Russia, il collasso del rublo mette Putin in un angolo: in che modo ne uscirà?

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La banca centrale russa, nella notte di martedì 16 dicembre, aveva alzato i tassi di interesse in maniera spettacolare (+6,5 punti, dal 10,5 al 17% - a marzo i tassi erano al 5,5%) nella speranza di rendere maggiormente attraenti gli investimenti in valuta russa e quindi fermare la caduta della moneta.

Non ha funzionato: il rublo è nuovamente collassato martedì, passando da 60 a 80 rubli per un dollaro, prima di assestarsi sui 70 dollari, aiutato anche dal fatto che diversi provider di servizi Forex avevano deciso di sospendere il trading sulla valuta per via dell'assenza di liquidità. La moneta russa ha perso circa il 50% del suo valore nell'ultimo anno, più del petrolio, che invece ha perso circa il 40% quest'anno.

Il motivo di questa discrepanza è ovviamente l'esistenza delle sanzioni imposte dall'Occidente per via della crisi con l'Ucraina, esplosa soprattutto all'inizio dell'anno con l'annessione della Crimea e proseguita con la guerra nel Donbas, l'Ucraina orientale.

Già all'epoca scrivevamo che sarebbe stata la finanza (e in particolare il dollaro) l'arma in grado di mettere Putin in un angolo, e così è stato: nel 2015 si prevede una Russia in recessione di almeno l'1,5% (ma si potrebbe anche arrivare a ridosso di -5%), mentre il collasso del rublo sta spingendo ovviamente i prezzi al rialzo e le sanzioni stanno facendo sparire diversi prodotti dagli scaffali.

Non è probabilmente una riedizione del 1998, quando assistemmo al fallimento della Russia e al caos da cui nacque il dominio dello zar Putin: nonostante le similitudini (a cominciare dal crollo del petrolio che contribuì al collasso dell'URSS) molte cose sono diverse, a cominciare dal fatto che Mosca può contare su riserve comunque copiose per sostenere l'emergenza.

Il problema, però, è fino a quando: Putin proverà in tutti i modi a conservare la sua popolarità (che oscilla fra l'80 e il 90% della popolazione), ma il settore energetico, gravemente bloccato a livello finanziario, rischia di non riuscire a rifinanziare il proprio debito; i russi potrebbero, ad un certo punto, decidere che è il caso di mettere il proprio denaro in qualcosa di più sicuro del rublo, vista la sua repentina perdita di valore, ritirare quindi il denaro dai propri conti e scatenare un'importante crisi bancaria. Anche alcuni degli oligarchi che ruotano intorno allo zar passeranno tempi duri.

Prevedere la reazione di Putin è abbastanza difficile: è possibile immaginare che Putin tenterà di tenere le redini del Paese cercando capri espiatori sia all'interno che all'esterno, probabilmente in modo retorico. Questo, però, è mero prendere tempo: ad un certo punto Putin dovrà scegliere fra burro e cannoni.

L'inquilino del Cremlino potrebbe decidere di proseguire sulla sua strada e continuare lo scontro con l'Occidente legandosi sempre più con le potenze d'Oriente, a cominciare dalla Cina e proseguendo con l'India. Si tratta però di piani di lungo periodo: nel breve Putin potrebbe continuare a fare pressioni sui Paesi confinanti in Europa, creando situazioni di potenziale scontro che, se mal controllate, potrebbero far velocemente degenerare la situazione. Già l'abbattimento dell'aereo della Malaysia Airlines nell'Ucraina dell'Est creò forti tensioni, e si temette il peggio, visto che l'ipotesi più probabile è che il velivolo sia stato abbattuto dai male addestrati ribelli sostenuti dalla Russia, che dunque starebbe proteggendo gruppi pericolosi.

Questa situazione può velocemente degenerare in uno scontro meno freddo, e un Putin messo in un angolo potrebbe essere costretto a fare qualche "pazzia". Questo scenario va però messo sulla bilancia con un altro fattore, ovvero il "contratto"che si è instaurato fra Putin e i suoi "sudditi".

