Sony Hack, Obama annuncia "risposte" alla Corea del Nord: ecco le 8 opzioni sul tavolo

E-mail Stampa PDF
image

Kim Jong-un ispezionauna base dell'aviazione (Reuters/KCNA)

Nel corso della sua conferenza stampa di fine anno, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, basandosi sui suggerimenti del FBI, ha accusato la Corea del Nord di essere coinvolta nel cosiddetto "Sony Hack", ovvero un attacco informatico che ha bloccato e saccheggiato le infrastrutture statunitensi del colosso giapponese in risposta al rilascio (poi annullato) del film "The Interview", che ritrae l'assassinio del leader nordcoreano Kim Jong-un.

  

LEGGI ANCHE: Sony auto-censura il film sulla morte di Kim Jong-un: "Gli USA hanno perso la prima cyberwar"

I responsabili dell'attacco secondo il FBI sarebbero un'unità d'élite dell'esercito nordcoreano, l'Unità 21, un gruppo di 1800 esperti informatici, noti in passato perché accusati di un gravissimo attacco alla rete sudcoreana nel 2013. Le prove, comunque, non sembrano sufficienti per concludere la responsabilità nordcoreana: potrebbero esservi dietro anche soggetti esterni (cinesi, si sospetta) che potrebbero aver camuffato parte del traffico per farlo passare per la Corea del Nord.

Ad ogni modo Obama ha anche suggerito che gli Stati Uniti risponderanno a questo attacco per "vendicare" la prima cyber-war persa dalla sua Nazione, ma non sono state ancora chiarite le prossime mosse che verranno intraprese per passare dalle parole ai fatti.

Difficile che gli Stati Uniti non facciano nulla in risposta, dichiarando che, in fin dei conti, è stata attaccata una società privata, non un ente pubblico, e che non ci sono stati morti o feriti: a parte il notevole danno d'immagine, non rispondere significa dichiarare che gli Stati Uniti accettano che si combatta una guerra cibernetica sul proprio territorio, che faccia anche notevoli danni (anche economici: Sony potrebbe aver perso mezzo miliardo di dollari), purché non si tocchino le strutture pubbliche. Questo, peraltro, potrebbe rendere gli attaccanti più aggressivi e puntare a fare danni anche, ad esempio, alle reti elettriche o a quelle idriche.

Sul tavolo di Obama potrebbero esserci otto opzioni (non alternative), che nella maggior parte dei casi portano con sé rischi anche notevoli.

1) Confronti diplomatici. Si tratta dell'opzione più debole: gli USA potrebbero protestare con il governo nordcoreano e chiedere soddisfazione con l'arresto o altre misure restrittive contro i responsabili dell'attacco. La Corea del Nord si è già detta disponibile ad un'indagine congiunta, e questo lascia intuire che tutto finirebbe in un nulla di fatto, anche se i cinesi (che pure potrebbero essere coinvolti) decidessero di partecipare;

2) Reinserire la Corea del Nord nella lista nera. Pyongyang è stata nella lista statunitense degli Stati che supportano il terrorismo dal 1988 al 2008, quando il presidente George W. Bush la depennò per riconoscere le aperture fatte sulla questione nucleare. Il Paese fu inserito, tra le altre cose, per avere venduto armi ad organizzazioni definite "terroriste" e per essere coinvolto in alcuni attacchi contro la Corea del Sud. Ancora oggi è definito come Paese "non pienamente cooperativo" nella lotta al terrorismo: reinserirlo nella lista rischia di far fare passi indietro ai colloqui sul nucleare (peraltro a un punto morto);

3) Dichiarare gli atti di cyberwar "atti di terrorismo". Si tratterebbe un un "workaround" per evitare di reinserire la Corea del Nord nella lista nera: i terroristi sarebbero i cracker nordcoreani, non il governo della Corea del Nord. All'atto pratico non cambierebbe granché rispetto al punto precedente (nel probabilissimo caso in cui la Corea del Nord non collaborasse per scovare i cracker, essa finirebbe nuovamente nella lista); anzi, è possibile che altri Paesi finiscano nella lista nera, a cominciare da Cina e Russia, da cui partono attacchi informatici molto più frequenti. Dal punto di vista economico e diplomatico, si tratta di un inutile avvitamento burocratico;

