Popolare di Vicenza: nuovo aumento di capitale o bail-in? il dilemma al quale deve rispondere l'assemblea dei soci

E-mail Stampa PDF

Domani (5 marzo) tocca alla Popolare di Vicenza.Nell’assemblea convocata per sabato 5 marzo i soci della banca si troveranno di fronte ad un bivio: votare l’aumento di capitale da 1,7 miliardi di euro, la trasformazione in SPA e la quotazione in Borsa oppure innescare il meccanismo europeo per il salvataggio delle banche in crisi che culmina con il bail-in.

Una scelta difficile per le migliaia di soci che hanno già sottoscritto un aumento di capitale per salvare la Popolare di Vicenza, ma si ritrovano in tasca un investimento eroso del 90% del valore iniziale. Il rapporto della BCE sulla Popolare di Vicenza è arrivato come una sentenza: o il voto favorevole ai tre punti all’ordine del giorno oppure bail-in. E mentre i soci si avvicinano all’assemblea più importante della storia della banca scatta l’indagine della procura per associazione a delinquere e falso in bilancio a carico degli ex vertici della Popolare vicentina. Insomma in quadro complesso, l’unica certezza è che sarà il voto di sabato a decidere se la Popolare di Vicenza finirà tra i sommersi o i salvati del sistema bancario italiano.

Popolare di Vicenza: assemblea e ordine del giorno

La Popolare di Vicenza ha vissuto gli ultimi mesi in perdita totale. In primis, in perdita di fiducia, quella degli azionisti che hanno visto una gestione scellerata della Popolare da parte del padre padrone Gianni Zonin e l’erosione del valore della banca. Molti soci hanno già cambiato banca, i vertici scappano portandosi dietro i clienti migliori e i dipendenti assistono impotenti al massacro. A questo si aggiungono le perdite messe nero su bianco in bilancio. Il 2015 chiude con perdite per 1,4 miliardi di euro, con la raccolta diretta crollata del 23,3% a 21,9 miliardi e la raccolta totale del gruppo scesa a 36,5 miliardi, in calo del 19,4%.

L’assemblea di sabato deve votare tre punti: l’aumento di capitale, la trasformazione in SPA e la quotazione in borsa. Il primo punto è quello centrale. Come fare a convincere i soci che un altro aumento di capitale riporterà in bonis la banca e rimetterà nelle loro tasche i soldi persi? Non sarà un’impresa facile. I soci della Popolare di Vicenza, infatti, hanno sottoscritto l’ultimo aumento di capitale a 62,5 euro ad azione, ma oggi i loro titoli valgono 6,3 euro, il 90% in meno. Mentre il prezzo delle azioni era fissato nell’ultima assemblea a 48 euro con una perdita di valore pari all’87%. E comunque, l’ultima parola spetta al mercato: sarà la Borsa, infatti, a fare il prezzo delle azioni della Popolare di Vicenza.

Ma non solo il valore dell’investimento è stato deprezzato del 90%, in realtà questi soldi non sono più nelle disponibilità dei soci. La Popolare di Vicenza, infatti, ha sospeso l’esercizio del diritto di recesso, ciò significa che anche chi decidesse di non aderire alla trasformazione in SPA della popolare non potrebbe chiedere la liquidazione delle sue azioni a 6 euro. Insomma i soci si avviano all’assemblea sfiduciati e incazzati, ma con le mani legate.

L’avvertimento della BCE

L’avvertimento della BCE è stato molto chiaro, la Popolare di Vicenza ha soltanto una chance per evitare il meccanismo di risoluzione europeo e il famigerato bail-in. La Popolare di Vicenza è finita sotto la supervisione diretta della Banca centrale europea dal 2014 quando la BCE è diventata il controllore unico del sistema bancario comunitario. Prima di assumere la supervisione unica, la BCE aveva riscontrato una perdita per la Popolare di Vicenza di 759 milioni di euro e la situazione da quel momento non ha fatto che peggiorare. La conseguenza principale è che la solidità della banca misurata tramite il CET 1 ratio è sceso a 6,65% alla fine del 2015, sotto il livello del 10% richiesto dalla BCE. Il nuovo aumento di capitale dovrebbe riportare questo parametro oltre la soglia di solidità patrimoniale, intorno al 12%. Altrimenti la BCE metterà sotto commissariamento la Popolare di Vicenza attivando tutte le misure previste nella direttiva europea sul salvataggio degli istituti in crisi economica.

Nella lettera inviata di recente dalla BCE alla Popolare di Vicenza la drammaticità della situazione è chiara: “Bpvi è a un bivio nel caso in cui uno qualsiasi degli elementi del progetto non fosse approvato e la banca non rispettasse i requisiti patrimoniali, si renderebbe necessario adottare misure di vigilanza, incluso l’esercizio dei poteri previsti dal Testo Unico Bancario. L’approvazione congiunta di tutti e tre gli elementi del progetto da parte dell’assemblea degli azionisti e la tempestiva attuazione del piano sono ritenuti della massima importanza dalla BCE al fine di ripristinare il rispetto dei requisiti patrimoniali”.

Il fascicolo della procura sugli ex vertici della Popolare di Vicenza

Sulla sfondo resta, anzi cresce, la vicenda giudiziaria con le responsabilità di coloro che hanno portato la banca sull’orlo del fallimento. “Ci troviamo di fronte ad una organizzazione strutturata, la Banca, all’interno della quale alcune persone avrebbero operato, con una struttura gerarchica e ben organizzata, per mettere a segno un numero indefinito di reati”. Per esempio il vecchio management avrebbe intrapreso (sfuggendo alla sonnolente vigilanza italiana) opachi investimenti lussemburghesi che sarebbero serviti per mascherare acquisti di azioni della banca stessa e finanziare l'acquisto di obbligazioni dei clienti più importanti della banca. Il procuratore Antonino Cappelleri ha di conseguenza aperto un fascicolo per associazione per delinquere e falso in bilancio.

L’indagine è emersa nel settembre del 2015 quando le forze dell’ordine hanno svolto perquisizioni negli uffici della Popolare di Vicenza in seguito a circa 500 tra esposti e denunce contro la banca. In quell’occasione sei persone sono state indagate per i reati di aggiotaggio e di ostacolo agli organi di vigilanza, si tratta di: Gianni Zonin, ex presidente; l’ex direttore generale Samuele Sorato, Emanuele Giustini e Andrea Piazzetta entrambi ex vicepresidenti e i due consiglieri di amministrazione Giovanna Dossena e Giuseppe Zigliotto, presidente di Confindustria Vicenza. Parallelamente un altro fascicolo è sul tavolo della procura di Prato che indaga 7 persone della ex Popolare di Vicenza per reati definiti “satellite” che vanno dalla truffa all’estorsione. Secondo il procuratore Cappelleri la vicenda giudiziaria è destinata ad allargarsi ulteriormente con altre fattispecie minori di reato e altri indagati per un’indagine che non si chiuderà prima di un anno.

Intanto l’appuntamento con il destino della Popolare di Vicenza è fissato per domani, sabato 5 marzo. La sfiducia verso la Popolare e la rabbia nei confronti dei vertici, fanno certamente venire la voglia agli azionisti di abbandonare la nave che affonda, ma senza possibilità di recesso e alla luce della lettera della BCE, l'unica alternativa è il piano di risoluzione. 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/popolare-di-vicenza-nuovo-aumento-di-capitale-o-bail-il-dilemma-al-quale-deve-rispondere-lassemblea

 

Menu Principale

Risorse Utili