Dove ha sbagliato Draghi?

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Le misure della Banca Centrale Europea annunciate giovedì hanno fatto schizzare i mercati al rialzo perché si trattava con tutta evidenza di un forte aumento nella potenza di fuoco dell’istituto di Mario Draghi. Eppure, circa mezz’ora dopo l’inizio della conferenza stampa, i guadagni di borsa sono stati divorati e gli indici sono affondati, mentre l’euro, che avrebbe dovuto continuare a declinare contro il dollaro, ha recuperato tutte le perdite e, anzi, si è riportato sui massimi recenti.

Eppure gli elementi per festeggiare questa poderosa iniezione di quattrini c’erano tutti: Draghi ha sorpreso i mercati con un taglio del tasso principale (che nessuno si aspettava), un aumento superiore al previsto degli acquisti mensili per il Quantitative Easing e un allargamento ai bond non bancari.

Ma a un certo punto Draghi ha detto una cosa che non è piaciuta ai mercati, e cioè che la BCE ha un limite oltre il quale non può andare, anche se questo limite non è stato dichiarato. Se si considera che l’economia, in base alle stesse previsioni di Francoforte, non sta andando proprio benissimo, legarsi le mani da soli, come ha fatto Draghi, non è stata una mossa intelligente.

Eppure era la cosa giusta da fare: la BCE non può in alcun modo promettere di gonfiare il sistema economico di quattrini all’infinito, perché questo denaro, come le cure per un tumore ad esempio, oltre una certa soglia smettono di curare e cominciano a fare male.

Lo scopo di questo tsunami di soldi è semplice: far arrivare soldi a imprese e famiglie, che producono e consumano, fanno crescere il PIL, pagano i debiti e sono tutti felici e contenti. Ma non è così semplice.

Questi soldi a famiglie e imprese non arrivano. Perché? Le banche cattive? Potrebbe essere. Ma c’è un altra spiegazione che è meno implausibile: l’acqua scorre dai rubinetti, ma il cavallo non vuole bere. Detto altrimenti, le imprese e le famiglie sono in condizioni così brutte che non vogliono indebitarsi, anche perché, essendo in condizioni così brutte, le banche sono costrette ad imporre alti tassi di interesse, superiori a quanto le imprese e le famiglie sono disposte a pagare.

Immaginiamo una famiglia di freelance, sempre più diffusa, che un mese ha soldi per pagare le bollette e un altro no. Difficilmente questa famiglia avrà voglia di fare un acquisto importante (una casa, ad esempio), specie se non hanno mamma e papà (con stipendi fissi) a fare da garanti. La banca ovviamente lo sa, e molto probabilmente non vorrà rischiare di perderci soldi, perché se le cose dovessero andare male, non adesso, ma magari fra cinque anni per via di una “normale” recessione, questi freelance non pagheranno più il mutuo, con conseguenti perdite per la banca. I soldi ci sono, ma né questa famiglia, né la banca, vogliono metterli in circolazione.

Draghi sta facendo di tutto per “forzare” questo meccanismo, da ultimo con una mossa piuttosto geniale. Da un lato ha reso più costoso per le banche tenere il denaro chiuso nei forzieri, ma dall’altro ha promesso alle banche di regalare loro soldi se si metteranno a prestare tanto. In altre parole, la banca presterà 100 euro a Tizio: Tizio paga 5 euro di interessi, che è il guadagno della banca. La BCE, intanto, regala alla banca 40 centesimi per aver prestato soldi a Tizio (e se li riprende sui soldi depositati dalla banca nei suoi forzieri, per cui le banche non ci perdono molto).

Questo fiume di denaro potrebbe finire facilmente fuori controllo, ovvero potrebbe accadere che le banche prestino denaro a persone con scarso merito di credito (cioè che hanno poche possibilità di ripagarlo). Si creerebbe, pertanto, una situazione simile a quella dei mutui subprime, ma in un contesto di crescita già anemico. Un cocktail potenzialmente mortale.

Draghi, dicendo che esiste un limite fin dove può spingersi la BCE, ha voluto raggiungere due obiettivi. Uno è evitare la situazione appena descritta; l’altro è pungolare la politica a fare la sua parte con riforme strutturaliche permettano da un lato alle banche di recuperare più in fretta e in modo più certo quelle somme (per esempio evitando di perdere dieci anni in tribunale per poter mettere all’asta la seconda, terza o quarta casa di chi non ha intenzione, voglia o possibilità di pagarle), dall’altro di creare un ambiente che permetta a famiglie e imprese di avere redditi sufficienti per pagare i debiti (più lavoro meno insicuro, meno tasse, meno complicazioni burocratiche e giudiziarie, eccetera).

In pratica, Draghi ha dichiarato di non poter fare miracoli, specie se dovrà fare tutto da solo. La politica europea e quelle nazionali devono muoversi, perché le armi a disposizione della BCE per tamponare la situazione come avvenuto negli ultimi quattro anni potrebbero essere finite e non reggere ad un sempre più probabile peggioramento delle condizioni economiche dell’area. Ai mercati non è piaciuto, ma le cose, purtroppo, stanno in questi termini.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/dove-ha-sbagliato-draghi-1442549

 

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