Banca Etruria, CDA sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta: risvolti politici, ruolo di Bankitalia e nodo rimborsi

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In questi giorni i riflettori sono tornati ad indicare chiaramente Banca Etruria. La procura di Arezzo, infatti, sta indagando per concorso in bancarotta fraudolenta l’ultimo consiglio di amministrazione della banca salvata lo scorso 22 novembre. L’indagine della Procura si sta focalizzando su prestiti e fidi milionari concessi senza alcuna garanzia da parte del richiedente, conflitti di interesse, stipendi e buonuscite d’oro, consulenze ben pagate (per usare un eufemismo) che formano un quadro di gestione clientelare e dissoluta della banca finita in bancarotta. Ma il fascicolo sul tavolo del procuratore Roberto Rossi ha degli innegabili riscontri politici.

Nel Consiglio di amministrazione sotto inchiesta, infatti, rientra anche Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria e padre del ministro del governo Renzi. E mentre si allarga l’inchiesta e aumentano le accuse contro il CDA di Banca Etruria monta anche la polemica contro il governo che rimanda ancora una volta l’emanazione del decreto per i rimborsi agli obbligazionisti rimasti fregati nel salvataggio. La legge di stabilità ha fissato come termine ultimo il 30 marzo, ma Renzi e il ministro Padoan avevano promesso “tempi più rapidi” per il decreto e per l’inizio dei negoziati gestiti da Raffaele Cantone.

Inchiesta giudiziaria

Il punto di partenza della procura di Arezzo è la liquidazione da 1,2 milioni di euro per il direttore generale in uscita Luca Bronchi votata all'unanimità dal CDA di Banca Etruria il 30 giugno del 2014. Quel CDA, al completo, è attualmente sotto indagine: il presidente Lorenzo Rosi e i vicepresidenti Alfredo Berni e Pierluigi Boschi, padre del ministro Maria Elena.

La buonuscita, infatti, viene erogata da una Banca Etruria già in dissesto e sotto la stretta sorveglianza di Bankitalia. Inoltre i soci della banca avevano approvato un “documento sulle politiche di remunerazione” che vietava premi ai vertici, soprattutto se non in linea con il lavoro svolto. Sotto la presidenza Bronchi, iniziata nel 2008, sono iniziati i problemi di Banca Etruria, che ha peggiorato i propri conti fino al commissariamento e al salvataggio in extremis del governo.

La condizione della banca sotto la guida di Bronchi, secondo la procura, non giustificava affatto una liquidazione di quella portata, anzi avrebbe dovuto spingere il CDA a contestare al dirigente delle specifiche responsabilità per il dissesto dell’istituto. Per questo motivo, secondo indiscrezioni, la procura avrebbe chiesto il sequestro dell’1,2 milioni versati a Bronchi. E questo è solo il primo addebito formalizzato dalla procura di Arezzo. Rossi attende i risultati degli accertamenti del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza che seguono il filone della bancarotta fraudolenta perpetrata con liquidazioni milionarie, consulenze e investimenti palesemente dannosi per la banca e stipendi d’oro. Con l’accelerazione delle indagini, si riapre anche la polemica sul Ministro Boschi a cui le opposizioni tornano a chiedere a gran voce le dimissioni. Il Ministro, però, resta fermo sulla sua poltrona. In effetti, la Boschi già mesi fa disse, forse spinta da una premonizione, che anche se il padre fosse stato iscritto nel registro degli indagati non avrebbe lasciato il ruolo di ministro, perché “la responsabilità penale è personale e un’indagine non è una sentenza di condanna”.

Il ruolo di Bankitalia

Il dato curioso è che la Banca d’Italia pur conscia del dissesto di banca Etruria non sia intervenuta a gamba tesa prendendo le redini di una gestione palesemente dannosa per l’istituto. E non si può certo dire che Bankitalia non sapesse della situazione economica di banca Etruria. L’autorità ha esaminato ad approvato gli aumenti di capitale con cui l’istituti sotto la gestione Bronchi ha cercato di uscire dal pantano: Banca Etruria ha iniziato l’operazione di aumento di capitale da 100 milioni di euro il 10 giugno 2013 e aveva già messo a punto un rafforzamento patrimoniale tra il 2012 e il 2013 per complessivi 110 milioni procedendo al riscatto anticipato di un’obbligazione convertibile 2011-16.

Ma le ispezioni di Bankitalia sono arrivate soltanto nel 2015, dopo gli aumenti di capitale e dopo il via libera alla liquidazione di Bronchi. Nel febbraio del 2015 Bankitalia, quando i buoi erano già tutti scappati dalle stalle, decide per il commissariamento dell’istituto giustificando l’atto con le “gravi perdite del patrimonio” che sono emerse dagli “accertamenti ispettivi, avviati dalla Banca d’Italia e tuttora in corso” e dovute a “consistenti rettifiche sul portafoglio crediti“. Non solo è arrivata tardi, ma il commissariamento da parte di Bankitalia è stato totalmente inutile per il risanamento di banca Etruria, finita nel decreto salvabanche del governo pochi mesi dopo, il 22 novembre. 

I rimborsi ai truffati

In occasione del salvataggio tramite risoluzione bancaria si sono attivati per la prima volta alcuni meccanismi del bail-in e migliaia di risparmiatori hanno visto azzerato il valore delle proprie obbligazioni subordinate. Entro il mese di marzo è atteso da parte del governo il decreto con le regole per i rimborsi dovuti ai risparmiatori truffati dalle quattro banche in risoluzione, ma diventa sempre più probabile che il governo decida per un’altra proroga. 

Il lavoro tecnico sul testo sembra essere terminato, ma restano i nodi politici legati all'intenzione di ampliare la platea dei destinatari fino a coprire il 100% degli obbligazionisti di Banca Etruria, Marche, Carichieti e Cariferrara.La legge di stabilità aveva stanziato una somma pari a 100 milioni di euro che dovrebbero essere integrate con altre risorse. Il commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager, interpellata sulla questione dal vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha ricordato che è possibile “in casi specifici per uno Stato membro della Ue decidere di porre in essere un meccanismo di arbitrato affinché gli obbligazionisti possano chiedere un risarcimento per la potenziale vendita impropria di obbligazioni. Tale risarcimento dovrebbe essere pagato in primo luogo dalla banca che ha praticato tali vendite improprie”.

Possibilità, quella del risarcimento da parte della banca stessa, molto poco probabile, almeno per quanto riguarda Banca Etruria per la quale il tribunale fallimentare di Arezzo ha dato il via libera allo stato d’insolvenza. I soldi andrebbero quindi chiesti alla Nuova Banca Etruria il cui presidente Nicastro, però, ha più volte ribadito la discontinuità tra le responsabilità della “vecchia” Etruria e la gestione della “nuova”. Le risorse aggiunte dovranno comunque arrivare dal sistema bancario perché un ulteriore ricorso a fondi pubblici sarebbe bloccato dall’Unione europea. Resta, quindi, da capire chi dovrà mettere sul banco queste risorse.  

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/banca-etruria-cda-sotto-inchiesta-bancarotta-fraudolenta-risvolti-politici-ruolo-di-bankitalia-e

 

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