Lavoro: il governo annuncia una stretta sui voucher per evitare abusi. Ecco perché servirà a poco

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È primavera e sembra che oltre alle bambine cantate da Claudio Villa si stia svegliando anche il governo, almeno sul tema dei voucher. I recenti dati pubblicati da INPS e Ministero del lavoro raccontano una storia già sotto gli occhi di tutti: il boom di voucher registrato nel 2015, grazie alla loro “liberalizzazione” tramite il Jobs act ha creato una nuova frontiera del precariato (come sostiene il presidente INPS, Tito Boeri) e un nuovo ampio bacino di lavoro irregolare, in nero. Così il Ministro Poletti annuncia entro maggio-aprile, il licenziamento da parte del Consiglio dei Ministri di un decreto attuativo che dia una “stretta” all’utilizzo distorto dei voucher. Sarà sufficiente? Probabilmente no.

Voucher nel 2015

Nel 2015 - grazie alle semplificazioni normative previste dal Jobs act e l’innalzamento del tetto massimo di voucher – c’è stato un vero e proprio boom dei buoni lavoro. L’anno scorso sono stati venduti 114.921.574 voucher dal valore nominale di 10 euro ciascuno per oltre un miliardo di euro di compensi erogati. Un boom del 66,6% rispetto ai 69.172.879 dell’anno precedente.

L’obiettivo del voucher, nato nel 2008 con specifica applicazione nel settore agricolo per pensionati e studenti, sarebbe il pagamento di prestazioni occasionali, ma grazie a diverse modifiche normative il suo utilizzo è andato in tutt'altra direzione. Nel 2015 l’attivazione dei voucher si è concentrata in settori come il turismo, il commercio, l’edilizia e la ristorazione andando a sostituire i contratti tipici con una forma di lavoro precaria, sottopagata, senza tutele né diritti.

Perché un ristoratore dovrebbe fare un contratto part-time al proprio cameriere e pagare stipendio, contributi, ferie e malattie, quando può comprare un blocchetto di voucher da usare come jolly, quando viene un ispettore a fare i controlli?E così il voucher è stata la tipoligia contrattuale (se così si può chiamare) che ha registrato un maggior incremento nel corso del 2015 a testimoniare quanto il mercato del lavoro italiano sia ancora ben lontano dall’uscita del tunnel, soprattutto per quanto riguarda i giovani.

Voucher, annunciata la “stretta”

La fotografia scattata dall’INPS è talmente inequivocabile che anche il governo è costretto ad ammettere che qualche problemino sulla gestione dei voucher forse c’è. Alleluia. Il Ministro Poletti ha annunciato in un prossimo CDM la presentazione di un decreto attuativo del Jobs act che prevede la “tracciabilità” dei voucher. Le imprese che utilizzeranno i voucher dovranno comunicare preventivamente, in modalità telematica, il nominativo ed il codice fiscale del lavoratore per il quale verranno attivati, insieme all'indicazione precisa della data e del luogo in cui svolgerà la prestazione lavorativa e la sua durata. 

La norma, spiega il Ministro, “punta ad impedire possibili comportamenti illegali ed elusivi da parte di aziende che – al pari di un cittadino che utilizza il biglietto dell’autobus solo se sale a bordo il controllore – acquistano il voucher, comunicano l’intenzione di utilizzarlo ma poi lo usano solo in caso di controllo da parte di un ispettore del lavoro”. Ma dai? Bastava, nel corso del 2015, chiedere a 100 ragazzi che lavorano tramite voucher se ricevono un numero di voucher uguale al numero delle ore lavorate al giorno. La risposta della maggior parte di loro, pagati con 1-2 voucher al giorno a fronte di 6-8 ore di lavoro giornaliere sarebbe stata sufficiente per avere un chiaro quadro della situazione.

I sindacati, pur apprezzando la tracciabilità dei voucher, non reputano sufficienti gli interventi annunciati dal Ministro e chiedono di abolire l’utilizzo del voucher per settori quali il commercio, l’edilizia e i servizi e l’introduzione di un tetto massimo di utilizzo. Con il Jobs act, il limite di reddito percepibile da un lavoratore attraverso i voucher è passato da 5mila a 7mila euro annui, ma il rapporto INPS evidenzia l’altra faccia della medaglia: nel 2015 quindici imprese hanno comprato voucher per un valore superiore al milione di euro, 495 sopra i 100mila euro, 18.240 sopra i 10mila euro. Ciò significa che alcune imprese nonostante abbiano bisogno di lavoratori preferiscono l’utilizzo del voucher anzinché l’attivazione di un contratto di lavoro. Per i sindacati il lavoro pagato a voucher deve essere residuale e chiedono “un tetto di ore che ogni azienda non può superare nella retribuzione con buoni lavoro”.

Ma ad un umile osservatore potrebbe venire il dubbio che il problema non siano né i tetti massimi, né tantomeno la tracciabilità, ma piuttosto i controlli. Nel 2015 l’INPS per mancanza di risorse e uomini a disposizione ha potuto svolgere pochissimi controlli sul territorio per verificare il corretto utilizzo dei voucher. La tracciabilità dei voucher non impedisce, per esempio, ad un datore di lavoro di attivare voucher e comunicarne l’utilizzo per un lavoratore dalle 9 alle 13 e poi pagarlo in nero dalle 13 alle 18. In questo caso, soltanto l’arrivo di un ispettore che verifichi la presenza del lavoratore anche dopo la scadenza dell’orario indicato e coperto da voucher potrebbe portare a galla il lavoro illegale.

I passeggeri dell’autobus (per seguire l’esempio del Ministro) fanno maggiormente il biglietto nelle città in cui c’è la percezione che i controlli siano frequenti e severi. E questo vale anche per il mercato del lavoro e non solo per i voucher. Purtroppo l’Italia è una Repubblica basata sui furbetti e l’unico modo per combattere l’illegalità, al netto di modifiche migliorative che comunque sono utili, è stare con il fiato sul collo a chi ha la possibilità e tutto l'interesse a delinquere.

Authors: InvestireOggi.it

Leggi originale su: http://it.ibtimes.com/lavoro-il-governo-annuncia-una-stretta-sui-voucher-evitare-abusi-ecco-perche-servira-poco-1444302

 

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