Voluntary disclosure, problemi di costituzionalità: "Viola il principio di ragionevolezza"

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Il disegno di legge, atteso da mesi, è oggi al vaglio delle Commissioni Finanza e Giustizia del Senato, in procinto di essere calendarizzato per la discussione in Aula dei prossimi giorni e con l'obiettivo di approvarlo anche alla Camera nelle prime settimane del 2015. Il testo, che dovrebbe consentire alle casse dello Stato di recuperare una cifra fra i 5 e i 6 miliardi è a tutti gli effetti una sanatoria sui reati fiscali. Vengano condonate le sanzioni penali per omessa dichiarazione, omesso versamento dell'IVA e alle ritenute non operate come sostituto d'imposta, dichiarazione fraudolenta e dichiarazione infedele, oltre al ravvedimento "speciale" su quanto evaso: chi farà rientrare i capitali pagherà quanto deve di tasse e integrerà con delle lievi sanzioni ridotte.  Provvedimento che, unito alla depenalizzazione dell'elusione fiscale e all'aumento delle soglie di punibilità per false fatture e dichiarazione infedele (leggi) lascia pensare che il governo non stia cambiando verso nemmeno sul fronte evasione fiscale. 

Ma i problemi della legge potrebbero andare oltre. "I comportamenti fraudolenti sono da considerarsi significativamente più gravi rispetto a quelli infedeli tenuto conto che, anche sul piano sanzionatorio, vi è una netta differenza tra i delitti in materia di dichiarazione contraddistinti da fraudolenza e gli altri- scrivono i tecnici del Senato - Non è un caso, infatti, che tanto la dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture o altri documenti falsi, tanto la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, sono delitti puniti con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni, mentre l'infedele dichiarazione e l'omessa dichiarazione sono puniti con la reclusione da 1 a 3 anni".

Per questo motivo, secondo il Servizio Studi di Palazzo Madama, "la soluzione adottata dal testo in esame potrebbe ritenersi di problematica conformità al principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione" poiché nel testo sulla voluntary disclosure "predetta collaborazione volontaria esclude la punibilità e senza che a ciò si accompagni la previsione di un differente trattamento normativo dei due gruppi considerati di fattispecie incriminatrici sotto altri profili rilevanti"

C'è in gioco la "proporzionalità della sanzione rispetto ai contenuti delle fattispecie incriminatrici", argomento di sentenze della Corte Costituzionale. Nella sentenza 409 del 1989 la Consulta sottolineava che "il principio d'uguaglianza, di cui all'art. 3, primo comma...esige che la pena sia proporzionata al disvalore del fatto illecito commesso, in modo che il sistema sanzionatorio adempia, nel contempo, alla funzione di difesa sociale ed a quella di tutela delle posizioni individuali... le valutazioni all'uopo necessarie rientrano nell'ambito del potere discrezionale del legislatore, il cui esercizio può essere censurato, sotto il profilo della legittimità costituzionale, soltanto nei casi in cui non sia stato rispettato il limite della ragionevolezza". Secondo i tecnici del Senato è proprio il caso della voluntary disclosure. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73289/20141203/voluntary-disclosure-principio-ragionevolezza-consulta.htm

 

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