Jobs act alla francese: similitudini e differenze con la riforma del lavoro italiana

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È proprio un déjà vu. Il governo francese ha presentato una riforma del mercato del lavoro per aumentare la flessibilità. Sindacati e studenti sono scesi numerosissimi in piazza per chiedere il ritiro della legge e il premier ha deciso di fare alcune concessioni alle parti sociali e rimettere in discussione il testo. No, l’attuale situazione in Francia non ricorda l’approvazione del Jobs act italiano, dove le proteste dei sindacati sono state scarse e tardive e il premier è andato avanti senza fare alcuna concessione, ma piuttosto la Francia di pochi anni fa quando le durissime proteste di piazza convinsero il governo che i cittadini non volevano quella legge che, alla fine, fu ritirata.

Jobs act alla francese: similitudini e differenze

Facilitare i licenziamenti, ridurre i ricorsi davanti al giudice, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro: sono questi in sostanza i principali obiettivi del Jobs act alla francese che ricalcano alla perfezione la legge in salsa italiana che segue le indicazione provenienti “dall’alto”, ovvero da Bruxelles. Presentata a metà febbraio dal Ministro del Lavoro, Myriam el Khomri, la riforma del mercato del lavoro che prende il suo nome va a modificare tutti gli aspetti della vita nel mondo del lavoro: dal riposo, all’orario di lavoro, dalle trattative salariali, alla medicina del lavoro.

Punto primo: i licenziamenti. La riforma del lavoro “El Khomri” in pratica amplia il ventaglio delle cause di licenziamento senza reintegro del lavoratore indicando le ragioni economiche di un calo degli ordini o delle vendite per diversi trimestri consecutivi e perdite di esercizio per diversi mesi, ma anche modifiche dell’attività dal punto di vista tecnologico o della semplice riorganizzazione aziendale. Sul punto si sono scatenate le proteste di sindacati e lavoratori. Per questo lo scorso lunedì 14 marzo, Manuel Valls si è presentato alle parti sociali con un testo di riforma modificato rispetto alla sua prima versione. In particolare, il primo ministro ha promesso che l'articolo sui licenziamenti sarà riformulato “al fine di evitare che i grandi gruppi possano provocare artificialmente difficoltà economiche nei loro stabilimenti francesi per giustificare i licenziamenti” facendo una distinzione tra i risultati del gruppo e quelli della società.

Sempre sui licenziamenti cambia anche il ruolo del giudice. Come accaduto in Italia, l’intento è quello di ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici e di rendere meno oneroso possibile il licenziamento.Finora l’importo dell’indennità per il lavoratore licenziato era deciso in modo autonomo dal giudice, da un minimo di sei mesi di stipendio a un massimo non indicato. Con la riforma, invece, si pongono dei limiti ben precisi alla discrezione dei magistrati e all’ammontare dell’indennità: da 3 a 15 mensilità. Anche su questo punto i sindacati, però, sono riusciti a strappare una promessa a Valls: niente limite massimo imposto per legge, ma soltanto dei paletti “con valore indicativo”.

Si cambia anche sull’orario di lavoro e sul calcolo degli straordinari. Oggi un lavoratore francese non può lavorare più di 10 ore al giorno, ma con la riforma del lavoro potranno salire a 12. Così come il modello delle ore settimanali: le 35 ore medie che possono salire ad un massimo di 48 ore, con la riforma arriveranno a 60 ore. Restano le ore di straordinario, ma il loro pagamento verrà schiacciato al ribasso sul 10% minimo di retribuzione. Queste modifiche restano anche nella seconda versione della legge francese, ma si ribadisce il principio per cui valgono gli accordi aziendali: il datore di lavoro non può aumentare l’orario di lavoro con una decisione unilaterale, è necessario un accordo di filiale.

Nonostante le similitudini, il Jobs act alla francese si differenzia da quello italiano, in modo particolare su due punti: le tutele per chi resta senza lavoro e i controlli sui lavoratori. In Francia si vuole creare il “conto personale di attività” in cui conservare i diritti assistenziali, previdenziali e sanitari anche nel momento in cui il lavoratore perde il lavoro o passa da un impiego all’altro. In particolare Valls ha promesso alle parti sociali maggiori tutele per i dipendenti “scarsamente qualificati” e l’aumento delle ore accreditate da 150 a 400.

Infine, i controlli.Il Jobs act all’italiana ha introdotto, con un provvedimento che ha fatto molto discutere, la possibilità per il datore di lavoro di controllare i dipendenti tramite PC o tablet aziendali anche a fini disciplinari. La Francia, invece, va in direzione opposta: gli strumenti di lavoro non saranno monitorati dai datori di lavoro e il dipendente ha diritto alla totale “disconnessione” fuori dall’orario di lavoro.

Insomma le proteste dei giorni scorsi hanno sortito alcuni effetti. Il premier Valls presentando una nuova bozza di riforma, ha cercato di riallacciare i rapporti con le parti sociali andando incontro alle loro richieste, ma le proteste non accennano a placarsi. Altre due manifestazioni sono fissate per giovedì 17, per giovedì 24, giorno in cui la legge arriverà in parlamento, e giovedì 31 marzo. Il governo francese si trova al momento in una situazione scomoda: da una parte la necessità di non scontentare lavoratori e sindacati anche in vista delle elezioni del 2017, e dall’altra quella di portare a casa la riforma del mercato del lavoro promessa a Bruxelles in cambio della flessibilità sul bilancio.

Politica, cittadini e sindacati: in Francia è tutto un altro film

La storia, in Francia, si ripete, o almeno ci prova. A febbraio è stata presentata una riforma del lavoro devota all’esempio europeo della flessibilità e simile per molti aspetti alla legge italiana, e per questo subito rinominata Jobs act alla francese. Ma se gli obiettivi sembrano essere gli stessi, rendere più flessibile il mercato del lavoro, facilitare i licenziamenti e renderli meno onerosi, l’approccio di cittadini, sindacati e politica è completamente diverso.

In Francia il confronto con le parti sociali fa parte della riforma stessa e il premier Valls dopo le proteste ha presentato una nuova bozza di riforma più accomodante. I sindacati, ancora prima che la legge arrivasse in parlamento, si erano già posti alla testa della protesta di lavoratori e studenti e presentato controproposte. I cittadini sono accorsi numerosi per far sentire la loro voce, hanno firmato in oltre un milione una petizione online per il ritiro della legge e riempito le piazze di mezza Francia.

Da questo punto di vista il film italiano ha tutto un altro regista. E infatti il jobs act di Matteo Renzi è stato approvato dal parlamento senza troppi intoppi per poi diventare oggetto di aspre polemiche dopo, quando ci siamo accorti che i benefici occupazionali promessi dalla maggior flessibilità sono scarsi e non fanno pari con i rischi e gli svantaggi per i lavoratori. In Italia questo accade sempre dopo, quando ormai è troppo tardi.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/jobs-act-alla-francese-similitudini-e-differenze-con-la-riforma-del-lavoro-italiana-1443133

 

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