Grecia, prove tecniche di Grexit? Due banche hanno chiesto fondi di emergenza ELA. E non saranno le ultime

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Stando a media locali due banche greche hanno chiesto fondi di emergenza alla Banca Centrale Europea attraverso la Banca di Grecia, nell'ambito del programma Emergency Liquidity Assistance (ELA).

  

Il programma ELA riguarda banche che siano solventi (ovvero relativamente solide) che però si trovano in una situazione di scarsa liquidità: in altre parole gli attivi patrimoniali sono teoricamente sufficienti a fronte dei passivi, ma le banche non hanno in cassa le quantità di denaro necessarie per farvi fronte in tempi brevi.

In questi casi la BCE può intervenire fornendo denaro fresco attraverso la locale banca centrale, che si assume insieme al governo le responsabilità di eventuali perdite. I fondi ELA sono stati utilizzati in passato (anche per mesi, nonostante la teorica "temporaneità" dei prestiti) da Irlanda, Grecia, Belgio e Cipro, il cui caso portò alla ribalta questo strumento di emergenza (soprattutto perché si rischiò un'uscita disordinata per via dell'esagerato dissesto del sistema bancario cipriota).

Non si conoscono i nomi delle due banche coinvolte nel programma di assistenza, ma è noto che le quattro maggiori banche greche non sono messe tanto bene: tre di esse (Eurobank, National Bank of Greece e Piraeus Bank) non hanno superato gli stress test, mentre la quarta, Alpha Bank, ce l'ha fatta di poco, ma questo non vuol dire che sia fuori pericolo, poiché la BCE può chiedere comunque aggiustamenti addizionali "su misura".

Stando a voci non confermate da canali ufficiali le banche interessate sarebbero proprio Alpha Bank ed Eurobank, due banche decisamente sistemiche, e probabilmente non saranno le ultime: altri istituti di credito potrebbero chiedere nei prossimi giorni l'accesso ai fondi di emergenza.

Il motivo è da ricercarsi nelle elezioni greche previste per il prossimo 25 gennaio: l'incertezza relativa all'esito della campagna elettorale ha spinto molti greci a parare i rischi di un blocco finanziario (che precederebbe un'uscita dall'euro, anche involontaria) accaparrandosi liquidità in euro.

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Per quanto nessun partito fra i maggiori (Syriza inclusa) voglia l'uscita dall'euro, il fronte anti-Troika è in vantaggio nei sondaggi. Esso vorrebbe chiedere, tra le altre cose, una rinegoziazione del memorandum e quindi dei debiti che la Grecia ha soprattutto con governi e istituzioni europee (BCE in primis) oltre al FMI.

Nessuno dei tre membri della Troika sembra però voler sentir parlare di rinegoziazione, men che meno di ristrutturazione del debito, e se il prossimo governo greco dovesse decidere di andare avanti in maniera unilaterale, la BCE potrebbe decidere di staccare la spina alle banche greche, che si ritroverebbero senza liquidità.

La banca centrale greca dovrebbe quindi cominciare a stampare moneta propria (probabilmente euro "marchiati made-in-Greece"), causando l'uscita accidentale della Grecia dalla moneta unica, con tutti i guai che ne seguirebbero. I greci, insomma, stanno mettendo da parte euro "veri" per evitare di essere impoveriti dalla nuova, eventuale, moneta greca.

Magari non succederà nulla, ma di sicuro tutti i guai sarebbero problemi ellenici: l'UE ha da tempo steso un cordone sanitario attorno alla Grecia per scongiurare pericoli di contagio.

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Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/74568/20150116/grecia-grexit-banche-emergenza-ela.htm

 

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