Pensate che i bassi prezzi del petrolio siano una buona notizia? Ripensateci

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Brevissimo riassunto delle puntate precedenti, necessario per capire il futuro: c'è molto petrolio in giro, è previsto che ce ne sarà ancora di più in futuro, però la richiesta di petrolio è attesa in calo nel breve termine. Per una questione di domanda e offerta, quando c'è eccedenza di un bene il suo prezzo è destinato a scendere. Ad aggiungere pressioni al ribasso c'è stata la decisione dell'OPEC di non tagliare la produzione (ovvero diminuire questa eccedenza) per far risalire i prezzi.

Nel breve periodo questo è bene, poiché la componente "materia prima" dei beni derivati dal petrolio nel breve termine è destinata a essere più economica: i prezzi della benzina, del gas e dell'elettricità caleranno almeno un po', e in parte stanno già scendendo.

Questo è un po' meno vero per gli italiani, poiché il prezzo di questi beni è fortemente influenzato dalle accise, dalle tasse sulla materia prima e dalle tasse sulle tasse stesse, che coprono una quota rilevante (e talvolta preponderante) del prezzo alla pompa o al contatore.

È possibile che assisteremo a un calo dei prezzi anche di beni non derivati dal petrolio, poiché il calo della bolletta energetica implica anche (per esempio) che l'elettricità necessaria per far funzionare un macchinario che produce (poniamo) penne a sfera, il gas necessario per riscaldare la fabbrica e la benzina per trasportare gli scatoloni di penne costeranno meno, per cui il produttore potrebbe decidere di farcele pagare meno.

Questo potrebbe aiutare un po' la ripresa, poiché la deflazione da costi (chiamiamola "buona") potrebbe aiutare a contrastare la deflazione da carenza di domanda (quella "cattiva"): in pratica se il costo di un bene (esclusa la componente lavoro) cala, la gente ha più soldi da spendere, per cui, invece di una penna, magari ne compra due.

Ciò potrebbe spingere il produttore di penne ad aprire un'altra fabbrica, assumere altri lavoratori che avranno soldi per comprare altre penne e così via. In questo modo la "deflazione cattiva" (che ha finora causato molti problemi poiché il modo principale per aggiustare i salari al ribasso è licenziare e chiudere le aziende, cosa aggrava la crisi) sparirebbe, almeno un po'.

Succederà? Dipende. Si ritiene che gli effetti del calo del prezzo del petrolio saranno piccoli in quanto percepiti come transitori. In altre parole nel giro di uno o due anni i prezzi del petrolio dovrebbero ritornare verso i cento dollari, per cui questo sollievo è solo temporaneo.

In sintesi, i prezzi del petrolio torneranno a salire perché l'eccedenza di oro nero è destinata a sparire in un periodo di tempo relativamente breve: l'OPEC, con la sua decisione di rimanere ferma, ha in sostanza rilevato di non essere più il dominus del mercato, e che quindi non è in grado di guidare i prezzi, aggiungendo volatilità e quindi rendendo più rischiosi gli investimenti nel petrolio. Che succede adesso?

Lato domanda: il calo dei prezzi aiuterà l'economia a riprendersi dal rallentamento globale che ci investirà probabilmente nei prossimi mesi. Proseguiamo nel nostro esempio: il nostro produttore di penne, intravedendo segnali di ripresa, apre un'altra fabbrica, per cui spenderà di più in benzina, elettricità e gas. I lavoratori assunti nella nuova fabbrica comprano un auto per recarsi al lavoro, facendo aumentare la domanda di benzina. La domanda di petrolio aumenta e l'eccedenza si riduce: il prezzo del petrolio è spinto al rialzo.

Lato offerta: una buona parte dell'eccedenza di petrolio è dovuta a nuovi produttori allettati dalle prospettive di guadagno dovute ad un alto prezzo del petrolio, che rende certi giacimenti economicamente sostenibili. Se il prezzo tracolla questo petrolio non è più conveniente: perché una persona dovrebbe comprare un barile di shale oil statunitense da, poniamo, 90 dollari quando gli arabi te lo vendono a 70?

Nel giro di (relativamente) poco tempo, salvo novità, molti produttori "alternativi" saranno costretti a chiudere la baracca: la rivoluzione del petrolio di scisto finirà e nessuno vorrà più investirci un centesimo; altri giacimenti più tradizionali, ma più costosi (ad esempio perché troppo profondi), potrebbero essere abbandonati. Gli unici fornitori di petrolio saranno quelli tradizionali, l'offerta calerà e i prezzi risaliranno (forse anche più dei livelli precedenti). La differenza è che stavolta chi si è scottato con lo shale oil ci penserà due volte prima di sfidare l'OPEC.

Inoltre la decisione dell'OPEC può anche essere vista come una mossa all'interno dello scacchiere del mondo arabo, in particolare dell'Arabia Saudita contro l'Iran: anche in questo caso per possibili conseguenze disordinate dello scontro non aiuteranno i prezzi a scendere nel lungo periodo.

Queste due piccole riflessioni ci fanno capire che il prezzo del petrolio è destinato a risalire, per cui è meglio non abituarsi troppo ai prezzi attuali. La maggiore incognita è quella relativa a "quando" risalirà.

Qui i fattori da prendere in considerazione sono molti, troppi per essere affrontati in questo post. Ci limitiamo ad analizzare tre alternative temporali, ovvero vedere cosa succede se il prezzo del petrolio risalirà nel giro di mesi, anni oppure... mai.

