Le decisioni della BCE spiegate alla casalinga di Voghera: cosa cambia in pratica per famiglie e imprese

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Ieri, giovedì 10 marzo, si è riunito il Consiglio della BCE, la Banca centrale europea, quella che gestisce la politica monetaria dell’Unione Europea. Alle 14.30, il presidente Mario Draghi ha spiegato in conferenza stampa le decisioni prese nel corso della riunione, un evento seguito in diretta da operatori del settore e sadici della finanza. Si è parlato di Quantitative Easing, di tassi di deposito, di aste di TLTRO, Targeted Longer Term Refinancing Operation, insomma arabo per chi non mastica di economia. Ma questi nomi tecnici nascondono il tentativo di Mario Draghi di mettere in campo misure di politica monetaria in grado di dare una boccata di ossigeno alle famiglie e alle imprese europee.

Semplificando al massimo possiamo dire che ieri la banca centrale europea ha deciso che pagherà le banche europee e quindi, anche quelle italiane, affinché facciano credito all’economia reale. Cerchiamo di capire, in pratica, quali saranno i benefici per le famiglie italiane per quanto riguarda prestiti e mutui e per le imprese. (Per chi invece fosse interessato alla spiegazione tecnica delle decisioni prese dalla BCE si rimanda, invece, qui).

BCE: cosa cambia per i prestiti a famiglie e imprese

 A gennaio 2016 i prestiti alle imprese sono cresciuti soltanto dello 0,6% dopo il +0,1% del mese precedente. Troppo poco per la BCE che ha tra i sui obiettivi quello di spingere le banche europee a fare credito alle imprese e dare mutui alle famiglie.

Così da giugno 2016 inizieranno le aste di TLTRO. Tradotto: la BCE darà nuova liquidità alle banche europee a tasso zero a patto, però, che questi soldi vadano a finanziare mutui o prestiti a imprese e famiglie. E non solo. Tra due anni, alle banche più “virtuose” quelle che avranno girato all’economia reale questa liquidità la BCE riconoscerà un tasso negativo: sarà la Banca centrale europea a pagare le banche affinché queste accettino i soldi da prestare alle famiglie e alle imprese. Ovviamente questa misura ha l’obiettivo di sbloccare i rubinetti del credito, chiusi in seguito alle crisi economica del 2007/2008.

A spingere verso prestiti e mutui convenienti, cioè con tassi di interesse bassi per i clienti, è anche il taglio dei tassi di rifinanziamento principale e di deposito. Il tasso deposito è quello pagato alle banche europee che parcheggiano i soldi eccedenti nelle casse della BCE. Fino a qualche tempo fa la Banca centrale europea pagava le banche che mettevano a Francoforte la loro liquidità eccedente. Attualmente, invece, questo tasso è negativo (e ieri è stato ulteriormente tagliato), cioè sono le banche che pagano la BCE per tenere i soldi a Francoforte.Questo ovviamente spinge le banche e non tenere i soldi fermi a Francoforte, ma di metterli in circolo nell'economia reale. 

BCE: qualche aiutino alle imprese

L’aumento delle liquidità in circolazione dovrebbe schiacciare verso il basso l’euro sostenendo le imprese che esportano all’estero i propri prodotti.Questo è la prima, banale, conseguenza. Poi, come abbiamo detto, il taglio dei tassi deposito ha lo scopo di spingere le banche ad utilizzare i soldi prestandoli alle imprese: secondo beneficio.

L’azione della BCE inoltre dovrebbe riportare in positivo l’inflazione, (l'obiettivo è tornare poco sotto il 2% nell’Eurozona). Attualmente, invece, siamo nuovamente rischiamo di sprofondare in deflazione, cioè in una diminuzione generalizzata dei prezzi. L’effetto più negativo della deflazione è l’aumento, in termini reali, del costo del debito. Per le aziende fortemente indebitate la deflazione è una brutta bestia perché facendo calare i prezzi dei prodotti, abbassa anche le stime d’incasso e quindi fa pesare di più il costo dei debiti. Un po’ di inflazione, invece, farebbe migliorare le prospettive di fatturato delle aziende che quindi potrebbe tornare a fare investimenti, seppur limitati.

Insomma la politica monetaria espansiva della BCE vorrebbe centrale diversi obiettivi: indebolire l’euro e spingere le esportazioni; fermare la deflazione per alleggerire il peso dei debiti sulle imprese e magari far ripartire gli investimenti; spingere le banche a fare prestiti e mutui a condizioni vantaggiose per famiglie e imprese. C’è da dire che tra quello che la BCE mette sulla carta e la realtà delle cose rischiano di esserci delle discrepanze notevoli e, infatti, restano alcuni dubbi e criticità da verificare.Però, dopo gli annunci di ieri, non possiamo dire che Mario Draghi non stia facendo la sua parte.

Authors: InvestireOggi.it

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