Jobs Act, ecco i primi decreti attuativi: niente opting out, ma si estingue (quasi) la reintegra

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Il Consiglio dei Ministri ha presentato i primi decreti attuativi relativi alla riforma del lavoro, ovvero la legge-delega più nota come Jobs Act. I decreti legislativi servono a completare la riforma del lavoro, poiché il Parlamento si è limitato a fornire al governo delle linee guida (giudicate peraltro piuttosto blande, tanto da far parlare di "delega in bianco").

  

I decreti approvati riguardano solo una parte della riforma, mentre altre parti verranno affrontate nei prossimi mesi, probabilmente fra gennaio e febbraio.

Le prime novità trapelate riguardano il contratto a tutele crescenti: il nuovo contratto prevede che al termine del periodo di prova il lavoratore abbia diritto ad un indennizzo minimo pari a 4 mensilità, in teoria per scoraggiare i licenziamenti. La tutela crescerà al ritmo di due mensilità per anno lavorato, fino a raggiungere un massimo di 24 mensilità.

Per quanto riguarda lo scontro sull'articolo 18 sembra che la linea "dura" di NCD sia stata sconfitta: non compare infatti l'opting out, ovvero la possibilità, per il datore di lavoro, di evitare il reintegro di un lavoratore ingiustamente licenziato pagando un superindennizzo (oltre 30 mensilità).

L'articolo 18, che si applica alle aziende con più di 15 dipendenti, perde comunque un altro pezzo: la reintegra del lavoratore potrà avvenire solo nel caso di insussistenza materiale dei motivi di licenziamento, oltre ovviamente che nei casi di nullità o discriminazione. Nella maggior parte dei casi di licenziamenti economici illegittimi (compresi quelli collettivi), l'unica strada sarà quella dell'indennizzo come sopra definito.

Il contratto a tutele crescenti, che pure dovrebbe portare un po' di ordine in un diritto in cui ve ne sono diverse decine, in realtà rischia di approfondire il dualismo nel mercato del lavoro, aggiungendo un nuovo contratto in attesa che si estinguano quelli vecchi. In altre parole, ci saranno maggiori tutele (quelle "tradizionali") per chi è entrato nel mercato del lavoro in tempi più "facili" o comunque con contratti a tempo indeterminato vecchio stile, minori per chi entra (o  rientra) nel mercato a partire dal prossimo anno. Quindi, oltre al dualismo che già esiste fra imprese sopra e sotto i 15 dipendenti, oltre a quello fra chi è sotto contratto a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato (e assimimilati), ve ne sarà un altro fra assunti a tempo indeterminato vecchio regime e assunti con tutele crescenti con il nuovo regime.

Ciò potrebbe anche diminuire la mobilità del lavoro, poiché un lavoratore potrebbe decidere di non cambiare la propria posizione per non perdere le proprie tutele, rendendo così più viscoso il processo di job matching.

Fra le altre novità dei decreti attuativi ci sono quelle relative all'ASPI, ovvero l'assicurazione contro la disoccupazione involontaria (anche se l'approvazione del decreto è avvenuta con riserva, ovvero "salvo intese" - una formula per dire che "non siamo sicuri ci siano i soldi necessari").

Si allunga il periodo massimo lungo il quale è possibile godere dell'assicurazione, dagli attuali (a partire dal 2016) 18 fino a 24 mesi, mentre i requisiti di accesso verrebbero abbassati notevolmente dagli attuali 52 settimane di contributi a 13 settimane (come la mini-ASPI attuale).

Il sussidio, inoltre, crescerebbe di pari passo alle tutele previste dal nuovo contratto di lavoro, e sarà applicato anche ai lavoratori Co.Co.Pro e a quelli con contratto di somministrazione, in modo da rendere più morbida l'"estinzione" di queste tipologie di contratto.

Resta, come detto, il nodo delle coperture: l'estensione della nuova assicurazione non avrebbe convinto i tecnici, per cui è iniziata una trattativa con i "politici" per verificare l'esistenza del buco ed eventualmente tapparlo. Si parla di circa 300 milioni che mancano all'appello.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/73964/20141224/jobs-act-decreti-opting-out-reintegra.htm

 

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