroprogrammatico del Governo, e la portata loro attribuita, meritano una riflessione.Innanzitutto alcune riforme strutturali sono ancora in via di definizione il che rende difficile la valutazione del loro impatto sull'economia. In secondo luogo, almeno nell'esperienza del nostro paese, le riforme strutturali hanno sempre sofferto di pesanti ritardi nella fase di concreta implementazione, ritardi che hanno comportato successive revisioni dell'impatto a breve termine inizialmente stimato".  

Con riferimento alla Legge Stabilità 2015, l'UPB scrive che "analogamente a previsioni macroeconomiche ottimistiche, quantificazioni non prudenziali delle misure proposte minacciano l'intero quadro dei conti, rendendo più rischiosi la gestione del bilancio in corso di esercizio e il rispetto dei saldi a consuntivo". Le entrate stimate dall'esecutivo non sono così sicure e questo fa traballare i conti. "Un primo caso di norma che potrebbe presentare rischi nell'assicurare il gettito stimato è quello relativo alle entrate da giochi,il cui gettito atteso deriva, in termini molto semplificati, dall'introduzione di un prelievo anche sulla raccolta della rete gestita da operatori privi di concessione statale".

Ma, sottolinea l'UPB, non c'è solo questo aspetto della manovra a non convincere fino in fondo. "Margini di rischio significativisi evidenziano, inoltre, per le misure di sgravio contributivo per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2015....  Una possibile perdita di gettito superiore alle attese potrebbe verificarsi anche relativamente all'introduzione del nuovo regime agevolato per i lavoratori autonomie per le imprese che esercitano attività in forma individuale, anche se già attivi".

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73160/20141130/lavoro-crescita-conti-governo.htm

 

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