Eliminare la lingua italiana dall'insegnamento universitario è incostituzionale?

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Il mondo del lavoro non sta attraversando una bella fase: poche offerte e sempre troppi candidati; ma se pur le offerte non sono tutte uguali, c'è una competenza che è sempre più richiesta: la conoscenza della lingua inglese

  

Da molti anni ormai le scuole pubbliche prevedono nei programma formativi dei corsi di inglese, ma nessuna scuola pubblica è mai stata completamente in inglese; la monolingua straniera è caratteristica di istituti privati, ma a partire dal 2014 il Politecnico di Milano aveva previsto l'insegnamento di tutti i corsi specialistici e dei dottorati in inglese. Quindi non un corso di inglese all'interno di una offerta formativa in italiano, ma una sostituzione totale della lingua italiana.

La scelta è stata fatta nel 2012 e il rettore Giovanni Azzone l'aveva motivata così: "Un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro deve abituarsi a lavorare in contesti internazionali. L'Italia ha una forte attrattiva culturale, ma anche una barriera, la conoscenza limitata della lingua: insegnando in inglese attraiamo tutte quelle persone interessate alla cultura italiana".

Il pensiero del rettore seppur corretto, non ha trovato un pieno consenso, tant'è che 150 docenti dell'Ateneo si sono rivolti al TAR per fermare questa internazionalizzazione. Il TAR ha dato ragione ai docenti "tradizionalisti" e ha bocciato l'inglesizzazione del politecnico milanese, affermando che gli studenti avrebbero quanto meno diritto di scegliere tra l'italiano e l'inglese e che quindi la decisione del Politecnico marginalizza eccessivamente la lingua italiana.

Dopo la bocciatura del TAR, il Politecnico ha aumentato i corsi in inglese, che ora sono oltre l'80%, ma ha lasciato anche qualche corso in italiano; in questo modo è andato incontro alle conclusioni del TAR e nel frattempo ha fatto ricorso al Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato da par suo ha appena pronunciato l'ordinanza per cui sospende il giudizio e solleva dubbi di legittimità costituzionale della cosiddetta "Riforma Gelmini", nella parte in cui si afferma il "rafforzamento dell'internazionalizzazione anche attraverso una maggiore mobilità dei docenti e degli studenti, programmi integrati di studio, iniziative di cooperazione interuniversitaria per attività di studio e di ricerca e l'attivazione, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, di insegnamenti, di corsi di studio e di forme di selezione svolti in lingua straniera"

Il ricorso del Politecnico si basava proprio su questo aspetto della riforma Gelmini, ma l'esclusività della lingua straniera viene visto in contrasto con ben 3 articoli della Costituzione: 3, 6 e 33.

Ora toccherà alla Corte Costituzionale dirimere la questione, anche se è molto probabile che i giudici costituzionali si rifacciano ai due giudizi già espressi: quindi va bene i corsi in inglese, ma devono essere anche in italiano, con possibilità di scelta da parte degli studenti. Se così fosse, non basterà mantenere un residuo di corsi in italiano, ma bisognerà creare insegnamenti paralleli.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/articles/74855/20150123/politecnico-milano-inglese-gelmini.htm

 

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