Putin, nel corso degli anni, ha represso le libertà politiche dei russi in vari modi, ed oggi è praticamente dominatore incontrastato in patria. In cambio dell'assenza di democrazia piena, però, Putin ha "regalato" ai russi il tenore di vita più alto della storia (nonostante gran parte delle ricchezze siano state distribuite nella cerchia degli amici del Presidente, ma sono dettagli).

Insomma, Putin resta in sella in patria finché i russi potranno beneficiare di prosperità. Questo contratto è però messo duramente alla prova dal crollo del prezzo del petrolio: l'energia rappresenta il sangue della Russia, e i ricavi del settore finanziano gran parte del budget russo, compreso welfare e corruttele varie, ovvero i bastoni su cui si regge Putin.

Mosca potrebbe quindi provare a fare nuove pressioni(anche militari) su Kiev, in modo da creare le condizioni per un accordo (che ad esempio aumenti il federalismo ucraino, in modo da permettere alla Russia di tenere un piede sulla porta dell'Ucraina) al fine di ottenere un ammorbidimento delle sanzioni internazionali, provocando sollievo alla Russia.

A favore di questo scenario c'è anche il fatto che Putin ha probabilmente poco da guadagnare da uno scontro diretto nel breve periodo: le regioni economicamente interessanti in Ucraina sono quelle orientali e al massimo il meridione fino al porto di Odessa, in modo da assicurare rifornimenti alla Crimea.

Sempre nel breve periodo, non c'è molto altro spazio per l'espansione militare di Putin: le repubbliche baltiche e la Polonia, ad esempio, sono membri della NATO e quindi, a differenza dell'Ucraina, un'aggressione ad uno di questi Stati provocherebbe la risposta di tutti gli altri. Sembra improbabile che Putin voglia una guerra con la NATO, sempre nel breve periodo, anche perché, dalla parte opposta del pianeta, c'è una Cina che potrebbe non sentirsi pronta a schierarsi, come già avvenuto con la crisi crimeana, durante la quale Pechino si astenne, confermando il pragmatismo cinese, che preferisce far precedere il dominio economico a quello militare.

Le cose potrebbero però cambiare nel lungo periodo: a meno che Putin non riesca a trovare un modo per cooperare con l'Occidente senza sembrare sconfitto oppure partner alternativi (e non è detto che la Cina voglia essere "partner", quanto "matrigna" della Russia), l'economia russa sembra essere destinata a declinare.

Putin potrebbe usare le sue riserve per salvare i suoi giganti più strategici (Rosneft e Gazprom), ma non potrà salvare l'economia nel suo insieme. Il rischio è che ad un certo punto i russi, improvvisamente impoveriti, comincino a protestare contro lo zar, indebolendo il potere di Putin anche agli occhi degli oligarchi, che sono quelli che, in fondo, contano di più.

Ciò potrebbe spingere Putin a premere il pedale dell'acceleratore del nazionalismo, decidendo che è il momento di attaccare il vero nemico della Russia, ovvero coloro i quali hanno imposto sanzioni al popolo russo - gli Occidentali, ovviamente. Si tratta di un ennesimo eterno ritorno della storia russa (si ricordi la guerra russo-giapponese del 1905, animata sempre da istinti nazionalistici e imperialistici), anche se, stavolta, ci sono anche delle armi nucleari in ballo.

Non è detto, comunque, che si arrivi subito ad una guerra vera e propria: Putin potrebbe decidere semplicemente di "testare" la NATO con incursioni sui confini (come già sta accadendo, del resto) e aumentare gli attacchi alle infrastrutture informatiche occidentali.

Quel che è certo è che Putin, di fronte al possibile collasso dell'economia, dovrà decidere prima del previsto se mettersi a produrre burro (ovvero pensare al benessere dei russi, anche a costo di un indebolimento politico) o cannoni (ovvero tentare di rivolgere la rabbia dei russi verso nemici esterni).

Più il tempo passa (e più il prezzo del greggio resta depresso) e meno sarà facile provare a produrli entrambi, con il rischio, per ora relativamente basso, che la guerra fra Russia e Occidente diventi decisamente più calda che fredda.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73752/20141217/putin-collasso-rublo-economia-russia.htm

 

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