Banco Popolare e BPM: governo e soci sostengono la fusione, ma resta l'incognita BCE

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Il via libera del governo c’è, il sostegno dei soci pure, adesso non resta che rispettare le indicazioni della Banca centrale europea e avviare la fusione. E’ questa in estrema sintesi lo stato dell’arte del matrimonio tra Banco Popolare e BPM a cui gli amministratori delegati Giuseppe Castagna di Bpm e Pier Francesco Saviotti del Banco stanno lavorando da diversi mesi. Ma la partita giocata su Banco Popolare e BPM, in realtà, coinvolge l’intero sistema bancario, ma in particolare quello delle banche popolari per il quale il governo ha approvato una riforma proprio un anno fa.

Questa fusione sarebbe la prima a rientrare nel quadro della riforma e potrebbe dare il via libera ad una serie di fusioni e acquisizioni con l’obiettivo di ridurre il numero degli istituti, ma creare poli di aggregazione più stabili e in salute. A questo si aggiunge anche il fatto che sarebbe la prima operazione da quando è entrata in vigore la vigilanza unica in Europa e per questo motivo la BCE prima di dare il via libera alla fusione vuole che tutti i conti tornino alla perfezione. I nodi patrimonio, sofferenze e governance si dovrebbero sciogliere in settimana quando sono in programma i consigli di Banco Popolare e BPM. A quel punto la strada per la prima fusione di popolari dovrebbe essere tutta in discesa.

Fusione Banco Popolare-BPM: il sostegno del governo

Anticipato da un’intervista sul Sole 24 Ore di Andrea Serra, finanziere vicino a Matteo Renzi, il totale sostegno del governo alla fusione di Banco Popolare e BPM è ufficialmente arrivato venerdì scorso. La soddisfazione del governo è stata racchiusa in una nota del MEF firmata dal Ministro Padoan: “Il ministro è informato della determinazione del management di Bpm e Banco Popolare a procedere nell’operazione di fusione con il soddisfacimento di tutti i requisiti indicati dalla Bce per il “via libera”.

E non potrebbe essere altrimenti visto che la fusione tra le popolari di Milano e Verona rientra perfettamente nel quadro della riforma delle popolari voluta e approvata un anno fa proprio dal governo Renzi. La posta in gioco, in effetti, è più alta di quanto sembri apparentemente. Ad un anno dalla legge sulle popolari, che obbliga le grandi alla trasformazione in SPA, ancora poco o niente è successo. La fusione tra Banco Popolare e BPM sarà la prima aprendo forse la strada ad altre acquisizioni o fusioni utili a rafforzare il sistema. L’obiettivo è di ridurre il numero delle banche, aumentarne la redditività e l’efficienza, facendo anche un favore all’economia reale.

Sulla spinta della riforma governativa, la ricerca di solidità patrimoniale potrebbe avvenire non più tramite aumenti di capitale, ma grazie a fusioni o acquisizioni. Anche la BCE che da poco ha imbracciato la vigilanza unica europea sembra iniziare a preferire questra strada a patto, però, che il nuovo polo bancario si crei sotto i migliori auspici. E così il matrimonio di Banco Popolare e BPM potrebbe essere il primo di una lunga stagione di fusioni che porti alla creazione di nuovi colossi del credito da affiancare a Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Il faro della BCE su Banco Popolare e BPM

In una lettere dalla BCE sull’ipotesi di fusione si legge che per ottenere il via libera per l’operazione è necessario assicurare adeguati livelli patrimoniali e una governance snella e trasparente. I dubbi della BCE si concentrano maggiormente sul carico di sofferenze bancarie del Banco Popolare che richiederebbe uno smaltimento più veloce o un aumento di capitale. La Banca centrale è anche contraria all’ipotesi che BPM mantenga una licenza bancaria separata da quella del Banco e ad una governance troppo “pesante”.

Per accontentare le richieste della BCE, negli ultimi giorni, si è fatta avanti l’ipotesi di un aumento di capitale da circa un miliardo di euro e/o alcune dismissioni di partecipazioni da parte di entrambe le Popolari. Avanti tutta anche con la vendita di crediti in sofferenza, si parla di un pacchetto di NPL che sale da 6-700 milioni a circa un miliardo per il 2016 e il 2017, ma che non sarà certo sufficiente a smaltire la montagna di circa 8 miliardi di crediti in sofferenza di troppo. Tra le dismissioni sul tavolo sono esluse quelle degli asset più strategici come Agos Ducato, Aletti Gestielle e Anima. Molto più probabili le alienazioni di partecipazioni in Popolare Vita e Avipop assicurazioni.

Assemblea del Banco e prossimi passi

L’appuntamento è fissato per domani, martedì 22 marzo, quando sono in programma i due consigli di Banco Popolare e BPM dai quali dovrebbe uscire un piano dettagliato dell’operazione e tutte le mosse pensate dalle due popolari per centrare le richieste della BCE. Intanto, l’assemblea dei soci del Banco popolare a cui hanno partecipato (con varie modalità) circa 40mila soci sabato scorso ha approvato con un plebiscito il bilancio 2015, il primo in utile (per 430 milioni) degli ultimi quattro anni. Ma il vero argomento della giornata è stato proprio il progetto di fusione con BPM che ha incassato il sostegno dei soci.

Insomma i prossimi giorni saranno decisivi per stabilire tempi e modi per la fusione e per incassare il via libera della BCE. Nella speranza che questa tendenza alla concentrazione bancaria sia la giusta via per ritrovare stabilità e fiducia nel sistema restituendo alle banche il ruolo di alleate di imprese e famiglie. 

 

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banco-popolare-e-bpm-governo-e-soci-sostengono-la-fusione-ma-resta-lincognita-bce-1443806

 

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