Perché l'Iran non è come Cuba (e perché il disgelo con gli USA potrebbe non essere dietro l'angolo)

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Come l'Avana, anche Teheran è stata colpita da sanzioni che hanno contribuito a metterne in ginocchio l'economia, e come Cuba anche l'Iran è finito in una qualche lista nera di Paesi "cattivi" per via di politiche incompatibili con quelle di altri Paesi, specialmente occidentali, a cominciare da un concetto di democrazia che è tutt'altro che pieno, per continuare con il supporto che questi Paesi hanno dato a formazioni estremiste o, per usare un linguaggio yankee, "terroristiche".

USA contro Cuba: un embargo (fallito) in solitaria

Purtroppo per l'Iran il tavolo su cui gioca Cuba non potrebbe essere più diverso: l'embargo contro Cuba è una cosa squisitamente statunitense, tant'è che il secondo partner commerciale dell'isola è il Canada, che ha un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti e non è certo uno Stato canaglia. Il 39% del turismo cubano è rappresentato da canadesi, ad esempio.

Nonostante gli USA abbiano provato a rendere internazionale l'embargo contro Cuba, esso si è limitato a chiudere le frontiere fra i due capi dello stretto della Florida: in sostanza le aziende USA erano escluse dal piccolo mercato cubano, mentre gli agenti economici cubani non potevano commerciare con il più grande mercato del mondo (esclusa l'Europa), peraltro distante un tiro di schioppo. Facile capire chi ci ha perso.

L'economia cubana, però, non è così chiusa come molti credono, ci sono scambi con altre aree del pianeta, e il Paese è un interessante meta turistica. La sua povertà non è dovuta principalmente all'embargo (che, ripetiamolo, riguarda solo gli Stati Uniti), ma ad un modello economico pianificato che si è rivelato inefficiente (come molti altri simili nel corso della storia) e che si è dissolto all'inizio degli anni Novanta, con la fine dei sussidi provenienti dall'URSS e dalla crisi dei tradizionali partner commerciali.

Nel 2010 Raul Castro annunciava pertanto dei cambiamenti, che speravano portassero Cuba a divenire una piccola Cina, dove a limitate (ma maggiori) libertà economiche faceva da contraltare il mantenimento dello status quo a livello politico (qualcosa di simile al contratto sociale fra Putin e i russi). La situazione è migliorata, ma una parte del merito va data ad un altro Paese, il Venezuela.

Grossolanamente, fin dai tempi di Chavez, l'accordo fra i due Paesi nemici degli USA era che Caracas fornisse carburante (petrolio) per l'economia cubana, mentre l'Avana inviava in Venezuela i suoi medici e varie commodities. Questo schema, però, è destinato a frantumarsi presto.

Il Venezuela, ricordiamo, è a sua volta sull'orlo del collasso, in cui sta precipitando in maniera spettacolare e pirotecnica. Per questa ragione non può più permettersi di sussidiare altri Paesi grazie ai (peraltro sempre più scarsi) ricavi petroliferi.

Il Venezuela vale fra un terzo e la metà delle esportazioni cubane, ma i suoi conti pubblici sono talmente devastati che Caracas non pubblica statistiche di contabilità nazionale da diversi mesi. L'inflazione, comunque, è stimata a due cifre (il 60%), mentre vengono razionati anche i capi d'abbigliamento. Non una bella notizia per l'economia cubana, e questo potrebbe avere spinto l'Avana ad accelerare la sua pace con Washington.

C'è, infine, un ultimo aspetto da ricordare: Cuba è attualmente nelle nazioni che favoriscono il terrorismo, secondo gli Stati Uniti, ma, all'atto pratico, con la fine del comunismo, il regime castrista non ha più avuto la possibilità (e forse neanche l'intenzione) di dare soldi e simpatie agli estremisti.

Perché l'Iran è un caso molto diverso

Il caso iraniano non potrebbe essere più diverso, specie se escludiamo il dominio della mano pubblica nell'economia e la democrazia difficile che accomunano i due regimi. Contro l'Iran non sono in vigore soltanto sanzioni statunitensi, ma anche l'Unione Europea e perfino le Nazioni Unite hanno limitato l'integrazione iraniana nell'economia globale.

