Lasciamo gas e petrolio alla Croazia e ci prendiamo gli eventuali danni. Perchè?

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Il mar Adriatico bagna l'Italia, ma anche molti Paesi dell'ex Jugoslavia, tra questi ce n'è uno in particolare che ha individuato nel nostro mare una fonte di ricchezza: la Croazia. La fonte di ricchezza individuata dai croati si chiama gas e petrolio: infatti Zagabria ha lanciato un piano di trivellazioni nel mar Adriatico, che potrebbe avere ripercussioni per l'Italia.

  

Il governo croato ha stimato un investimento di 2,5 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni e un ritorno economico immediato di 100 milioni di euro; una delle prime 10 concessioni (in totale sono 29) è andata all'italiana ENI, che potrà quindi trivellare al largo delle coste croate.

Le trivellazioni croate hanno fatto storcere il naso a molti, in primis ambientalisti e operatori del settore turistico, che vedono minacce per l'ambiente e per l'afflusso turistico.I danni sotto questo punto di vista potrebbero interessare anche l'Italia, perché le coste non sono poi così distanti e le trivellazioni si spingeranno fino al limite delle acque italiane.

Fino adesso l'Italia è stata a guardare, un atteggiamento che non porterà a niente, anzi probabilmente subiremo solo gli effetti negativi del piano croato e continueremo a comprare petrolio e gas dagli altri Paesi.

Gli ambientalisti di Greenpeace sostengono che non ha senso trivellare l'Adriatico perché: il petrolio che vi si trova è poco, non è lo Stato a guadagnarci (bensì le compagnie petrolifere) e ci saranno danni per pesca e turismo.

A dire il vero, se la quantità di petrolio fosse così poca e il gioco non valesse la candela, le compagnie petrolifere non si prenderebbero la briga di estrarlo, specie con i bassissimi prezzi del petrolio attuali. Lo Stato ci guadagna perché sulle estrazione off shore si pagano le tasse. I danni a pesca e turismo sono da tenere in considerazione e vanno valutati, ma è possibile comunque ridurre l'impatto ambientale al minimo, magari anche con una collaborazione tra governo e ambientalisti. Certo è che dire sempre no ci taglia fuori e non ci salva dagli eventuali danni.

La corsa all'oro nero ha recentemente ingolosito anche la Grecia, che sta ampliando il proprio raggio d'azione nel mar Mediterraneo. L'Italia dovrebbe agire e farlo in maniera rapida, valutando tutti i rischi (economici e ambientali), incontrandosi con le associazioni ambientaliste e approntando quindi in breve tempo un piano di trivellazioni a basso impatto ambientale per non lasciare che il "suo" oro nero finisca nelle tasche di altri Paesi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/74170/20150105/trivellazioni-croazia-petrolio-gas.htm

 

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