Venezuela, la crisi peggiora e Maduro torna a casa a mani semivuote: nuove proteste dietro l'angolo

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Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro sta ritornando a Caracas dopo un viaggio internazionale di 10 giorni che aveva l'obiettivo di portare in patria miliardi di dollari in investimenti esteri per tamponare i grossi problemi di liquidità, ma non è riuscito a portare a casa alcun successo per quanto riguarda il tracollo dei prezzi del petrolio. Ma Maduro tornerà a casa con problemi ben maggiori: il malcontento per le diffuse carenze di beni è esploso in suo assenza, minacciando di riportare la gente in piazza come avvenuto lo scorso anno.

  

Le fila presso i supermercati venezuelani sono aumentate nelle ultime settimane con clienti in attesa per ore per acquistare cibo e altri beni di base. Il Venezuela è noto per le sue frequenti carenze, ma la crisi attuale ha raggiunto livelli inediti. Le autorità in alcuni stati hanno iniziato a vietare le file notturne, e altri hanno vietato l'acquisto di merci di largo consumo in certi giorni. In alcune aree la polizia è stata posta a guardia dei negozi per evitare proteste.

«Le scarsità sono peggiori oggi rispetto agli anni passati» spiega David Smilde, ricercatore presso il Washington Office on Latin America, al telefono dal Venezuela. La cosa più preoccupante per il governo Maduro, ha spiegato Smilde, è che la crisi adesso sta colpendo i poveri del Venezuela, che sono da sempre la base principale dell'esecutivo.

Proteste per le dilaganti mancanze così come per l'alto tasso di criminalità e le politiche economiche del governo hanno portato a proteste di massa lo scorso febbraio, creando le basi per la peggiore minaccia all'amministrazione Maduro. I manifestanti hanno resistito per due mesi e le proteste hanno contato oltre 40 morti fra dimostranti e forze di sicurezza. Esse alla fine si sono spente sia per la spaccatura nata nelle opposizioni sia perché non sono riuscite a raccogliere il consenso dei più poveri. Ma secondo Smilde le attuali tensioni stanno riportando il Venezuela sull'orlo del caos: «Basta un qualche tipo di violenza di alto profilo e rivedremo le proteste dell'anno scorso»

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Piccole proteste sono già nate nella città occidentale di San Cristobal, l'epicentro delle proteste del 2014. Intanto le opposizioni, incluso l'ex candidato alla presidenza Henrique Capriles, hanno chiesto ai venezuelani di ritornare in piazza in massa la prossima settimana.

L'economia del Venezuela è caduta in gravi difficoltà, in particolare per via del prezzo del petrolio, che assomma il 96% delle esportazioni: esso è sceso di circa il 50% nella seconda metà del 2014. Si teme per il default del Paese, specie dopo che Moody's ha deciso il taglio del rating del Venezuela a Caa-3, citando l'outlook negativo per il Paese. Il tour internazionale di Maduro, che ha ricompreso Cina, Qatar, Arabia Saudita, Iran, Algeria e Russia è stato visto come un tentativo di ottenere assistenza finanziaria per permettere al Paese di uscire dalla tempesta. Parlando da Mosca il presidente ha detto che il viaggio è stato un successo.

«Abbiamo ottenuto le risorse necessarie per fare in modo che il Paese possa mantenere il ritmo degli investimenti, delle importazioni e la stabilità economica» ha detto ai reporter. Durante il suo viaggio Maduro ha annunciato un accordo da 20 miliardi di dollari con la Cina nonché finanziamenti per "diversi miliardi di dollari" da banche del Qatar, che dovrebbero finire in progetti non specificati riguardanti energia, agricoltura e sviluppo sociale. Ma secondo i critici Maduro non sarebbe riuscito ad ottenere prestiti diretti per dare immediato sollievo all'economia.

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Di sicuro lo scopo principale di Maduro - cercare di convincere i membri dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) ad impegnarsi per far risalire i prezzi dell'oro nero - non è stato raggiunto. Il ministro per l'energia degi Emirati Arabi Uniti ha ribadito questa settimana che l'OPEC non taglierà la produzione del petrolio per spingere i prezzi. Secondo gli analisti il Venezuela necessita di un prezzo a quota 120 dollari al barile per stare a galla, mentre funzionari venezuelani hanno spinto per un ritorno in area 100 dollari. Il petrolio è attualmente sotto i 50 dollari al barile.

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La popolarità di Maduro è crollata nell'ultimo anno, con un tasso di approvazione del 22% a dicembre, secondo l'agenzia Datanalisis. Smilde ha dichiarato che il supporto calante verso il presidente potrebbe rendergli la vita ancora più complicata nel provare ad apportare i necessari cambiamenti: «Il governo sta affrontando una situazione veramente brutta, poiché ha bisogno di riforme [impopolari] come la svalutazione e l'aumento dei prezzi della benzina, e non ha sufficiente capitale politico per farlo».

I membri dell'opposizione hanno accusato il modello economico del governo per i problemi del Venezuela, non il crollo del prezzo del petrolio. Durante una conferenza stampa questa settimana Capriles ha chiesto ai venezuelani di mandare un messaggio al governo attraverso la manifestazione indetta per la prossima settimana: «A tutti i seguaci di Chavez [l'ex presidente, "fondatore"dell'attuale Venezuela] vorrei dire con rispetto: "La rivoluzione è finita"».

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Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/74621/20150117/crisi-venezuela-maduro-proteste.htm

 

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