Banche, mutui e pignoramenti case: il PD fa un passo indietro. Ecco le ultime modifiche al decreto

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Il PD fa un passo indietro e rimette mano al decreto su banche mutui e pignoramenti delle case dei debitori. Le rate non pagate che fanno scattare il pignoramento senza passare dal giudice passano da 7 a 18; la clausola-pignoramento vale soltanto per i mutui futuri e se si accordano cliente e banca; nel momento dell’acquisizione da parte della banca della casa, il debito del cliente si considera estinto anche se il valore dell’immobile è inferiore a quello del debito accumulato con la banca. Sono questi i tre punti centrali delle modifiche al decreto sui mutui.

Cosa prevede la prima stesura del decreto sui mutui?

Negli ultimi giorni è scoppiata la polemica, alimentata soprattutto dal Movimento 5 Stelle, sul decreto che modifica la normativa sui mutui e sui pignoramenti delle case da parte delle banche. Il decreto legislativo sui finanziamenti ipotecari, attualmente allo studio del parlamento per un parere non vincolante, prevedeva la possibilità per la banca di impossessarsi della casa oggetto di ipoteca in seguito a 7 rate non pagate del mutuo, anche non consecutive senza bisogno di rivolgersi al tribunale.

Il decreto va a modificare la normativa attuale che prevede tempi lunghi e procedure complesse per il pignoramento della casa. Ad oggi un banca per essere rimborsata dei soldi prestati deve rivolgersi al tribunale che autorizza il pignoramento dell’immobile che viene venduto (spesso svenduto) all’asta giudiziaria. Questa procedura, in Italia, dura circa 7 anni.

Secondo le spiegazioni del governo il decreto sui mutui porterebbe con sè diversi benefici: risparmi di tempo e spese per il passaggio in tribunale, vendita immediata dell’immobile che ne eviti la svalutazione, alleggerimento del sistema bancario e maggior credito ai clienti. L’ultimo punto merita delle precisazioni.

Il decreto sui mutui non pagati tocca da vicino il tema della sofferenza bancarie, di cui abbiamo parlato più volte. Si tratta di quella zavorra da 200 miliardi di euro che pesa nei bilanci bancari e blocca il credito per famiglie e imprese. Da mesi si parla della necessità impellente per le banche italiane di alleggerirsi sbarazzandosi di questi crediti. Per questo il governo ha cercato un accordo in Europa (che si è rivelato un buco nell’acqua) e tenta di tagliare i tempi delle procedure per la riscossione dei crediti posti a garanzia dei prestiti.

Resta però il fatto che una famiglia in difficoltà economica, che non paga 7 rate del mutuo, si troverebbe in tempi brevissimi con la casa pignorata e messa in vendita. Si tratta di un vero e proprio esproprio fatto in maniera automatica, senza passare dal tribunale, che porta subito alla vendita dell’immobile e all’incasso, fermo restando che al cliente va la parte di soldi che accede il rimborso del debito con la banca. Un’eventualità, quella della cessione della casa, legata comunque alla sottoscrizione da parte del cliente di una particolare clausola-pignoramento nel contratto di mutuo che però, secondo le opposizioni, poteva entrare in gioco anche sui mutui già in essere.

Le proposte di modifica

Alle polemiche ha risposto il PD avanzando delle proposta di modifica che sarebbero già state accolte dal governo. Il principale correttivo che la maggioranza proporrà in Commissione Finanze, alla Camera e al Senato aumenta il numero della rate non pagate da 7 a 18. In caso di rate mensili quindi dovrà passare almeno un anno e mezzo di morosità prima che la banca possa espropriare la casa al cliente (le 18 rate, però, valgono anche se non consecutive).

Il secondo punto riguarda i contratti di mutui soggetti alla riforma. La bozza di modifica specifica che "la nuova normativa sull'inadempimento non si applica ai contratti già in essere, neanche in caso di surroga” e che la clausola sulla possibilità di cedere la casa alla banca per estinguere il debito “è facoltativa e la banca non può obbligare il cittadino a sottoscriverla”. I correttivi escludono chiaramente la possibilità che la clausola-pignoramento possa essere applicata ai mutui già sottoscritti anche in caso di passaggio ad un’altra banca. Importante anche la precisazione sulla volontarietà della clausola, la banca non può obbligare il cliente a prevedere la possibilità di cedere l’immobile in caso di difficoltà al pagamento delle rate. Anche se su questo punto restano dubbi sulla reale parità di forza contrattuale tra banca e cliente al momento della richiesta del mutuo.

Infine, arrivano precisazioni anche sulla vendita della casa in caso di morosità per 18 rate.Il documento della maggioranza precisa che "la banca può trattenere dopo la vendita della casa solo quanto ancora dovuto ed è obbligata a restituire al consumatore l'eventuale eccedenza" e soprattutto che "il trasferimento del bene immobile alla banca, a seguito dell'inadempimento, comporta l'estinzione del debito anche se il valore dell'immobile è inferiore a quello del debito residuo". Questo aspetto è da sottolineare: la cessione della casa comporta l’estinzione del debito qualunque sia il suo valore e quello dell’immobile. Se il cliente deve alla banca 200mila euro, ma cede la sua casa il debito si considera estinto anche se la banca incassa dalla vendita “soltanto” 150mila euro.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banche-mutui-e-pignoramenti-case-il-pd-fa-un-passo-indietro-ecco-le-ultime-modifiche-al-decreto

 

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