Questo diventa un problema quando hai un'economia basata sul petrolio: l'oro nero si commercia in dollari e i più grandi mercati del mondo erano (e ancora sono) Stati Uniti ed Unione Europea.

Tutto ciò che puoi fare è partecipare ad un limitato scambio internazionale con partner che hanno su di te un elevato grado di leva (come la Cina, che vale oltre un quinto delle esportazioni e che ha molti - sempre più - Paesi da cui comprare energia sempre più a buon mercato).

Inoltre l'Iran è praticamente tagliato fuori da fondamentali investimenti necessari per continuare a estrarre, trattare e spedire petrolio, visto che alle maggiori imprese del settore è impedito fare affari con la Rivoluzione.

Altre compagnie hanno anche deciso volontariamente di non fare affari con Teheran perché sarebbero potuti finire in qualche lista nera, visto che i blocchi internazionali contro l'Iran coinvolgono soprattutto il sistema circolatorio di ogni economia, vale a dire la finanza, le banche. Insomma, se ti arrivano bonifici da aziende iraniane corri il rischio di essere bloccato nei tuoi affari nel resto del mondo, perché solitamente queste aziende sono statali o parastatali. Non una bella prospettiva essere accusato di favorire un Paese sanzionato internazionalmente. Tanto più che le principali banche iraniane sono state espulse dallo SWIFT (che permette i pagamenti internazionali), per cui molti scambi dovrebbero essere fatti contro dollari in contanti o metalli preziosi. In pratica, contrabbando. Troppi rischi.

Il sistema politico iraniano, inoltre, appare meno stabile sia all'interno che all'esterno: tralasciando le proteste del 2009-2010 represse dal regime, va ricordato che l'ex-presidente Mahmoud Ahmadinejad usava toni tutt'altro che concilianti con l'Occidente, e ha usato espressioni piuttosto forti (per usare un eufemismo) contro Israele. La "guerra" retorica fra Cuba e USA è stata decisamente più fredda.

L'avvento del moderato (per i canoni iraniani) Hassan Rouhani ha portato ad un calo dei toni e a (difficili) discussioni per il ritiro delle sanzioni all'Iran in cambio della rinuncia di Teheran al nucleare. Il Paese contro cui si rivolge la retorica più bollente è principalmente Israele, il che, diciamo, è nell'"ordinaria amministrazione".

L'Iran, infatti, continua a sostenere organizzazioni che sono iscritte nella lista dei "terroristi" degli Stati Uniti, come Hezbollah e Hamas; Teheran, inoltre, sostiene formazioni sciite più o meno estremiste in funzione anti-sunnita (ovvero contro l'Arabia Saudita), forse anche di più rispetto ad Ahmadinejad, visti i ben noti casini che l'area ha subito negli ultimi mesi con l'avvento dello Stato Islamico. Si tratta di un altro tratto fondamentale che separa la situazione cubana da quella iraniana.

In conclusione, l'isolamento imposto dagli Stati Uniti a Cuba è stato un fallimento: il regime castrista non è crollato anche perché l'embargo non riguardava il resto del mondo, e ciò ha permesso all'economia cubana di recuperare almeno in parte il tracollo del PIL che seguì il collasso dell'URSS; la crisi economica cubana è dovuta soprattutto a fattori interni; i fratelli Castro, inoltre, pur non concedendo grosse aperture politiche, hanno comunque trasformato Cuba in un Paese più "bonario" sia a livello economico che diplomatico. L'isolamento, insomma, non ha funzionato, ed era perlopiù inutile ed ideologico (e visto che il Congresso sarà dominato dai repubblicani, probabilmente si continuerà a discutere solo in questi termini).

Ben diverso il discorso iraniano: le sanzioni contro l'Iran sono internazionali, la crisi economica nasce da fattori interni (gli stessi cubani), ma è paurosamente aggravata da quelli esterni. L'isolamento internazionale ha inoltre fatto sì che Teheran fosse costretta a sedersi ad un tavolo (con quanta serietà è ancora da capire): nel caso iraniano, insomma, l'isolamento sta - teoricamente - funzionando, e quindi, a differenza di quello contro i Castro, ha più ragioni di essere lasciato in vigore fin quando non saranno raggiunti risultati soddisfacenti.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73850/20141219/iran-cuba-disgelo-sanzioni-embargo.htm

 

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