4) Imporre altre sanzioni. Le sanzioni contro la Corea del Nord sono state ridotte in passato su richiesta della Cina, per facilitare i colloqui diplomatici: ad oggi solo poche dozzine di aziende ed individui non di alto livello subiscono restrizioni. Ripristinare le sanzioni dell'era Bush da un lato renderebbe più difficile la vita a chi è coinvolto in affari internazionali più o meno legali in Corea del Nord, ma fra i coinvolti in questi affari ci sono anche i cinesi (soprattutto le banche), che vedrebbero con antipatia queste sanzioni;

5) Imporre un embargo. Gli Stati Uniti potrebbero chiudere del tutto le frontiere con la Corea del Nord come fatto con Cuba nell'ultimo mezzo secolo. Attualmente ci sono scambi commerciali per oltre venti milioni di dollari l'anno (il triplo del 2013), ma sono tutti dagli Stati Uniti alla Corea del Nord. Le importazioni dalla Corea del Nord sono state proibite da Obama nel 2011. Il risultato, probabilmente, sarà che l'élite al potere dovrà rinunciare a qualche lusso statunitense, che comunque potrebbe essere contrabbandato in altri modi;

6) Impedire gli aiuti umanitari. Gli Stati Uniti hanno fornito aiuti umanitari alla Corea del Nord per 1,3 miliardi di dollari dal 1995 al 2008, dopo che la carestia di inizio anni Novanta decimò un ventesimo della popolazione. Si tratta del risultato della volontà autarchica (e irrazionale) imposta dai Kim, impossibile in un Paese generalmente freddo, montagnoso e arido, le cui le rese agricole sono scarse e irregolari. Gli aiuti internazionali finirono per sfamare oltre un terzo della popolazione, sicché il governo nordcoreano pensò bene di interrompere le importazioni di grano, approfittare della generosità internazionale e usare il denaro risparmiato per comprare altre armi. L'interruzione del programma delle Nazioni Unite (peraltro imminente, vista la mancanza di donatori) porterebbe a una nuova carestia in Corea del Nord, cosa a cui la famiglia Kim è già sopravvissuta in passato, e cui potrebbe sopravvivere nuovamente. A pagare, come sempre, sarebbe la gente comune, non l'élite;

7) Escludere la Corea del Nord da internet. Una risposta di questo tipo potrebbe coinvolgere solo le strutture governative o l'intera rete della Corea del Nord, ma visto che la maggior parte dei nordcoreani probabilmente non sa dell'esistenza di internet, si può analizzare solo il primo caso. Le telecomunicazioni in Corea del Nord sono fornite, tramite joint venture, dall'egiziana Orascom, dalla thailandese Loxley Pacific e ovviamente dai cinesi. Se le pressioni verso i primi due soggetti potrebbero portare qualche risultato, difficilmente si potrà dire lo stesso della Cina. Peraltro la maggior parte dei siti nordcoreani sono basati su server stranieri, e come ben noto (ad esempio con il caso The Pirate Bay) chiudere un sito ben organizzato è un'impresa al limite dell'impossibile;

8) Contrattaccare. Gli Stati Uniti potrebbero portare la cyber-war in Corea del Nord, nel tentativo di smantellare l'organizzazione dietro l'attacco: questo potrebbe essere difficile (anche perché gli attacchi sono stati probabilmente distribuiti in giro per il globo), ma, anche se dovesse riuscire, Pyongyang potrebbe sentirsi sotto attacco e rispondere a sua volta, sia con nuovi attacchi informatici, sia con attacchi "alla vecchia maniera", specie contro la Corea del Sud. Il rischio escalation è elevato.

Escludendo la guerra informatica (che, in caso di controritorsioni coreane, farebbe più danni negli USA, vista l'arretratezza tecnologica della Corea del Nord), a Obama non restano in mano che le armi diplomatiche e quelle economiche, che comunque non causerebbero troppi problemi a Pyongyang, visto che il regime è già isolatissimo, e, soprattutto, potrebbero colpire la popolazione invece del governo che ha lanciato l'attacco(secondo il FBI).

La Casa Bianca, insomma, dovrà essere molto creativa per essere efficace.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73881/20141220/sony-hack-obama-corea-nord-risposte.htm

 

Menu Principale

Risorse Utili


Articoli correlati

Purtroppo non ci sono articoli correlati