Nel primo caso le conseguenze dovrebbero essere relativamente limitate: ad essere colpiti saranno principalmente i Paesi retti da cleptocrati poco furbi e quelli che avevano problemi grossi già da prima. È il caso, ad esempio, del Venezuela, di cui si attendeva la resa dei conti con la realtà già con il petrolio a 120 dollari al barile, figuriamoci ora che vale la metà. Stesso discorso si può fare per la Nigeria.

È possibile (probabile) che assisteremo a un taglio dei sussidi, delle spese statali e altri inasprimenti sulla popolazione: facile immaginare che in almeno alcuni di questi Paesi ci saranno crisi economiche, rovesciamenti e primavere varie, di cui non è facile prevedere le conseguenze. Certamente non sarà un bel vedere, specie se dovesse succedere in Paesi vicini (per esempio una Libia che crolla in un caos ancora più profondo).

Inoltre alcuni produttori di petrolio "alternativi" potrebbero riuscire a resistere, scommettendo sul fatto che il calo dei prezzi avrà vita breve: è lo scenario migliore, perché gli scossoni dovrebbero essere più limitati, ma è pure possibile che i prezzi tornino a livelli anche molto superiori a quelli precedenti una volta fatta fuori la concorrenza.

Se il prezzo del petrolio resterà basso per qualche anno (diciamo oltre il 2020), le cose si fanno più complicate: anche Paesi più solidi potrebbero passare un brutto periodo. È il caso della Russia: petrolio e gas sono il sangue dell'economia russa, che paga welfare e corruzione. Putin sta usando le riserve per puntellare l'emergenza, ma se l'emorragia dovesse proseguire al ritmo di cento miliardi bruciati l'anno, è facile immaginare che il Cremlino diventerà più propenso a manifestazioni di forza verso l'esterno per mantenere alta la coesione interna.

I problemi ai confini d'Europa rischiano di diventare più gravi di quanto già non siano: già oggi le dimostrazioni di forza di Putin rischiano di innescare la reazione dei Paesi europei, basta un piccolo errore di calcolo per allargare il fronte della guerra (attualmente limitato all'Ucraina).

Altre zone in cui sono attivi produttori petroliferi deboli (ovvero Paesi il cui bilancio si basa sulle esportazioni di petrolio e con riserve valutarie limitate) rischiano di diventare instabili.

Esiste infine lo scenario meno probabile, ovvero che i prezzo del petrolio non risaliranno ai livelli precedenti (inflazione esclusa). È il caso in cui la domanda resta strutturalmente bassa perché è avvenuto un qualche tipo di breakthrough tecnologico, che può andare dall'aumento dell'efficienza energetica (fenomeno già in atto) al cambio di paradigma in certe industrie (per esempio con la diffusione capillare di auto elettriche o l'aumento del "raccolto" dalle energie alternative) fino a scenari quasi fantascientifici come l'energia da fusione.

È uno scenario improbabile per due ragioni: in primo luogo si tratta di rivoluzioni spinte dall'alto prezzo del barile di petrolio (ovvero perché pagare l'energia da una centrale fotovoltaica a 90 dollari quando posso pagare la stessa quantità di energia da una centrale termoelettrica a 70 dollari?); in secondo luogo i tempi di queste rivoluzioni sono probabilmente più lunghi rispetto al periodo di petrolio economico in cui stiamo entrando.

Si tratta comunque di uno scenario interessante da analizzare. In questo caso possono esserci due "sotto-scenari" alternativi: il primo è quello ottimista, nel quale i Paesi produttori approfittano di questi anni di magra per ristrutturare la propria economia in modo tale da essere meno dipendenti dal petrolio. La transizione verso questo nuovo mondo non sarà facile, ma potrebbe riuscire: paesi come l'Arabia Saudita starebbero già provvedendo a questa diversificazione delle entrate.

Il sotto-scenario pessimista è quello in cui i Paesi produttori non riescono a riformarsi, non cambiano il proprio mix di bilancio e restano, in ultima analisi, con le mani semi-vuote. La fine dell'economia petrolifera, in questo scenario, devasta aree del pianeta già molto, molto calde, come il Medio Oriente, parte dell'Africa, diversi Paesi dell'America Latina (Venezuela ed Ecuador, ad esempio) e ovviamente la Russia. Facile immaginare i mal di testa globali che rischiano di esplodere.

Concludiamo questo "breve" excursus osservando due cose: la prima è che il calo del prezzo del petrolio è probabilmente temporaneo e avrà effetti positivi limitati nel breve periodo, effetti che peraltro rischiano di essere superati dagli effetti negativi di lungo periodo.

La seconda è che il petrolio è e resta il sangue del mondo, e che gli shock che interessano l'oro nero possono avere conseguenze rivoluzionarie sull'intero pianeta. Basti ricordare che l'ultimo shock ribassista dei prezzi del petrolio (il cosiddetto "Oil Glut" degli anni Ottanta) contribuì non poco al collasso dell'Unione Sovietica, evento epocale le cui conseguenze, finora relativamente pacifiche, non sono ancora terminate.

Per questa ragione sarà importante osservare le dinamiche di questo prodotto così importante per lo sviluppo umano, e prepararsi per tempo alla possibilità che con la decisione dell'OPEC della scorsa settimana potremmo essere entrati in una nuova era.

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Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73198/20141201/petrolio-opec-prezzo-guerra.htm

 

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