Abbattere gli ecomostri per non deprimere il turismo italiano

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Scorrendo la lista dei "magnifici 50" vien da pensare che l'Italia potenzialmente possa anche accrescere questi patrimoni e staccare di parecchio gli altri Paesi. Alle enormi bellezze corrispondono, purtroppo, anche delle immani brutture: i cosiddetti "ecomostri".

Con il termine "ecomostro" si intendono quegli edifici che sono completamente incompatibili con l'ambiente circostante, pensiamo ad un albergo sulla spiaggia, o ad una villetta in mezzo a scavi archeologici, ecc. Purtroppo in Italia di ecomostri ne abbiamo tanti, figli di una cementificazione selvaggia, di leggi non rispettate e di troppi condoni.

Oggi, grazie a battaglie ambientaliste, reportage giornalistici e ad una presa di coscienza ambientale maggiore, si intravede la volontà di alcuni amministratori comunali di abbattere queste brutture e ripristinare, per quanto possibile, lo stato di natura preesistente.

L'ultimo abbattimento è quello del cosiddetto "ecomostro di Alimuri" a Vico Equense (Napoli), fatto letteralmente esplodere il 30 novembre grazie a 1200 cariche di esplosivo; questo ecomostro era uno scheletro di cemento, che da 50 anni deturpava la costiera sorrentina. Il costo dell'operazione di abbattimento, di cui si è fatto carico il comune, è pari a 350 mila euro. Il problema è che ora non ci sono i soldi per mettere in sicurezza il costone e quindi sarà necessario recintare l'area.

L'ecomostro di Alimuri faceva parte dei cinque principali ecomostri da abbattere con urgenza secondo Legambiente, gli altri quattro sono: gli scheletri di Pizzo Sella a Palermo, il villaggio di Torre Mileto a Lesina (Foggia), lo scheletro dell'Aloha mare hotel ad Acireale (CT) e le 35 ville nell'area archeologica di Capo Colonna a Crotone.

Di questi quattro solo Pizzo Sella ha ancora strascichi giudiziari e quindi la situazione è ben lungi da arrivare a conclusione, per gli altri invece la situazione è molto chiara: bisogna abbattere. Perché i comuni non lo fanno? Principalmente per motivi di soldi, è chiaro che abbattere ha un costo e il tornaconto economico nell'immediato non c'è, ma sarebbe un dovere farlo e anche un buon viatico per attirare turisti; un paesaggio con scheletri di cemento non è una bella cartolina.

E lo Stato? Lo Stato è contento, ma non apre il portafogli. Il ministro dell'ambiente Galletti, a seguito dell'abbattimento dell'ecomostro di Alimuri, ha dichiarato: "non posso che appoggiare pienamente la vostra azione odierna. Da parte mia, continuerò a lavorare con tenacia perché in futuro non ci sia più il bisogno di demolire ciò che sconsideratamente l'uomo ha costruito deturpando il paesaggio e violentando il territorio''. Belle parole che però non risolvono la situazione pregressa, che il ministro lavori per evitare ulteriori abusivismi ci fa piacere, ma che facciamo degli ecomostri? Servirebbe un aiuto concreto, e qui parliamo di soldi, per risanare situazioni che si portano avanti da troppo tempo.

L'Italia deve puntare sul territorio per risollevarsi, il turismo potrebbe essere la chiave di volta per far ripartire questo Paese. Com'è possibile che il Paese più celebrato dall'Unesco non sia al primo posto trai Paesi più visitati? L'Organizzazione Mondiale del Turismo, agenzia delle Nazioni Unite, che si occupa delle politiche turistiche, nel suo report annuale ci colloca infatti solo al 5° posto tra i Paesi più visitati con 47,7 milioni di turisti, sotto la Cina, la Spagna, gli Stati Uniti e la Francia. La Francia in particolare ci ha quasi doppiato, con ben 84,7 milioni di visitatori all'anno: un vero e proprio smacco.

Il turismo per l'Italia deve essere un settore strategico e una maggiore cura ambientale può sicuramente migliorare la nostra immagine, portando così qualche milione di turisti in più.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73244/20141202/ecomostri-unesco-turisti.htm

 

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