Italia: il rapporto della GDF fotografa l’economia illegale. Quante riforme si potrebbero fare con quei 6 miliardi?

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Oltre 6 miliardi, per la precisione 6,3 miliardi di euro, è il costo per le casse pubbliche dei reati, delle truffe e degli sprechi scoperti nel 2015 dalla Guardia di Finanza. E ritenendo impossibile che le forze dell’ordine siano riuscite a contrastare tutta l’illegalità italiana, questi 6 miliardi di economia illegale potrebbero rappresentare soltanto la punta di un iceberg che ruba allo Stato, e quindi ai cittadini onesti, decine di miliardi di euro.

Comunque, grazie al rapporto 2015 della Guardia di Finanza abbiamo una fotografia interessante dell’economia criminale in Italia, dove un appalto su tre risulta illegale, gli evasori fiscali totali continuano a crescere, le opere pubbliche restano nel recinto della criminalità organizzata e il lavoro nero è ancora il pilastro portante del nostro mercato del lavoro. Ma oltre a considerare mestamente che l’illegalità è ancora strettamente legata all’economia e alla realtà italiana, viene anche da chiedersi: quante riforme si potrebbero fare con tutti quei soldi?

L’economia dell’illegalità in Italia nel 2015

Il rapporto 2015 della Guardia di Finanza presenta molti capitoli di truffe, sprechi e ruberie di ogni genere.

Solo i casi di “illegittima percezione o richiesta di finanziamenti pubblici, comunitari e nazionali” valgono oltre 1 miliardo di euro a cui si aggiungono altri 4 miliardi di euro per “sprechi o irregolari gestioni di fondi pubblici” per i quali sono stati denunciate oltre 8mila persone. Vale “solo” 300 milioni, invece, la spesa statale per le truffe del settore previdenziale e sanitario italiano scoperte nel 2015 dalle forze dell’ordine e 4,2 milioni le prestazioni sociali agevolate e l’esenzione dal pagamento di ticket sanitaria che si sono rivelati irregolari. Dai controlli effettuati sugli appalti è emerso che almeno una gara su tre presenta aspetti di illegalità o irregolarità per circa 1 miliardo di euro.

L’evasione e la frode fiscale restano ancora gli sport nazionali del popolo italiano: 13.665 i soggetti responsabili di 14.663 reati fiscali, di cui il 54% riguarda “l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta, occultamento di documentazione contabile e indebita compensazione”. Ma di questi solo 104 persone sono state arrestate. Secondo il rapporto, nel 2015, aumenta anche il numero dei soggetti completamente sconosciuti al Fisco: 7.863 nel 2014,  8.485 l’anno dopo. Il lavoro nero resta una realtà ben radicata nell’economia italiana: le Fiamme gialle ha scoperto 5.184 datori di lavoro che hanno impiegato 11.290 lavoratori in “nero” e 12.428 lavoratori irregolari.

Anche la mafia ha il suo capitolo nel rapporto 2015. La forze dell’ordine hanno eseguito sequestri di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 2,9 miliardi di euro e quote societarie per un valore complessivo di 747 milioni di euro. Nell’azione di contrasto all’usura sono stati sequestrati patrimoni e disponibilità finanziarie per oltre 11,1 milioni di euro e a 2 miliardi ammonta il danno patrimoniale per reati societari, fallimentari e bancari.

La contraffazione e la pirateria valgono nel 2015 3 miliardi di euro per oltre 390 milioni di prodotti illegali posti sotto sequestro. Irregolari al 30% le sale giochi e i centri scommesse, dove sono stati scoperti oltre 36 milioni di euro di giocate nascoste al fisco. Il rapporto si conclude con altri capitoli dedicati al traffico di droga (52 tonnellate sequestrate), al contrabbando di sigarette (274 tonnellate) e alle banconote false (57 milioni di euro).

La coperta italiana copre i disonesti

Quante riforme si potrebbero fare con quei 6 miliardi? Chi evade il Fisco, magari è lo stesso che chiede a gran voce al governo la riforma delle pensioni per uscire dal lavoro in anticipo. Chi truffa lo Stato, magari è lo stesso che vorrebbe che il governo tagliasse il cuneo fiscale per fare assunzioni. Chi chiude gli occhi di fronte agli sprechi, magari aspetta con ansia il momento in cui si potrà tagliare l’IRPEF o l’IRES per le imprese.

Può essere un ragionamento banale, che sfocia nel populismo, ma danneggiare lo Stato, per quanto possa determinare un beneficio personale immediato, danneggia l’intera collettività togliendo la possibilità di fare quelle riforme chieste e volute da tutti. I margini fiscali di manovra del governo sono ristrettissimi e la politica che si azzuffa per uno zerovirgola di PIL in più o meno ne è la prova lampante. In questo contesto 6,3 miliardi di euro sono un sacco di soldi.

Basta pensare che nella legge di stabilità per il 2016 l’abolizione della TASI sulla prima casa è costata 3,7 miliardi, l’abolizione di IMU agricola e sugli imbullonati 400 e 500 milioni, gli sgravi contributivi per le assunzioni 800 milioni, i soldi stanziati per la terra dei fuochi sono 150 milioni. È stato rimandato il taglio dell’IRES che costava circa 3 miliardi, così come l’introduzione della flessibilità in uscita per la pensione perché avrebbe un costo tra i 2-4 miliardi (anche considerando la decurtazione dell’assegno) e la decontribuzione per le nuove assunzioni è stata ridotta da tre a due anni e da 8mila euro a meno della metà. Tutto è stato rimandato, ridotto o messo nel cassetto per problemi di soldi, perché la coperta delle casse italiane è corta, perché continua a coprire i disonesti anziché i cittadini.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/italia-il-rapporto-della-gdf-fotografa-leconomia-illegale-quante-riforme-si-potrebbero-fare-con-quei

 

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