MPS: Perché lo Stato diventerà primo azionista della banca toscana?

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Il Tesoro si appresta a diventare il primo azionista di Monte dei Paschi di Siena. In un momento di calma apparente sui mercati, dopo la tempesta finanziaria delle prime settimane del 2016, si torna a parlare di MPS. I riflettori si accendono nuovamente sulla banca toscana per due ragioni: da una parte perché il Tesoro potrebbe salire dal 4% al 7% del capitale di MPS e dall’altro perché il momento sarebbe propizio per portare a termine un riassetto definitivo della banca per evitare che questa tremi ad ogni starnuto della Borsa. Ma chi sarà il cavaliere bianco pronto ad accollarsi MPS con il suo bel pacchetto di crediti in sofferenza? Ipotesi remota quella di Intesa Sanpaolo, più quotata quella che vede intervenire Cassa Depositi e Prestiti, quindi, di nuovo lo Stato e il risparmio postale dei cittadini.

MPS, perché lo Stato diventa prima azionista

Tutto gira, ancora una volta, intorno ai Monti bond. L’aiuto statale che porta il nome del premier tecnico Mario Monti è già stato rimborsato completamente con l’ultimo aumento di capitale datato giugno 2015. Ma un anno dopo, a luglio 2016, scade l’ultima rata degli interessi maturati sul prestito statale a MPS.

Aperta parentesi. Nel febbraio del 2013 lo Stato italiano, quando ancora gli aiuti pubblici alle banche erano permessi, ha sottoscritto strumenti subordinati convertibili emessi da MPS per un valore di 4 miliardi di euro. Nell’estate 2014 MPS ha iniziato a ripagare il Tesoro con un primo rimborso da 3 miliardi. Nel 2015, con il pagamento della seconda rata da un miliardo circa, MPS ha finito il rimborso del prestito, ma restano de pagare gli interessi maturati. La prima parte, del valore di 240 milioni di euro è già stata restituita sotto forma di azioni facendo così entrare lo Stato italiano nell'azionariato di MPS con un 4%. Chiusa parentesi.

Gli interessi dovuti nei prossimi mesi ammontano al 9,5% dell’ultima tranche. Secondo i calcoli si tratta di circa 50 milioni di euro che, al momento, valgono il 3% del capitale di MPS. Se anziché soldi contanti, la banca senese rimborsasse questi 50 milioni al Tesoro tramite aumento di capitale riservato, lo Stato salirebbe dal 4 al 7% di MPS. Però, c’è un “ma” ancora da verificare.

Il contratto firmato nel 2013 da MPS e dal Tesoro prevede, infatti, che la banca possa pagare in azioni anziché in contanti in caso di bilancio in perdita. E qui si apre un nodo legale. MPS ha chiuso il 2015 in utile di 390 milioni, ma soltanto grazie all'effetto contabile positivo derivante dalla chiusura del derivato Alexandria chiesta dalla Consob. Senza questa contabilizzazione il bilancio di MPS avrebbe evidenziato un rosso di 110 milioni di euro. Per questo motivo si è aperta una disputa legale che pare, però, destinata a sciogliersi con il via libera del pagamento in azioni degli interessi. Anche perché in questo momento di debolezza il Tesoro non vorrà mettere ulteriormente in difficoltà la terza banca del Paese.

Cosa cambia con il Tesoro primo azionista

Questa operazione cambierà le carte in tavola dell’azionariato di MPS con il Tesoro che passerà dal 4,02% al 7% circa. Ricordiamo che negli anni più difficili per MPS il suo assetto azionario ha subìto profondi cambiamenti. Nel 2014 la Fondazione MPS che prima deteneva il 50% del capitale è scesa, sotto la guida di Antonella Mansi, al 2,5%, sottoscrivendo, però, un patto para sociale italo-sudamericano con il fondo Fintech del messicano David Guzmàn e i brasiliani di BTG Pactual. Secondo l’ultimo aggiornamento Consob, l’azionariato di MPS è così suddiviso: 4,5% di Fintech, 4,02% del Tesoro, AXA, 3,1%, BTG Pactual, 3,13%, Banca popolare Cinese al 2% e tutti gli altri piccoli azionisti sotto il 2%. Con un ulteriore 3% del capitale, quindi, il peso dello stato nel capitale di MPS supererebbe quello di tutti gli altri soci. La posizione rafforzata del Tesoro dentro MPS potrebbe dare maggiore stabilità al titolo della banca, spesso oggetto della forte volatilità di Piazza Affari. Ma intanto, forse per evitare di rimanere con il cerino in mano di MPS, il premier Matteo Renzi starebbe facendo pressioni per trovare un partner che si accolli la banca.

E’ in arrivo un Cavaliere bianco per MPS?

Qui la partita si sposta nel campo della politica. Le due ipotesi sul tavolo sarebbero Intesa Sanpaolo,unico gruppo italiano con le spalle abbastanza grosse per reggere il peso di MPS, e Cassa Depositi e Prestiti. Nel primo caso il problema sembra essere l’indisponibilità del management di Intesa poco entusiasta all’idea di imbarcarsi in questa avventure in MPS (come dargli torto) e dall’altra il problema è di natura politico-legale.

In questo caso l’ipotesi vedrebbe CDP acquistare una grossa parte del portafoglio di crediti deteriorati di MPS, alleggerendo la banca e quindi aprendo anche le porte ad una futura acquisizione, ritenuta a quel punto meno azzardata. Questo in un certo senso sarebbe un ulteriore intervento statale dal momento che CDP è per l’80% del ministero dell’Economia. Ma il vero problema è che lo Statuto di CDP vieta di impiegare i soldi dei risparmi postali degli italiani per fare investimenti azzardati, per investire in aziende, società, banche o progetti che mettano a rischio il capitale investito.

Inoltre le attuali regole europee, come abbiamo precisato più volte, vietano allo Stato di intervenire per il salvataggio di una banca in difficoltà. Con il Tesoro diventato primo azionista di MPS, l’ipotesi di un intervento sui crediti in sofferenza capitanato da CDP, controllata a sua volta dal Tesoro, potrebbe non essere vista di buon occhio da Bruxelles.

 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/mps-perche-lo-stato-diventera-primo-azionista-della-banca-toscana-1443273

 

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