Investire in Italia si può: l'acciaieria Lucchini di Piombino dall'inferno alla rinascita (grazie a un gruppo alegerino)

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L'acciaieria Lucchini di Piombino a luglio era praticamente morta, la grave crisi economica che ha colpito lo stabilimento avrebbe fatto perdere il posto di lavoro agli oltre 2000 dipendenti (senza considerare l'indotto). Una realtà molto simile a quella dell'ILVA di Taranto, parliamo di città che diventano una cosa sola con l'azienda: quindi la chiusura dello stabilimento avrebbe avuto un impatto sociale pesantissimo per i piombinesi.

  

A novembre le offerte sul tavolo erano due: Jindhal South West (gruppo indiano) e Cevital (gruppo algerino). Il comitato di sorveglianza della Lucchini, che era già in amministrazione controllata, ha deciso di accettare l'offerta degli algerini. Il piano industriale della Cevital prevedeva l'occupazione di tutto il personale dello stabilimento, quindi nessun esubero, e investimenti per diversificare i settori di competenza.

Ad inizio dicembre è stato firmato il passaggio di consegne e così uno dei poli siderurgici più importanti d'Italia è diventato algerino. Dall'entusiasmo iniziale si è però passati ai problemi reali, nella nota della Lucchini si parlava dell'assunzione di tutto il personale, mentre nell'accordo firmato è stato definito che saranno assunti solo 1.860 dipendenti. Lasciando fuori da giochi oltre 300 persone.

In realtà l'azienda aveva promesso investimenti e nuove assunzioni, quindi non dovrebbe essere un problema assorbire 300 dipendenti in più, o almeno questo è quello che pare pensare il segretario FIM, Fausto Fagioli, il quale afferma: "con Cevital nella fase precedente alla firma si è creato un rapporto positivo e credo che risolveremo anche questa vicenda". Una speranza che però tiene in bilico 300 famiglie.

Le promesse di Issad Rebrab, presidente della Cevital non sono roba da poco, infatti ha dichiarato: "sono previsti 400 milioni di investimento per la realizzazione di 2 forni elettrici e un nuovo laminatoio, riassorbendo tutti i lavoratori nell'arco di due anni. A questo si aggiunge la bonifica dei terreni e l'avvio della produzione di biodiesel, olio vegetale, mangimi e zucchero, nonché la creazione a Piombino di un polo logistico per l'import-export delle attività del gruppo Cevital". 

Il gruppo algerino però vorrebbe ridurre i costi dell'energia e a questo proposito sta trattando con ENEL la realizzazione di una centrale a carbone, ipotesi che non trova l'appoggio del sindaco di Piombino e che potrebbe incrinare i bei rapporti fin qui instaurati. La Cevital sarebbe anche disposta a rinunciare al progetto, a patto di trovare un'alternativa per avere energia più economica.

Il costo dell'energia è una questione che riguarda tutte le imprese in Italia ed è stata già affrontata parzialmente dal governo con la norma cosiddetta "taglia - bollette", ma il provvedimento ha un impatto limitato ed è rivolto solo alle piccole e medie imprese. Andrebbe fatto un discorso più ampio su quanto incide il costo dell'energia sulle imprese e su come si può fare per ridurre costi e ottimizzare i consumi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/74025/20141229/lucchini-piombino-cevital.htm

 

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