Anche l'olio Sagra ci saluta: ora batte bandiera cinese

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È scattata la fase due dell'invasione cinese: dopo aver riempito per anni il mercato italiano di prodotti "made in china (o P.R.C.)", ora i cinesi si comprano anche le aziende italiane. Detto così sembra la trama di un film di guerra, in realtà i cinesi han semplicemente deciso di investire nel marchio "made in Italy"; infatti è stato appena concluso l'acquisto del gruppo oleario Salov da parte del colosso cinese Bright Food.

  

L'accordo era stato già siglato ad ottobre e ha riguardato il 90% di Salov, il restante 10% rimarrà in possesso dell'ex proprietario Alberto Fontana, che assumerà il ruolo di amministratore delegato. La Salov è titolare dei marchi Sagra e Berio ed è il quarto gruppo oleario a passare in mani straniere dopo la "razzia" della società spagnola Deoleo che ha acquistato: Bertolli, Carapelli e Sasso.

Wu Tonghong, il manager del colosso statale cinese che ha acquistato la Salov, si racconta al Corriere Economia e si rivela essere un quarantenne ambizioso, con le idee molto chiare e un orizzonte molto ampio; ha speso circa 100 milioni per la Salov ed è intenzionato ad investirne altri 20 per sfondare nel mercato cinese con l'olio italiano. L'idea è spingere al massimo l'impianto italiano e se necessario ampliarlo, al fine di diventare brand leader in Cina, dove ci sono circa 300 marchi di olio d'oliva.

La Salov attualmente è una società che ha già una buona distribuzione, è infatti presente in oltre 60 Paesi, con una quota di mercato del 19% negli Stati Uniti e del 23% in Gran Bretagna, in Cina è presente, ma in maniera limitata: solo l'1% delle quote di esportazione, pari a 3 milioni di euro. L'obiettivo di Mr. Wu è moltiplicare ogni anno questa quota per due, grazie alla rete distributiva che il gruppo cinese possiede.

Da quello che si è capito la produzione rimarrà in Italia, quindi i lavoratori possono stare tranquilli, anzi se le cose dovessero andare bene ci potrebbero anche essere nuove assunzioni. L'avvento di investimenti stranieri in Italia ci deve sempre far piacere, soprattutto se l'obiettivo è quello di crescere e non di chiudere stabilimenti. La cessione dei marchi sicuramente irrita un po', la si vede come una perdita di italianità, ma quello che conta è il mantenimento dei posti di lavoro, se gli imprenditori italiani non riescono a stare sul mercato ben vengano gli imprenditori cinesi, a patto che mantengano le promesse fatte.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73718/20141216/salov-olio-cina-bright-food.htm

 

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