UK, Governo annuncia 'Google Tax', tassa del 25% per le multinazionali che evadono

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Da anni se ne parla all'interno dell'Eurozona e da altrettanto tempo si avanzano proposte, a cui però di atti concreti ne sono seguiti ben pochi. Stiamo parlando del tentativo di introdurre una tassa a carico dei colossi internazionali che fanno profitti in un paese ma fatturano all'estero, dove la fiscalità presenta prezzi più vantaggiosi.Amazon, ad esempio, ha sede legale inLussemburgo, mentreFacebookinIrlanda, dove l'imposta prevista sul reddito è al12,5%. 

  

Mercoledì la Gran Bretagna ha rotto l'impasse di membro UE a mezzo servizio e ha annunciato tramite il Cancelliere dello Scacchiere - l'equivalente del ministero delle Finanze del governo di Sua Maestà - George Osborne, che "ci sarà una nuova tassa del 25% sugli utili generati dalle società multinazionali con le attività qui nel Regno unito che vengono artificialmente portati fuori dal Paese". Nel tradizionale discorso d'autunno sui conti pubblici e lo stato dell'economia, Osborne ha anche aggiunto: "Non è giusto per le altre imprese britanniche, non è giusto per il popolo britannico. Oggi lo fermeremo". Solo nel 2013 Google ha prodotto nel Regno Unito ricavi per 5,6 miliardi di dollari e utili stimati in 1,4 miliardi ma ha pagato una imposta di soli 32 milioni di dollari. Con la nuova tassa dovrebbe invece pagare 350 milioni di dollari di imposte.

L'annuncio ha destato l'attenzione dei media di tutto il mondo, rimbalzando negli headlines di tutti i principali siti di informazione economico-politica, a maggior ragione in un momento come questo, in cui i tre principali paesi della Ue (Germania, Francia e Italia) hanno appena chiesto - anche e soprattutto a seguito dello scandalo LuxLeaks - alla commissione di Bruxelles di introdurre regole più severe nei confronti dei paesi che offrono facilitazioni fiscali.

Già nel settembre scorso Osborne aveva annunciato un deciso giro di vite sulle multinazionali che fanno ricorso a strutture societarie complesse per evitare di incontrare troppo spesso il fisco sulla propria strada. Ma il nuovo provvedimento sugli utili trasferiti non colpisce solo i giganti della tecnologia mondiale, bensì anche le gli istituti bancari, per i quali verrà introdotto un robusto cambiamento nell'apparato di tassazione che fissa un limite alle perdite che si possono far slittare nei bilanci successivi. Con questa manovra, il governo di Sua Maestà punta a portare nelle casse dello Stato complessivamente oltre 5 miliardi di sterline extra, anche sei i dettagli operativi verranno resi noti solo il prossimo 10 dicembre.

In ogni caso, il problema è trasversale a tutti i paesi europei. Per fare qualche esempio: sia nel 2011 che nel 2012 la divisione Google Italy ha pagato soltanto 1,8 milioni di tasse al Fisco italiano. Lo scorso novembre aveva fatto molto discutere - anche per via della sua presunta incostituzionalità - la proposta avanzata dall'esponente del Partito Democratico Francesco Boccia, che prospettava di costringere società come appunto Google, Facebook e Amazon a pagare più tasse in Italia. L'idea, di per sé, poteva anche essere lodevole, se non fosse che...

...se non fosse stata totalmente impraticabile. Secondo il ddl gli inserzionisti italiani avrebbero dovuto acquistare la loro pubblicità online da una società con partita IVA italiana, anche se in questo modo il problema non si sarebbe nemmeno sfiorato. Per il semplice motivo che la vendita tramite un agente non crea un'organizzazione stabile e fisicamente individuabile. E senza di essa, in Italia i profitti di Google derivanti dalla negoziazione in Italia non sono tassabili in Italia. All'azienda di Mountain View sarebbe bastato a nominare un agente con un numero di partita IVA italiana per essere in regole e non pagare comunque una lira.

In definitiva, anche il tentativo dei cugini anglosassoni sembra destinato a naufragare: sono ancora troppe le vie che le organizzazioni posso prendere per eludere i sistemi fiscali dei singoli paesi. Per quanto vero che Google e tutti i suoi epigoni paghino una percentuale irrisoria rispetto agli utili che concretizzano annualmente, la regimentazione del sistema resta un miraggio senza una reale coordinazione con gli Stati Uniti. Coordinazione di cui, a ben vedere, non c'è traccia.

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73343/20141204/google-tax-george-osborne-evasione-fiscale-luxleaks.htm

 

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