Grexit, la Germania mostra la porta alla Grecia? Nel dubbio, le borse crollano

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La notizia che la Germania possa avere aperto la porta all'uscita delle Grecia dall'euro (il cosiddetto Grexit) ha scaraventato la moneta unica sui minimi da molti anni a questa parte nel corso della notte: l'euro contro il dollaro è crollato fino a 1,1850 dalla chiusura di venerdì sopra 1,20. Una brutta botta.

  

Le borse europee sono ovviamente crollate per via di questi timori: il FTSE MIB italiano scende di oltre 4,9 punti percentuali, il DAX tedesco perde un capello meno del 3% mentre l'indice europeo EUROSTOXX lascia sul terreno il 3,7%. L'euro ha recuperato un po', risalendo sopra quota 1,19 dollari, ma il quadro resta debole. Tutto questo nonostante l'indiscrezione del placet tedesco al Grexit sia stata smentita dal governo.

Come noto la situazione in Grecia rischia di mutare non poco nelle prossime settimane: il 25 gennaio i greci andranno al voto per rinnovare il Parlamento e per ora in vantaggio c'è la sinistra Syriza, che comunque non sembra essere in grado di governare da sola (serve il 40% per ottenere il premio di maggioranza e per ora Syriza è al massimo al 30%).

La federazione è da sempre critica verso l'Europa dell'austerità, ma ha da tempo abbandonato volontà autodistruttive come l'uscita dall'euro, per cui l'indiscrezione del weekend non aveva alcun fondamento sin dall'inizio: la maggioranza dei partiti greci vuole rimanere (giustamente) nella moneta unica, e godere delle sue protezioni. Le differenze, al massimo, stanno nelle risposte alla domanda: «A che costo rimanerci?».

Abbiamo quindi due punti fermi: il primo è che la Grecia non ha intenzione di uscire dall'euro, almeno nel breve periodo; il secondo è che il contagio greco (eventualmente) non sarà così virulento come nel 2010, perché i Paesi europei hanno steso da tempo un cordone sanitario attorno al Paese (e probabilmente esistono già, specie in BCE, di piani B cui fare ricorso in tale eventualità).

Ciò non vuol dire che non ci saranno danni, ma solo che saranno gestibili (si consideri ad esempio che le banche tedesche hanno un'esposizione su quelle greche da 28 miliardi).

Perché, allora, le borse hanno reagito così male? La risposta, come spesso accade in questi casi, si chiama incertezza: la vittoria di Syriza cambierebbe non poco le carte in tavola, e non è chiaro se il suo leader Alexis Tsipras sia aperto ad un armistizio con Bruxelles, Francoforte e soprattutto Berlino (e viceversa).

Gli scenari sono tre: nel primo la Grecia di Tsipras va allo scontro con l'Europa e si sottrae all'austerità con la condiscendenza della Germania. Il problema di questo scenario è che gli altri Paesi in crisi (fra i quali l'Italia) chiederebbero a loro volta un ammorbidimento. La Germania è già molto preoccupata degli sforamenti di altri Paesi europei (Francia e Spagna in primis) e ciò non rende questo scenario probabile.

Nel secondo scenario la Germania rifiuta le richieste della Grecia e Tsipras è "costretto" a trascinare il Paese al default e, probabilmente, nel Grexit e nel ritorno alla dracma. Berlino indica ad Atene la porta, spalancandola anche per altri Paesi (soprattutto se il collasso -ragionevolmente certo - della Grecia non dovesse avvenire in tempi brevi, in modo da dare l'"esempio" agli altri). L'euro non è più visto come indistruttibile e irreversibile e l'intera costruzione traballa, anche perché il precedente del Grexit potrebbe essere portato ad esempio più avanti nel tempo. Anche questo scenario non sembra probabile, perché gli attori in campo restano relativamente "moderati".

I primi due scenari sono i meno probabili, ma rischiano di diventarlo in modo crescente quanto più a lungo le parti coinvolte resteranno lontane.

Il terzo scenario è quello positivo: Tsipras riesce a convincere l'Europa e la Germania della necessità di un cambio di paradigma. Sì alle riforme strutturali, ma è necessario liberare il Paese (e l'Europa) dal fardello dei debiti e riportarla su un sentiero di crescita affrontando in primo luogo la "crisi umanitaria" dovuta alla disoccupazione.

Il programma di Tsipras è rivoluzionario (almeno rispetto all'austerità): esso si richiama, in sostanza, a due interventi "post-bellici", ovvero al New Deal statunitense degli anni Trenta e soprattutto alla Conferenza di Londra del 1953, che permise alla Germania di ristrutturare i debiti accumulati fra il 1919 e il 1945, e che contribuì alla ripresa tedesca dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale.

Tsipras può avere il coltello dalla parte del manico: cancellare unilateralmente il debito non dovrebbe provocare grossi danni alla Grecia, visto che il bilancio è sano e Atene non avrebbe bisogno di finanziarsi all'estero. Visto che il 60% del debito è in mano ai Paesi europei e l'8% alla BCE questa "minaccia" potrebbe costringere Berlino a scendere a più miti consigli, ed aprire un percorso di abbattimento dei debiti pubblici che provocherebbe non poco sollievo all'Europa intera (con qualche costo nel breve periodo, ma bisogna capire se c'è la volontà di sopportarli: gli elettori tedeschi non sembrano ben propensi).

Troppo bello per essere vero? Sì: questo scenario è più probabile, ma l'esito finale rischia di essere un accordo al ribasso (come spesso accaduto nella storia d'Europa recente). La Troika accetta di fare qualche passo indietro, ma i vincoli dell'austerità non vengono sciolti e il declino europeo continua. Tsipras potrebbe non accettare il compromesso (o denunciarlo più avanti nel tempo) e portare con sé altri Paesi in difficoltà (per esempio l'Italia) in uno scontro che sfocerebbe in uno degli scenari precedenti (probabilmente il secondo).

L'incertezza sta tutta qui: Merkel e Tsipras riusciranno a trovare un terreno comune per rifondare l'euro e l'Europa, che così certamente non può andare avanti? La Grecia riuscirà a portare avanti un piano di riforme credibili (e assolutamente necessarie) anche sotto Tsipras? La Germania riconoscerà che un'Europa debole rende debole anche la Germania (è notizia di oggi che l'inflazione tedesca è scesa ad un preoccupante +0,1% annuo)?

Le risposte a queste domande non sono ovvie, e questa situazione si intreccia con i temi che ci hanno accompagnato da ben prima del precipitare della crisi greca, ovvero un mondo che si avvia verso un rallentamento globale, nonché all'instabilità che rischia di arrivare in molti Paesi a causa di un prezzo del petrolio in caduta libera (e che oggi ha aggiornato i minimi sotto 53 dollari al barile Brent). Il tutto andrà condito con le mosse delle banche centrali mondiali: il 22 e il 28 gennaio (ovvero subito prima e subito dopo le elezioni greche) toccherà alla BCE e alla Federal Reserve scoprire altre carte.

Saranno settimane (e forse mesi) difficili, e aspettarsi volatilità sui mercati sembra il minimo.

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Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/74173/20150105/grexit-grecia-germania-borse.htm

 

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