La Corte dei Conti boccia il sistema fiscale italiano

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La Corte dei Conti ha pubblicato i risultati di una indagine sugli effetti dei controlli fiscali: sono efficaci o no? Secondo i magistrati della Corte dei Conti la risposta è assolutamente no, infatti parlano di "scenario desolante nel quale la correttezza fiscale sembra affidata più alla lealtà del singolo contribuente che ad un organico sistema di regole"; in pratica chi paga le tasse lo fa per spirito civico e non certo perché lo Stato lo mette alle strette. Situazione che favorisce i disonesti, i quali continueranno a non pagare.

  

La relazione evidenzia cinque punti critici, che lo Stato dovrebbe risolvere: i controlli sono troppo pochi, le sanzioni economiche troppo basse, le sanzioni penali quasi mai applicate, la riscossione coattiva troppo blanda e vi è ricorrenza di condoni e sanatorie.

Cinque problemi che sarebbero facilmente risolvibili, se ci fosse la volontà politica di farlo. Ovviamente l'idea non deve essere quella di instaurare un "regime di polizia tributaria", è chiaro ad esempio che le sanzioni penali non dovrebbero essere applicate per piccole somme, ma non è possibile che per i reati fiscali sia quasi impossibile finire in carcere.

L'ultimo rapporto dell'"Institut de criminologie et de droit pénal" redatto dall'Università di Losanna ci dice che in Italia ci sono solo 156 persone in carcere per aver commesso reati economici, pari allo 0,4% della popolazione carceraria, contro una media europea del 4,1%. In Germania per reati economici ci sono 8601 persone in carcere, tra cui anche una celebrità come l'ex presidente del Bayern Monaco Uli Hoeness, il quale sta scontando una pena di 3 anni e mezzo per una frode fiscale di 28 milioni di euro. In Italia invece il condannato per frode fiscale, ed ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi non ha mai visto il carcere, nonostante una condanna di 4 anni.

Il quadro dell'evasione in Italia è particolarmente evidente quando si analizzano le entrate IRPEF, infatti circa l'80% di queste entrate provengono dal lavoro dipendente o dai pensionati e solo il 20% dal lavoro autonomo. Un dato che, secondo la Corte dei Conti, si discosta dalla realtà ed è indice di evasione fiscale.

La Corte dei Conti, oltre ai cinque punti di cui sopra, ritiene che l'unico modo per ridurre l'evasione sia l'utilizzo degli strumenti informatici: non solo database in grado di contenere i dati, ma anche la possibilità di utilizzare strumenti di conoscenza e di tracciamento in grado di favorire l'emersione delle basi imponibili.

L'idea è quella di avere un fisco più presente nella vita del cittadino, il che è giusto, ma attenzione a non farla diventare una presenza opprimente, soprattutto per coloro che le tasse le pagano e ne pagano anche troppe.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73301/20141203/corte-conti-evasione-controlli.htm

 

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