Toscana: bandite le pizzerie dal centro storico di Firenze. Ecco il regolamento comunale che fa discutere (e un po' ridere)

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Speriamo che fiorentini, studenti e turisti abbiamo già la propria pizzeria di fiducia fuori del centro storico di Firenze. D’ora in poi, infatti, sono bandite dal centro storico attività che vendono pizza “ in forma esclusiva o prevalente”, pena pesanti sanzioni pecuniarie. È forse questo il punto più assurdo del nuovo regolamento per il decoro del centro storico di Firenze approvato a fine gennaio dal consiglio comunale e prossimo all’entrata in vigore.

Dal 1982 il centro storico di Firenze, culla del rinascimento italiano, fa parte del patrimonio dell’Umanità protetto dall’UNESCO. Per questo la giunta comunale del sindaco Dario Nardella ha presentato e votato un regolamento per “La tutela e il decoro del patrimonio culturale del centro storico”. L’obiettivo è quello di riportare la toscanità e la fiorentinità tra le vie percorse da Dante, Macchiavelli e Boccaccio oggi animate da minimarket asiatici, kebab e ristoranti cinesi, nipponici, eritrei, greci, indiani e chi più ne ha più ne metta.

Ma nel corso della redazione del disciplinare per il centro storico di Firenze, forse l’amore per la città ha preso il sopravvento sulla ragione e la faccenda è un attimo sfuggita di mano ai membri della giunta comunale. Il regolamento vieta l’apertura di nuovi esercizi commerciali che utilizzino meno del 70% di prodotti toscani o di filiera corta. Niente carne argentina, ma nemmeno tortellini bolognesi, risotto alla milanese, pizza napoletana e panini con provola calabrese. Le attività del centro sono obbligate ad utilizzare prodotti di filiera corta o comunque toscani, come se la toscanità fosse sempre e per forza garanzia di qualità. È vero che la cucina nel Granducato è tra le più apprezzate in Italia e nel mondo, ma forse i controlli dovrebbero essere sulla qualità dei prodotti che si somministrano ai clienti più che sulla loro provenienza geografica. Ma la giunta comunale di Firenze sembra considerare più l’aspetto “estetico” che quello puramente qualitativo dei prodotti venduti. E così il Comune ha deciso di bandire la pizza napoletana dal centro storico di Firenze insieme al kebab, al sushi e ai panini di Mc Donald’s.

Cosa prevede il regolamento di Firenze

Nel dettaglio, il nuovo disciplinare per il centro strico di Firenze vieta l’apertura di nuove attività (anche in caso di trasferimento da un’altra zona della città al centro storico) di “commercio al dettaglio di generi alimentari, somministrazione di alimenti e bevande, oltre che di attività artigianali e industriali di preparazione o vendita di prodotti alimentari”. Fanno eccezione gli esercenti che rispettano determinate condizioni, tra cui: la vendita o la somministrazione di “prodotti di filiera corta o comunque tipici del territorio e della tradizione di Firenze e della Toscana”.

Le attività già esistenti dovranno adeguarsi entro tre anni dall’entrata in vigore del regolamento del Comune ad eccezione degli esercizi considerati “storici” che non devono sottostare a questo obbligo e quelli di somministrazione considerati “tradizionali” come i famosi “vinaini” presenti in ogni vicolo di Firenze. Forse, viste le critiche alla prima stesura del regolamento, la lista delle “eccezioni” a questo rigido disciplinare è destinata ad allungarsi rendendolo più flessibile e applicabile alla multietnica realtà toscana.

Per mantere il decoro del centro UNESCO è inoltre vietata la vendita di una serie di prodotti: materie prime tessili, legnami, prodotti per l’edilizia, rottami, materiali di recupero. E non possono essere esercitate attività riconducibili a money change, phone center, internet point e money transfer, i compro-oro, le sale giochi, centri scommesse e i centri massaggi.

Ma torniamo al cibo.All’articolo 2 comma 7 del regolamento recita: “Sono vietate, inoltre, le seguenti attività, sempre sia come nuovo insediamento che in aggiunta ad altra attività, nonché per trasferimento dall’esterno del Centro Storico Patrimonio Mondiale UNESCO o ampliamento della superficie di vendita o di esercizio dell’attività esistente: attività commerciali, artigianali/industriali, che preparano e/o vendono pizza, esercitate in forma esclusiva o prevalente. E’ possibile la vendita accessoria di pizza se il prodotto non viene pubblicizzato in maniera percepibile all’esterno del locale (vetrina, insegna, altro mezzo pubblicitario)”.

Via le pizzerie al taglio, via la pizza d’asporto, ma via anche i ristoranti-pizzeria del centro con menu esposto fuori. D’ora in poi se qualche attività del centro storico vorrà vendere pizza dovrà farlo di nascosto, di sottobanco, senza fare pubblicità. Con l’entrata in vigore del regolamento, quindi, un fiorentino o un turista con la voglia della pizza dovrà entrare in tutti i ristoranti e chiedere al cameriere, magari sottovoce per paura di essere sentito da Nardella: Ma qui fate anche la pizza?

"È il primo regolamento del genere in Italia – ha commenta l'assessore allo Sviluppo economico Giovanni Bettarini. E forse un motivo ci sarà, verrebbe da commentare. Firenze, con il suo bagaglio di storia e di cultura, è senza dubbio una delle città più preziose del mondo, e come tale deve essere difesa da abusi e degrado, ma, magari, senza scadere nel ridicolo.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/toscana-bandite-le-pizzerie-dal-centro-storico-di-firenze-ecco-il-regolamento-comunale-che-fa

 

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